Francia e Belgio corrono ai ripari contro la crisi del riuso tessile: Parigi stanzia 49 milioni di euro per salvare raccolta e riciclo, anche la Vallonia garantisce un contributo per il tessile riutilizzato. Intanto in Italia il settore lancia l’allarme: “Magazzini pieni, valore crollato, servizi a rischio”
Il Ministero della Transizione Ecologica francese ha annunciato 49 milioni di euro di aiuti per il 2025 a sostegno del settore della raccolta e del recupero di tessili e calzature. Alla cifra, comunicata agli operatori del settore lo scorso giovedì, si aggiunge un altro sostegno che potrebbe arrivare fino a 57 milioni di euro nel 2026. “L’obiettivo – ha dichiarato la ministra d’Oltralpe Agnès Pannier-Runacher –
è quello di consolidare l’economia della raccolta, della selezione, del riutilizzo e del riciclo in tutto il Paese, rafforzando al contempo la nostra capacità di gestire i tessuti usati”.
L’iniziativa francese arriva in un momento di grandi cambiamenti, che stanno mettendo a rischio la tenuta e la sostenibilità economica del settore della raccolta e del riutilizzo. I motivi fondamentali di questa crisi sono due: da una parte il mercato globale è inondato dal fast fashion, che ha occupato settori di mercato che venivano tradizionalmente soddisfatti dal ‘second hand’. Dall’altra parte, poi, anche per effetto dell’obbligo di differenziata entrato in vigore in tutta l’Ue dal 1 gennaio 2025 sono aumentate le quantità di abiti e accessori depositate all’interno dei contenitori per l’apposita raccolta, rendendo sempre più difficile il lavoro degli addetti al settore, che si ritrovano magazzini pieni di merce che non ha quasi mercato.
In Francia, però, il comparto ha deciso di farsi sentire e dopo numerose proteste degli operatori del settore della selezione e del recupero, è arrivata la risposta del Ministero. Nelle ultime settimane, il malcontento del settore era già sfociato in una serie di iniziative eclatanti, come l‘interruzione della raccolta degli abiti usati in molte città francesi (come successo a Tolosa, dove i cassonetti sono stati chiusi e sono stati affissi dei cartelli che motivavano la scelta) a cui sono seguite anche proteste dal forte impatto simbolico: uno dei principali operatori della raccolta francese, la cooperativa Le Relais, ha scaricato, ad esempio, 12 tonnellate di indumenti davanti a un punto vendita del marchio Kiabi ad Arras al Passo di Calais, nell’Alta Francia.
Bisogna sottolineare, inoltre, che in Francia è già attivo il meccanismo della Responsabilità Estesa del Produttore, gestito da Refashion, l’ente che riscuote i contributi prelevati su ogni capo d’abbigliamento venduto e li versa agli operatori sui territori per garantire la corretta raccolta e gestione degli abiti e degli accessori. Tra Refashion e le sigle dei raccoglitori e selezionatori è in corso da mesi un forte scontro. Secondo Le Relais, ad esempio, il contributo erogato dall’ente (pari a 156 euro a tonnellata raccolta) sarebbe troppo basso, mentre un giusto prezzo per il servizio sarebbe 304 euro per tonnellata di indumenti. Con l’aiuto annunciato dal Ministero questo importo aumenterà a 223 euro per tonnellata nel 2025 e a circa 228 euro nel 2026.
Sostegni sono stati annunciati anche in Vallonia, in Belgio, dove gli operatori della raccolta e della selezione hanno chiesto maggiori sussidi e aiuti in attesa dell’entrata in vigore (entro il 2028) dell’EPR.
Anche per la regione belga si parla di sovvenzioni, il governo locale ha stabilito un indennizzo annuo di 151 euro per ogni tonnellata selezionata, che si aggiunge al sostegno già esistente di 400 euro per ogni tonnellata di tessile riutilizzata localmente. “Questa crisi richiede risposte mirate ed efficaci. Sostenendo oggi gli operatori del riuso, evitiamo un costo molto maggiore domani per le collettività locali. È una gestione rigorosa, nell’interesse generale”, ha dichiarato Adrien Dolimont, Ministro-Presidente della Vallonia.
Un’altra misura presa dall’amministrazione della Vallonia prevede l’esenzione dalla tassa sull’incenerimento dei rifiuti tessili residui, se raccolti, però, da operatori dell’economia sociale. Quest’ultima proposta, anche se con qualche differenza, era stata avanzata anche dalle associazioni italiane Unirau e Ariu, che nel corso di un incontro con Anci e Utilitalia avevano proposto per gli operatori nostrani tariffe di incenerimento e conferimento in discarica almeno analoghe a quelle applicate agli enti pubblici.
Anche nel nostro Paese, infatti, il settore della raccolta e della selezione è in affanno e in cerca di sostegno economico nell’attesa dell’entrata in vigore dell’Epr. “Oggi – ha spiegato Joseph Valletti, presidente Ariu al termine dell’incontro con Anci e Utilitalia – la somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del “fast fashion” e la concorrenza sui mercati globali del “second hand” fatta dal super fast fashion cinese ha fatto crollare il valore di quanto raccolto”. “Questo ci obbliga – ha aggiunto il presidente di Unirau Andrea Fluttero – a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta e ci mette di fronte al rischio di non poter dare continuità al servizio”


