Pnrr Draghi: per l’economia circolare meno soldi ma più semplificazioni e VIA speciale

La proposta finale di Pnrr approda al Consiglio dei Ministri. Passano da 3,4 a 2,1 i miliardi per l’economia circolare, ma affiancati da un ampio spettro di riforme per la semplificazione dei procedimenti autorizzativi, a partire da una “VIA speciale”

Meno fondi a disposizione per l’economia circolare ma la garanzia di una riforma del sistema delle autorizzazioni per accelerare la realizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti e di una complessiva semplificazione delle normative in materia ambientale. Sono queste le principali novità sul fronte del waste management che emergono nella bozza del Programma nazionale di ripresa e resilienza presentata oggi in Consiglio dei Ministri dal premier Mario Draghi. Un Pnrr da 221 miliardi di euro, 191 a valere sul Recovery and resilience facility e 30 su un fondo complementare garantito con uno scostamento di bilancio per finanziare progetti rimasti fuori dal Programma. Il testo sarà discusso nel weekend dal Consiglio, poi lunedì e martedì la presentazione alle Camere, quindi l’approvazione definitiva da parte del governo che dovrebbe arrivare alla fine della prossima settimana appena in tempo per la presentazione all’Ue entro la scadenza fissata al 30 aprile.

Nella versione del Programma approdato oggi in Consiglio dei Ministri viene confermata la struttura del Pnrr Conte, con l’articolazione in 6 missioni e 16 componenti “con una quota di progetti ‘verdi’ pari al 38 per cento del totale e di progetti digitali del 25 per cento” si legge nella bozza. Cambiano invece gli appostamenti, soprattutto alla missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” che pur restando la più corposa delle sei passa dai 69,8 miliardi della bozza Conte a 57,5. Sono 5,3 i miliardi appostati sulla componente “agricoltura sostenibile ed economia circolare”, con quest’ultima che passa dai 3,4 di Conte a 2,1 miliardi, 1,5 dei quali indirizzati al “miglioramento della rete di raccolta dei rifiuti dei comuni, alla realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclaggio di rifiuti organici, multi-materiale, vetro, imballaggi in carta e alla costruzione di impianti innovativi per fanghi, cuoio e tessuti” con l’obiettivo di “colmare i divari di gestione dei rifiuti relativi alla capacità impiantistica e agli standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni e aree del territorio nazionale, con l’obiettivo di recuperare i ritardi per raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale”.

Seicento milioni andranno invece a finanziare “Progetti ‘faro’ di economia circolare” con l’obiettivo di potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo contribuendo al raggiungimento dei seguenti target di: 55% di riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); 85% di riciclo nell’industria della carta e del cartone; 65% di riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, ‘Plastic Hubs’); 100% recupero nel settore tessile tramite ‘Textile Hubs'”.

I progetti da finanziare, chiariscono le timeline allegate alla bozza di Pnrr, saranno individuati a partire dalla prima metà del 2022, dopo la definizione dei criteri di selezione e l’adozione delle riforme abilitanti. Ed è proprio questo il passaggio più interessante del Pnrr targato Mario Draghi. Perchè se la revisione al ribasso dei fondi dedicati all’economia circolare farà storcere il naso a molti, incasseranno di sicuro il plauso degli operatori di settore le proposte di riforma dedicate al settore con l’obiettivo di semplificare i processi autorizzativi, in particolare le procedure collegate all’attuazione del Programma. “Si prevede di sottoporre le opere previste dal PNRR ad una speciale VIA statale che assicuri una velocizzazione dei tempi di conclusione del procedimento” si legge nel Programma “quanto al rapporto tra la VIA e gli altri strumenti autorizzatori ambientali, va ulteriormente ampliata l’operatività del Provvedimento Unico in materia Ambientale (“PUA”), il quale, venendo a sostituire ogni altro atto autorizzatorio, deve divenire la disciplina ordinaria non solo a livello regionale, ma anche a livello statale”

Ma il raggio d’azione dei proposti interventi di semplificazione va ben oltre la sola Valutazione d’Impatto Ambientale e riguarda “colli di bottiglia già individuati” come “l’autorizzazione dei nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti, le procedure autorizzatorie per le energie rinnovabili e quelle per assicurare l’efficientamento energetico degli edifici (Super Bonus) e la rigenerazione urbana (edilizia urbanistica) nonché le Conferenze di servizi per l’approvazione dei progetti e le infrastrutture per la transizione digitale”. Nello specifico, in materia di rifiuti il Pnrr propone la “semplificazione dell’iter autorizzativo per la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti di gestione e trattamento dei rifiuti attraverso un maggior ricorso alle autocertificazioni e alla certezza dei termini di conclusione dei procedimenti anche attraverso il ricorso ai poteri sostitutivi”.

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