Urban carbon farming: il CIC lancia un manifesto per rigenerare il verde urbano

di Redazione Ricicla.tv 08/10/2025

Il Consorzio Italiano Compostatori lancia un manifesto per portare le pratiche di carbon farming anche nelle aree verdi urbane, trasformando parchi e giardini in strumenti di cattura della CO₂. L’iniziativa, in linea con il nuovo regolamento europeo sugli assorbimenti di carbonio, punta a ridurre il consumo di suolo e migliorare la resilienza delle città


Rigenerare il verde urbano, restituendo vivibilità e decoro alle città ma, soprattutto, trasformandole in un sistema esteso di cattura della CO₂. Grazie alla ‘carboniocoltura’, o ‘carbon farming’, l’insieme delle pratiche agronomiche che migliorano la vitalità dei terreni aumentandone al contempo la capacità di stoccare carbonio e di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Soluzioni come la riforestazione, la minima lavorazione o l’utilizzo di fertilizzanti naturali, che dallo scorso anno sono disciplinate a livello Ue dal nuovo regolamento sugli assorbimenti di carbonio e che il Consorzio italiano compostatori propone, con un manifesto lanciato nei giorni scorsi, di estendere dai terreni agricoli extraurbani anche alle aree verdi cittadine. Dal ‘carbon farming’ allo ‘urban carbon farming’.

Il manifesto può essere letto e sottoscritto sul portale ufficiale del Cic. Una firma per “investire nel futuro delle città, generando vantaggi concreti e immediati per la salute delle persone, la competitività delle imprese e la sostenibilità delle amministrazioni”, spiega il Consorzio, ricordando come l’emergenza consumo di suolo che affligge il nostro paese interessi per almeno il 15% proprio le aree urbane. Tra degrado, incuria e cementificazione, le città perdono sempre più verde e, con esso, la sua capacità di contribuire al benessere di intere comunità.

Da qui l’appello a estendere anche ai terreni urbani le pratiche agronomiche recentemente disciplinate dall’Ue, a partire dall’utilizzo di concimi e ammendanti naturali come il compost. Soluzioni che, spiega il Cic, consentono non solo di incrementare la superficie a verde pubblico e diminuire il consumo di suolo ma, soprattutto, “di mantenere l’ecosistema urbano più vivo come sono vivi gli alberi, gli arbusti o i tappeti erbosi che rendono la città più permeabile (aumentando l’intercettazione delle acque meteoriche), meno soggetta ai picchi di temperatura, capace di catturare anidride carbonica, di fissare carbonio al suolo e, in ultima analisi, di essere più resiliente e quindi più vivibile”. L’obiettivo, insomma, è quello di trasformare parchi, aiuole e giardini in autentici strumenti di mitigazione climatica basati sulla natura.

L’avvio del regolamento europeo sugli assorbimenti di carbonio, in vigore da dicembre 2024, consentirà per la prima volta agli Stati membri di attivare incentivi e sovvenzioni alle pratiche certificate di ‘carbon farming’. Lo scopo del manifesto è quello di sollecitare il legislatore nazionale e i policy maker territoriali a mettere a punto strategie che includano anche agli interventi sui suoli urbani. Prima, ricorda però il Cic, c’è da tarare al meglio le nuove regole europee, rivedendo il quadro di certificazione delle pratiche “ancora rigidamente legato a risultati quantitativi” e i meccanismi per stimare il carbonio sequestrabile, che dovrebbero “includere anche le emissioni indirette evitate”. In ogni caso, spiega il Consorzio, “solo con una stretta collaborazione tra amministrazioni locali, professionisti del verde, cittadini, stakeholders sarà possibile dare un contributo efficace al benessere complessivo di tutta la comunità”.

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