Consiglio e Parlamento Ue hanno trovato l’accordo sul nuovo regolamento per i veicoli a fine vita. Stop all’esportazione di usato non idoneo alla circolazione e quote obbligatorie di plastica riciclata nei nuovi veicoli. A partire dal 2029 le case auto saranno inoltre obbligate a finanziare e organizzare sistemi di responsabilità estesa del produttore per garantire il raggiungimento dei target di riciclo e recupero
A partire dal 2031 gli Stati membri dell’Ue non potranno più esportare veicoli usati che non risultino idonei alla circolazione su strada. Dall’anno successivo i nuovi veicoli immessi sul mercato unico dovranno contenere quote obbligatorie di plastica riciclata, mentre già entro il 2029 le case auto dovranno organizzarsi per garantire, anche economicamente, che i veicoli a fine vita vengano correttamente recuperati. Sono solo alcuni dei passaggi sui quali Consiglio e Parlamento europeo hanno trovato l’accordo nell’ambito del negoziato sul nuovo regolamento europeo per la progettazione e gestione circolare dei veicoli, presentato a luglio 2023 dalla Commissione europea per promuovere il design circolare dei mezzi immessi sul mercato unico e migliorare le performance di riutilizzo, riciclo e recupero di pezzi di ricambio e materiali. L’intesa arriva quando mancano solo pochi giorni alla presentazione del nuovo ‘pacchetto’ per l’automotive, nel quale l’Ue potrebbe rivedere lo stop al motore endotermico a partire dal 2035.
Il testo messo a punto nel trilogo, che ora dovrà essere formalmente approvato dall’eurocamera e dagli Stati membri, conferma la proposta di Bruxelles di estendere il perimetro della disciplina, oltre che alle auto, anche a camion, motocicli, motorini e quad. Tra le proposte di modifica, invece, c’è l’alleggerimento dei target vincolanti di contenuto minimo di plastica riciclata nei nuovi veicoli: rispetto al 25% entro 72 mesi dall’entrata in vigore del regolamento, come proposto dalla Commissione, l’intesa prevede due step: un 15% entro sei anni e il 25% entro dieci. Obiettivi da soddisfare entrambi con almeno il 20% di plastica riciclata ‘closed loop’, ovvero proveniente da veicoli a fine vita, a differenza del 25% proposto dalla Commissione. Un netto alleggerimento dei target, spinto anche dalle pressioni delle case auto, preoccupate dai rischi legati alla effettiva disponibilità di plastica riciclata sul mercato. Entro due anni dall’entra in vigore del regolamento, inoltre, la Commissione dovrà valutare ulteriori obiettivi di contenuto minimo per acciaio, alluminio, magnesio e materie critiche.
Via libera dei negoziatori europei anche alla proposta della Commissione di rafforzare il regime di responsabilità estesa del produttore (o EPR), che attribuirà alle case auto un ruolo più centrale, anche dal punto di vista economico, nella gestione del fine vita dei propri veicoli. Entro 36 mesi dall’entrata in vigore del regolamento – quindi con ogni probabilità dal 2029 – le case auto dovranno costituire sistemi EPR individuali o collettivi attraverso i quali garantire che gli impianti di trattamento autorizzati (o ATF) raggiungano gli obiettivi dell’85% di riuso e riciclo e del 95% di recupero dei veicoli immessi sul mercato. Il regime di responsabilità estesa del produttore, chiariscono inoltre i co legislatori, “promuoverà la circolarità del design”, visto che i contributi economici che le case auto dovranno versare per sostenere il sistema saranno calcolati anche in base alla maggiore o minore facilità di smantellamento e riciclo dei veicoli immessi sul mercato. In più, verrà definito un ‘meccanismo EPR transfrontaliero’ per garantire “che i produttori rimangano finanziariamente responsabili del trattamento dei loro veicoli, indipendentemente dallo Stato membro in cui il veicolo giunge al termine del suo ciclo di vita”.
L’intesa sul testo proposto dalla Commissione rafforza anche le misure per contrastare la gestione illegale e il traffico di veicoli a fine vita, canale nel quale finiscono ogni anno “circa 3,5 milioni di veicoli – spiegano i negoziatori – che scompaiono dalle strade dell’Ue senza lasciare traccia”. Per scongiurare il rischio di impatti ambientali, e la fuga di materiali riciclabili all’estero, l’accordo stabilisce criteri vincolanti per determinare quando un veicolo è considerato un rifiuto e quando, invece, un veicolo usato. A partire dal quinto anno dopo l’entrata in vigore del regolamento, quindi dal 2031, l’esportazione di veicoli usati non idonei alla circolazione sarà completamente vietata. In più, sarà introdotto un quadro di regole rigorose anche per i passaggi di proprietà tra operatori economici e tra privati. In quest’ultimo caso, spiegano dal Consiglio Ue, verrà adottato un “approccio basato sul rischio, richiedendo documentazione ulteriore nelle situazioni che più probabilmente porterebbero alla scomparsa dei veicoli”, come le vendite online.


