Von der Leyen: “I rifiuti possono diventare determinanti per la competitività dell’Ue”

di Elvira Iadanza 16/09/2025

L’incontro a Bruxelles a un anno dalla presentazione del rapporto Draghi. L’ex presidente della Bce: “Transizione sia flessibile e pragmatica”


“Possiamo letteralmente trasformare i rifiuti nel fattore critico della nostra competitività”, a dirlo è la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della conferenza dedicata ai progressi compiuti nell’attuazione delle raccomandazioni contenute all’interno del “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea, presentato un anno fa.

L’economia circolare – ha spiegato – è fondamentale per la nostra sicurezza di approvvigionamento” e già oggi l’Europa riesce ad essere leader nel recupero di materia prima seconda dai rifiuti, come ha ribadito anche von der Leyen: “con ogni chilogrammo di materie prime, produciamo il 33% in più rispetto agli Stati Uniti e il 400% in più rispetto alla Cina”. La strada migliore su cui proseguire, quindi, è quella che prevede “un’economia veramente circolare”.

Per questo, nell’accelerare l’iter per il futuro Circular Economy Act – previsto per il 2026 – bisognerebbe partire dai settori “che sono già pronti”, come ribadito anche nel discorso sullo Stato dell’Unione della scorsa settimana al Parlamento europeo. Puntare sull’economia circolare significa anche – come sottolineato più volte dalla Commissione europea – ridurre le dipendenze dalle importazioni dai paesi terzi, a partire da quelle di metalli critici e strategici. “Nell’ultimo anno – ha detto von der Leyen – abbiamo visto i controlli sulle esportazioni dalla Cina bloccare le linee di produzione in Europa. Oggi un singolo Paese controlla il 75% della lavorazione del cobalto, il 90% delle terre rare, il 100% della grafite”. “Questa è una situazione critica – ha aggiunto la presidente della Commissione europea – ma non c’è nulla di inevitabile. Con le giuste politiche, possiamo rafforzare la nostra sicurezza e costruire la nostra indipendenza”.

L’Europa sta cercando di farlo attraverso la “diversificazione” portando avanti accordi con Svizzera, Messico e Mercusur (il mercato comune dell’America meridionale) e avviando trattative con Indonesia e India. Inoltre, ha aggiunto von der Leyen “stiamo costruendo una rete di progetti strategici in tutto il mondo. come quello sul nichel in Canada, sufficiente a produrre oltre 800.000 batterie per veicoli elettrici ogni anno, per la grafite in Kazakistan, per 100.000 batterie per veicoli elettrici ogni anno e un corridoio strategico di Lobito verso la cintura di rame africana”.

La strada per l’indipendenza, però, parte proprio dalla capacità del Vecchio Continente di estrarre, raffinare e riciclare risorse. E per questo la Commissione europea ha selezionato, proprio nel 2025, “47 progetti strategici in tutta Europa nell’ambito del nostro Critical Raw Materials Act”. “Concentreremo – ha chiarito von der Leyen – il nostro sostegno finanziario su queste iniziative cruciali e garantiremo che tutte le autorizzazioni vengano rilasciate nei tempi previsti. Dall’estrazione di rame e cobalto in Finlandia, alla lavorazione del litio in Portogallo, al riciclo delle batterie in Italia”.

All’evento è intervento anche Mario Draghi, che, dal canto suo, ha cercato, come fatto già con il report dello scorso anno, di “svegliare” l’Europa. “Un anno fa, ci siamo incontrati qui per discutere di tre sfide delineate nel rapporto – ha ricordato l’ex presidente della Banca Centrale europea – il modello di crescita europeo era da tempo sotto pressione. Le dipendenze ne minacciavano la resilienza e, senza una crescita più rapida, l’Europa non sarebbe stata in grado di realizzare le sue ambizioni in materia di clima, digitale e sicurezza”, poi l’affondo: “Ognuna di queste sfide si è aggravata”.

Il rapporto delle scorso anno, ha aggiunto Draghi “ha definito tre priorità per l’Europa: colmare il divario di innovazione nelle tecnologie avanzate e tracciare un percorso di decarbonizzazione. Ciò sostiene la crescita e rafforza la sicurezza economica” continuando poi con una valutazione che dovrebbe suonare, per Bruxelles e per gli Stati membri come una sveglia: “i cittadini e le aziende europee apprezzano la diagnosi, le priorità chiare e i piani d’azione Ma esprimono anche una crescente frustrazione. Sono delusi dalla lentezza con cui l’UE si muove. Ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano colto la gravità del momento. Troppo spesso si trovano scuse per la nostra lentezza”.

Nel corso del suo intervento l’ex numero uno della Bce ed ex presidente del Consiglio italiano, ha passato in rassegna alcuni temi caldi in Europa, dalla decarbonizzazione agli obiettivi di zero emissioni per i veicoli. Ha affermato che “la decarbonizzazione è il percorso migliore a lungo termine per l’Europa per raggiungere l’indipendenza energetica. Nonostante la sua carenza di risorse naturali, richiede investimenti molto più rapidi per far funzionare un sistema basato sulle energie rinnovabili nelle reti, negli interconnettori e nella generazione di base pulita come il nucleare”, purtroppo però ha constatato anche che “oggi, metà della capacità transfrontaliera necessaria entro il 2030 non ha un piano di investimenti”.

Sul fronte delle emissioni, poi, l’idea di Draghi è che “la transizione deve essere flessibile e pragmatica. La Commissione ha alleggerito alcuni degli obblighi di rendicontazione più onerosi attraverso il suo documento omnibus sulla sostenibilità”, tuttavia, ha aggiunto, “in alcuni settori come quello automobilistico, gli obiettivi si basano su presupposti che non sono più validi. La scadenza del 2035 per le emissioni zero avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso”, ma “il mercato è cresciuto più lentamente del previsto. L’innovazione europea è rimasta indietro. I modelli rimangono costosi e la catena di approvvigionamento è frammentata”. Insomma, a un anno dalla presentazione del rapporto ci troviamo di fronte a un’istituzione che dovrà accelerare e faticare molto per recuperare i ritardi accumulati e per scongiurare il pericolo che “l’inazione minacci non solo la nostra competitività, ma anche la nostra sovranità”, come denunciato da Mario Draghi.

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