Spedizioni di rifiuti, la stretta Ue sulla burocrazia passa dal digitale: ma il nodo è il tempo

di Luigi Palumbo 16/02/2026

export rifiuti

Nel suo intervento al Parlamento europeo, Ursula von der Leyen indica le spedizioni transfrontaliere di rifiuti come simbolo della frammentazione che frena il mercato unico. Dal 21 maggio 2026 entrerà a regime il nuovo sistema digitale DIWASS, ma l’industria chiede un periodo transitorio: senza infrastruttura pronta e interoperabile, la digitalizzazione rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo operativo


I tempi e la complessità delle spedizioni di rifiuti tra Stati membri come paradigma della burocrazia che sta mettendo in crisi la competitività dell’Ue. Una burocrazia che frena lo sviluppo del mercato comune e impedisce all’industria del riciclo di diventare fattore di competitività oltre che di sostenibilità ambientale. Nel suo discorso alla plenaria dell’europarlamento in vista del Consiglio informale di Alden Biesen della scorsa settimana, Ursula von der Leyen ha scelto le movimentazioni transfrontaliere di rifiuti come cartina al tornasole dei malanni del Vecchio Continente. Un caso emblematico di eccessivo ricorso al “gold-plating”, la pratica di appesantire le regole comuni con “strati aggiuntivi di legislazione nazionale che – ha detto – non fanno altro che complicare notevolmente la vita delle aziende e creare nuove barriere nel nostro mercato unico”.

Nella visione della Commissione, entro il 2030 l’Ue dovrà diventare leader mondiale dell’economia circolare, facendo del recupero di risorse dai rifiuti la chiave di volta di un sistema capace di tenere assieme decarbonizzazione e competitività industriale. Per questo è necessario che gli scarti recuperabili possano viaggiare senza problemi dagli Stati meno dotati di strutture per il trattamento a quelli più attrezzati. Ragion per cui, ha precisato von der Leyen, il trasporto “dovrebbe essere efficiente, semplice e veloce”, e invece al momento “possono essere necessari diversi mesi prima che i commercianti ottengano il via libera dalle autorità, a seconda delle diverse normative vigenti nei diversi Stati membri”. Alcuni, ha detto, “accettano solo la corrispondenza via fax. È vero”, ha aggiunto, consapevole di quanto inverosimile possa sembrare il livello di disallineamento delle regole tra le varie burocrazie nazionali.

Per la presidente della Commissione gold-plating e frammentazione sono un male da contrastare “con una profonda azione di pulizia regolatoria”. Azione che, sul fronte dei rifiuti, farà leva anche sulla digitalizzazione dei processi. Proprio con l’obiettivo di superare gli scenari denunciati dalla premier Ue, infatti, dal 21 maggio 2026 dovrebbe diventare operativa la riforma del regolamento sulle spedizioni di rifiuti e, con lei, il nuovo sistema elettronico centralizzato per la gestione delle pratiche amministrative legate alle movimentazioni: il Digital Waste Shipment System (DIWASS). La piattaforma, che sarà obbligatoria in tutti gli Stati membri, diventerà lo snodo per notifiche, consensi, scambi documentali e monitoraggio delle spedizioni sia per i rifiuti soggetti a procedura di previo consenso informato che per i rifiuti della cosiddetta ‘lista verde’, ovvero i materiali a basso rischio ambientale destinati a recupero.

Nelle intenzioni della Commissione il DIWASS “ridurrà gli oneri e i costi amministrativi, contribuendo alla competitività delle imprese dell’Ue” senza compromettere la tracciabilità dei flussi. Il punto critico, però, è la tempistica. L’obbligo generalizzato di utilizzo del sistema scatterà dal 21 maggio 2026. Entro quella data, autorità competenti e operatori economici dovranno essere tecnicamente pronti, con piattaforme interoperabili, personale formato e procedure pienamente integrate nei sistemi aziendali. Una sfida non banale, considerando l’eterogeneità amministrativa oggi esistente – la stessa evocata dalla presidente quando cita Stati membri che accettano ancora comunicazioni via fax – ma anche lo stato di avanzamento dei lavori per la piena attivazione della piattaforma. Due elementi che rischiano di trasformare la cura digitale in un ulteriore fattore di complessità amministrativa, anziché nello strumento di semplificazione annunciato.

“Le norme attuative del DIWASS sono state adottate solo a luglio 2025, la documentazione tecnica fondamentale per l’integrazione del sistema è stata pubblicata solo alla fine di gennaio 2026, l’interfaccia utente non è ancora operativa e la preregistrazione delle migliaia di operatori interessati non è ancora iniziata”, hanno denunciato in una lettera congiunta alcune delle principali associazioni delle imprese europee del riciclo e del waste management. L’appello è a “garantire un’attuazione fluida” del nuovo sistema digitale, prevedendo un periodo transitorio di almeno dodici mesi, durante il quale consentire modalità alternative di trasmissione dei documenti senza sanzioni, per evitare interruzioni dei flussi. In mancanza di una fase di rodaggio adeguata, l’obbligo generalizzato di utilizzo del sistema digitale potrebbe generare colli di bottiglia e ritardi amministrativi, con un “impatto sproporzionato sulle aziende”, colpendo soprattutto gli operatori “che operano in più giurisdizioni, dove la complessità della conformità è accentuata dai diversi approcci nazionali”. Una cura inoculata a forza rischia di rivelarsi peggiore del male che vorrebbe combattere.

1 Commento su "Spedizioni di rifiuti, la stretta Ue sulla burocrazia passa dal digitale: ma il nodo è il tempo"

  1. Andrea ha detto:

    Dopo il nostro fantistico xfir, avremo un altro ostacolo simile a livello internazionale. Poi però tra singola provincia italiana cambiano le autorizzazioni ambientali!

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