La Commissione Ue ha presentato la nuova strategia per la bioeconomia, che punta a rafforzare industria e innovazione bio-based per ridurre la dipendenza da risorse fossili e importazioni. La roadmap valorizza biomasse, residui e biowaste per creare prodotti circolari ad alto valore aggiunto – dalle bioplastiche ai fertilizzanti – nel rispetto dei limiti ecologici
Rafforzare l’industria europea della bioeconomia, puntando su investimenti in ricerca e innovazione e su un mercato che faccia da traino per soluzioni bio-based sempre più capaci di sostituire le alternative fossili e non rinnovabili. È l’obiettivo della nuova strategia europea per la bioeconomia, presentata oggi dalla Commissione Ue con la roadmap che da qui al 2040 dovrà fare delle attività che utilizzano risorse biologiche per creare prodotti e servizi a valore aggiunto – dalle plastiche ai fertilizzanti, passando per componenti chimici – uno dei principali attori dell’economia circolare, decarbonizzata e competitiva immaginata nel Clean Industrial Deal. “Una strategia di crescita che aumenterà la nostra resilienza e competitività e, allo stesso tempo, garantirà che la natura e gli ecosistemi sani rimangano la spina dorsale della nostra economia”, ha commentato la Commissaria Ue all’economia circolare Jessika Roswall.
Quattro le direttrici principali della strategia: innovazione e investimenti, mercato, catene del valore circolari e intese globali. La bioeconomia dell’Ue, chiarisce la comunicazione della Commissione, parte da una posizione consolidata, con 863 miliardi di euro di contributo al Pil nel 2023, 17 milioni di occupati e un valore complessivo che, tra prodotti e servizi, raggiunge i 2,7 trilioni di euro. L’obiettivo è svilupparne il potenziale inesplorato, per arrivare a uno scenario in cui la gestione sostenibile e circolare delle biomasse terrestri e marine possa alimentare un’industria avanzata e competitiva, contribuendo all’economia delle aree rurali e costiere e, al tempo stesso, riducendo la necessità di importare risorse da paesi terzi, a partire da quelle fossili. Il tutto, chiarisce l’Ue, nel rispetto dei limiti ecologici di suolo e acque. “È la risposta per combinare la prosperità con la protezione dell’ambiente. Ripristina gli ecosistemi guidando nel contempo le biotecnologie”, ha chiarito Teresa Ribera, vice presidente della Commissione Ue con delega alla transizione giusta.
Sul piano degli investimenti la priorità, si legge nella strategia, resta la semplificazione del quadro regolatorio, unita a un rafforzamento della domanda di mercato, a partire da quella pubblica, per incentivare le iniziative private e lo scale up industriale di soluzioni innovative. In particolare, l’azione sarà concentrata su settori individuati come ad alto valore aggiunto: bioplastiche, fibre tessili, prodotti chimici, materiali da costruzione e fertilizzanti. In più, la Commissione lavorerà per agevolare la creazione di bioraffinerie capaci di trasformare risorse come biomassa legnosa, residui agricoli, rifiuti organici e flussi collaterali di lavorazione in prodotti come ingredienti alimentari, mangimi, biocarburanti, prodotti biochimici e biomateriali. La Commissione valuterà inoltre la possibile integrazione tra le pratiche certificate di carbon removal e il sistema ETS di scambio delle quote di emissione in via di revisione.
La chiave di volta della strategia, chiarisce però l’Ue, resta l’approccio circolare alla gestione delle biomasse, anche per disinnescare il rischio di sovrasfruttamento delle risorse primarie provenienti dalle attività forestali, agricole o marittime. “Mantenendo i materiali in uso produttivo più a lungo e sfruttando meglio i residui e i sottoprodotti – si legge – l’Ue può sostenere l’efficienza delle risorse e ridurre la pressione sui sistemi di produzione primaria”. La Commissione sottolinea in particolare come al momento “il biowaste resti sotto-utilizzato”, chiarendo che nel Circular economy act, previsto per il 2026, verrà proposto un accordo tripartito per la produzione di biogas, biometano e per l’utilizzo del digestato come fertilizzante naturale. In tema di biocarburanti, invece, pur riconoscendo che questi “continueranno a svolgere un ruolo importante nella decarbonizzazione del settore dei trasporti”, la Commissione sottolinea che ” la disponibilità di biomassa sostenibile rimane limitata” e che per questo l’utilizzo dei biofuel dovrà essere indirizzato soprattutto verso i settori ‘hard to abate’ sulla base di “una catena del valore coerente, circolare e sostenibile”.


