Presentata la proposta tecnica del Joint Research Centre per un sistema armonizzato di etichettatura ambientale degli imballaggi basato su colori e pittogrammi comuni in tutti gli Stati membri. Per l’Italia si prospetta un riallineamento del sistema obbligatorio attuale, con impatti su produttori, consorzi e gestori del servizio di raccolta
Undici colori e ventiquattro pittogrammi per altrettante tipologie di imballaggi e rifiuti da imballaggio, da utilizzare sia sui prodotti immessi a consumo che sui contenitori per la raccolta. Parte da qui il percorso verso l’armonizzazione dei sistemi di etichettatura ambientale in tutti gli Stati membri dell’Ue, secondo quanto previsto dal nuovo regolamento imballaggi. Entro il 12 agosto 2026 la Commissione europea dovrà adottare l’atto di esecuzione che definirà la veste grafica, i formati tecnici e le disposizioni digitali cui dovranno attenersi i produttori e utilizzatori di imballaggi, ma anche i gestori del servizio di igiene urbana, per indicare in maniera univoca la composizione del packaging e la sua destinazione una volta giunto a fine vita.
L’obiettivo è superare “la frammentazione dei sistemi nazionali di raccolta ed etichettatura dei rifiuti, che ostacola sia la comprensione da parte dei consumatori sia le prestazioni di riciclo”, come scrive il Joint Research Centre dell’Ue nella proposta tecnica che dovrà fare da base per la stesura del provvedimento. Il sistema proposto dal JRC è stato messo a punto sulla base si un approccio di ricerca multi-metodo che ha combinato ricerca documentale, workshop con cittadini e stakeholder, sondaggi online su larga scala ed esperimenti comportamentali. Attività che hanno coinvolto “oltre 25.000 cittadini e 250 stakeholder – chiarisce il JRC – garantendo che il sistema proposto rifletta le evidenze comportamentali, le preferenze degli utenti e la fattibilità pratica”.
La soluzione scelta, spiega l’istituto di ricerca, privilegia l’indicazione del materiale piuttosto che il flusso di rifiuti cui l’imballaggio è destinato una volta giunto a fine vita. Con sole tre eccezioni nel caso dei rifiuti residui (quelli sui quali non fosse possibile applicare alcuna etichetta materiale o esclusi dai flussi riciclabili in base alle normative locali) di quelli compostabili e dei rifiuti pericolosi. Il layout grafico messo a punto dal JRC è composto da “quattro componenti visive principali”, il pittogramma del materiale, il colore, il testo e la forma dell’etichetta. Non è prevista l’indicazione del codice alfanumerico del materiale. Non tutti i componenti del design, in particolare colore e testo, sono proposti come obbligatori. In particolare il JRC propone l’uso obbligatorio del colore per i contenitori della raccolta, e l’uso facoltativo per le etichette degli imballaggi, “laddove i vincoli tecnici e di branding sono più significativi”, spiega il JRC.
Accanto ai materiali tradizionali – come carta, plastica, vetro, legno o metalli – il JRC propone etichette specifiche anche per ceramica, tessuti, imballaggi compostabili e, soprattutto, imballaggi compositi a base cellulosica, ovvero composti per la maggior parte da carta o cartone ma con componenti anche in altri materiali come plastica e alluminio. Il sistema proposto si basa su un unico colore (l’arancione) con tre sotto-categorie: cartoni per bevande, compositi con contenuto di fibre compreso tra 85 e 95%, e imballaggi con contenuto relativo di fibre tra il 50 e l’85%. Un modello che, riconosce il JRC, “potrebbe sollevare preoccupazioni nei negoziati sull’atto di esecuzione”. Anche se gli imballaggi compositi a base cellulosica vengono generalmente etichettati come imballaggi in carta, infatti, non tutti gli Stati membri adottano la stessa modalità di raccolta. Sviluppare un metodo di etichettatura armonizzato che tenga conto sia della composizione sia delle diverse pratiche in uso negli Stati membri, si legge, “rappresenta una sfida importante”.
Per l’Italia, l’armonizzazione europea dell’etichettatura ambientale degli imballaggi apre un passaggio delicato. Il nostro Paese è infatti tra quelli che hanno anticipato il quadro normativo Ue introducendo un sistema obbligatorio di etichettatura ambientale già a partire dal 2023. L’adozione del futuro atto di esecuzione europeo imporrà quindi un riallineamento della disciplina nazionale, con possibili effetti sia sulle modalità di comunicazione oggi in uso sia sulle soluzioni grafiche adottate dalle imprese. A differenza del sistema proposto dal JRC, per esempio, la disciplina italiana non è basata su pittogrammi ma su informazioni prevalentemente testuali (incluso l’obbligo di indicazione dei codici alfanumerici dei diversi materiali), non prevede una specifica categoria per gli imballaggi compositi, in tessuto o ceramica e non si applica ai contenitori per la raccolta. Il passaggio alla disciplina europea, insomma, coinvolgerà una platea di produttori ben più ampia di quella attualmente obbligata, ma anche i consorzi di filiera e i gestori del servizio pubblico di raccolta, chiamati a garantire coerenza tra etichetta, sistemi locali e indicazioni ai cittadini.


