Al Consiglio Ambiente Ue, cinque Stati membri intervengono a sostegno dell’appello italiano per misure urgenti contro la crisi del riciclo della plastica. La Commissione condivide le preoccupazioni ma non annuncia nuovi interventi immediati, richiamando le misure già avviate e il futuro Circular Economy Act. Gava chiede coraggio e tempestività, Roswall sollecita il sostegno degli Stati membri alle iniziative di Bruxelles
Gli Stati membri dell’Ue – o almeno parte di essi – condividono le preoccupazioni dell’Italia per la perdita di competitività dell’industria europea della plastica riciclata. La Commissione, a sua volta, non solo è consapevole della gravità della situazione, ma è anche già intervenuta con una serie di iniziative nel pacchetto anti crisi del dicembre 2025 e garantisce ulteriori interventi con il Circular Economy Act in programma per il prossimo 11 novembre. È questo, in estrema sintesi e, di fatto, senza grandi novità, il bilancio del Consiglio Ambiente Ue segnato dal non-paper sulla crisi del riciclo dei rifiuti di plastica presentato dal governo Italiano con l’obiettivo di fare fronte comune tra gli Stati dell’Unione e spingere Bruxelles a intervenire d’urgenza.
“L’industria del riciclo della plastica nell’Unione – ha dichiarato la viceministro dell’Ambiente Vannia Gava – attraversa la crisi più grave della sua storia. La capacità installata ha smesso di crescere, i centri di selezione sono saturi e gli impianti chiudono. Le cause – ha ricordato – non sono locali ma strutturali ed europee: costi energetici insostenibili, debolezza della domanda e, soprattutto, una concorrenza sleale spietata”. Quella, ha aggiunto, dei “polimeri vergini extra-Ue a basso costo” ma anche delle “importazioni falsamente etichettate come plastica riciclata”.
Sei i punti chiave del non-paper italiano, anticipati nei giorni scorsi da Ricicla.tv e passati in rassegna dalla viceministro Gava al tavolo del Consiglio: controlli doganali rigorosi e tracciabilità certificata per contrastare i flussi fraudolenti alle frontiere, obblighi chiari di contenuto riciclato “anche nei settori dell’automotive, dell’edilizia e degli elettrodomestici per creare una domanda stabile”, ha detto Gava. E poi flessibilità sugli aiuti di Stato, sconti energetici e riduzione IVA per premiare chi investe in circolarità, criteri armonizzati di ‘end of waste’ “che proteggano le filiere industriali”.
Interventi indifferibili e urgenti, per preservare “la sopravvivenza dalla nostra industria del riciclo” e “la nostra autonomia strategica”, ha dichiarato Gava, chiedendo all’Unione di dimostrare “coraggio e tempestività”. L’Italia, ha ricordato la viceministro, ha già predisposto una road map nazionale “ma sappiamo bene che le leve per risolvere questa crisi non sono nelle mani dei singoli Stati”, ha aggiunto Gava, secondo cui le soluzioni dipendono “dal mercato unico, dalla politica commerciale comune e dalle regole sugli aiuti di Stato”. Ovvero “dalle decisioni che prenderemo a questo tavolo”. Decisioni che, per la verità, non sono arrivate. Almeno non al tavolo.
Se il primo obiettivo della delegazione italiana era quello di raccogliere il numero maggiore di Stati membri attorno al non-paper, almeno a giudicare dagli esiti del Consiglio quell’obiettivo è stato raggiunto solo in parte. Delle 27 delegazioni, infatti, solo 5 – Paesi Bassi, Belgio, Francia, Spagna e Lettonia – hanno preso la parola per esplicitare il proprio supporto politico alla richiesta d’intervento presentata dall’Italia. Quanto alla seconda finalità, quella di spingere l’Ue a un’azione coraggiosa e tempestiva, il feedback della Commissione è stato a metà strada tra l’attendista e l’interlocutorio.
“La Commissione condivide le vostre preoccupazioni” ha premesso la Commissaria Ue all’ambiente Jessika Roswall, ricordando che l’Ue è già al lavoro sull’implementazione delle misure presentate a dicembre nel pacchetto anti-crisi sulla plastica: nuovi codici doganali per controllare le importazioni, “alcuni dei quali dovrebbero diventare applicabili all’inizio del 2027”, ha detto, ma anche il regolamento europeo ‘end of waste’ “che è alle fasi finali e la cui adozione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi”.
Ma il lavoro della Commissione, ha ricordato Roswall, è concentrato anche e soprattutto sul futuro Circular Economy Act “che presenteremo entro la fine dell’anno e che semplificherà le movimentazioni di materia riciclata in Ue, rafforzando il mercato interno e affrontando molti dei colli di bottiglia emersi oggi sia sul fronte dell’offerta che della domanda. Conto sul vostro supporto per mettere a terra queste iniziative nel prossimo futuro“. L’Italia, andata per chiedere supporto, torna a casa con la richiesta di supportare.






