Gava: “Bloccare il turismo dei rifiuti”

Presentato il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, la riforma del PNRR che punta a colmare i deficit territoriali di trattamento. Il sottosegretario MiTE Vannia Gava: “Il turismo dei rifiuti è un fenomeno da bloccare”

Ieri la chiusura dei bandi pubblicati dal Ministero della Transizione Ecologica per realizzare e ammodernare impianti di riciclo e sistemi di raccolta. Oggi, la presentazione ufficiale della proposta di Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti. Continua a prendere corpo il mix di investimenti e riforme disegnato dal PNRR per allineare il sistema italiano ai parametri europei su riciclo e riduzione dei conferimenti in discarica. “Investimenti e riforme che non sono un mero collage di richieste pervenute dai portatori d’interesse – spiega Laura D’Aprile, capo dipartimento per gli investimenti verdi del MiTE – ma derivano da una visione strategica. strettamente legata alle politiche europee in materia di economia circolare”. Che ci dicono che entro il 2035 dovremo smaltire in discarica al massimo il 10% dei nostri rifiuti urbani, mentre oggi siamo al 20%.

Tredici anni per dimezzare le quantità smaltite non sono pochi, ma occorre partire subito per dotare il Paese della rete omogenea di impianti di recupero che al momento invece manca, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud. Un deficit che oltre a tenere lontani i target Ue alimenta il ‘turismo dei rifiuti’. “Un fenomeno da bloccare”, dichiara il sottosegretario alla Transizione Ecologica Vannia Gava, presentando la proposta di Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti, una delle riforme di settore previste dal PNRR, realizzata con la collaborazione di Ispra e attualmente sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica. “Il Programma definisce le linee guida strategiche cui le Regioni dovranno attenersi nell’elaborazione dei piani di gestione dei rifiuti – spiega Gava – per colmare il gap impiantistico nei vari territori”.

Una volta in vigore (il termine ultimo per l’adozione è il 30 giugno) il Programma detterà i criteri in base ai quali le singole Regioni dovranno stabilire quali e quanti impianti realizzare per garantire il corretto trattamento dei flussi di rifiuti ‘critici’: amianto, rifiuti tessili ed elettrici, tra gli altri, ma soprattutto rifiuti indifferenziati e rifiuti organici da raccolta differenziata, considerate le due frazioni più problematiche, per le quali è maggiore il gap di gestione tra le Regioni settentrionali e quelle centro-meridionali. “Il 70% degli impianti di recupero energetico si trova al Nord – ricorda Gava – occorre garantire l’autosufficienza impiantistica regionale o almeno territoriale”. Per l’organico invece la proposta di Programma prevede che l’autonomia debba essere raggiunta su base strettamente regionale. “Una frazione particolarmente problematica – dice D’Aprile – da gestire nel luogo il più vicino possibile a quello di produzione”. Anche perchè, ricorda la dirigente, “la gestione localizzata minimizza, o quanto meno previene, fenomeni di illegalità che si concentrano soprattutto nel settore dei trasporti, nazionali e transfrontalieri”.

“Le Regioni saranno un partner strategico in tutto questo processo – aggiunge Silvia Grandi, direttore generale per l’economia circolare del MiTE – quelle che alla data di entrata in vigore del Programma abbiano una percentuale di smaltimento in discarica superiore al 10% dovranno aggiornare i propri piani per indicare come intenderanno raggiungere l’obiettivo europeo al 2035, ma la scelta del giusto mix di trattamento, in termini di dimensioni di bacino e dotazioni tecnologiche, includendo sia recupero energetico che recupero di materia, resterà in capo a loro”.

Se i target Ue ci obbligano a tagliare i trasporti e a dimezzare i conferimenti in discarica, le turbolenze di queste settimane ci ricordano invece quanto il riciclo sia una scelta sempre più strategica. “Dobbiamo massimizzare la nostra capacità di recuperare risorse dai rifiuti – osserva D’Aprile – per costruire le nuove catene d’approvvigionamento che si rendono sempre più necessarie, come purtroppo ci sta dimostrando il conflitto in Ucraina“. E anche se al momento la priorità sembra quella di parare i colpi della crisi delle materie prime innescata dal covid prima e accelerata dalla guerra poi, all’orizzonte restano gli obiettivi di neutralità climatica fissati dall’Ue nel Green Deal. “I benefici ambientali che derivano dalla corretta gestione dei rifiuti sono consistenti – spiega Valeria Frittelloni, responsabile del centro nazionale rifiuti di Ispra – abbiamo calcolato una riduzione delle emissioni di CO2 che va dallo 0,4% all’1%. Un contributo importante al raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero al 2050″.

Quanto ai finanziamenti per la costruzione e ammodernamento di impianti di riciclo e lo sviluppo di sistemi innovativi di raccolta, gli avvisi pubblicati dal MiTE si sono chiusi ieri con oltre 4mila domande di finanziamento per un valora complessivo di 12 miliardi di euro, quasi 10 in più dei 2,1 complessivamente a disposizione. Al termine della proroga di 30 giorni, si registra l’accelerazione delle proposte progettuali presentate da enti pubblici e imprese del Sud. “Ricordiamo che l’11 febbraio il valore delle domande provenienti dal Sud costituiva meno del 25% – sottolinea Paolo D’Aprile, capo dipartimento per il PNRR – oggi invece siamo ben oltre il 40%“. In linea cioè con il vincolo di riparto siglato con l’Ue, in base al quale il 60% delle risorse disponibili devono finanziare iniziative nelle regioni centro meridionali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *