Crisi riciclo plastica, Anci e Utilitalia: “Aumentare capacità di stoccaggio e incremento del recupero energetico”

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Elvira Iadanza
29/07/2026

La nota delle due associazioni dopo l’incontro al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: “Intervenire per evitare ripercussioni sulla gestione dei rifiuti urbani e sulla sicurezza e continuità dei servizi pubblici locali”


Aree di stoccaggio straordinario per gestire i volumi in eccesso, concentrazione temporanea del riciclo sulle filiere dotate di sbocchi consolidati e incremento temporaneo del recupero energetico, ma anche maggiori risorse da parte dei sistemi di Epr per coprire i costi della crisi: queste le principali proposte che Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, e Utilitalia, la federazione delle Utility, hanno portato al tavolo di crisi del riciclo plastico convocato ieri, 28 luglio, al Ministero dell’Ambiente.

Le due associazioni hanno presentato un ventaglio di suggerimenti per aiutare il settore a uscire dalla crisi in cui si trova da tempo ed evitare blocchi della raccolta. Secondo i Comuni e le Utility, i fronti su cui intervenire sono tre: quello emergenziale, consentendo “la continuità del sistema ed evitare fenomeni di congestione o blocco della filiera”, quello strutturale e quello industriale.

Per far fonte all’emergenza che ha già portato sia nei mesi scorsi che nell’ultima settimana a blocchi della raccolta, secondo Anci e Utilitalia è necessario aumentare le capacità di stoccaggio e aumentare, seppur temporaneamente, la possibilità del recupero energetico. Inoltre le due associazioni chiedono che la copertura dei costi non ricada sui Comuni e di conseguenza sui cittadini, anzi i costi aggiuntivi dovrebbero essere coperti dai sistemi di Epr. Un’altra proposta riguarda la portata continentale della crisi. Anci e Utilitalia chiedono il riconoscimento europeo del carattere eccezionale delle emissioni Ets derivanti dall’eventuale recupero energetico di frazioni plastiche distolte dal riciclo per mancanza di sbocchi dati, appunto, dall’emergenza. Infine, viene chiesta la “valutazione da parte di Arera di misure straordinarie riferite al macro-indicatore R1 (l’indicatore che individua il rapporto tra quantità e qualità degli imballaggi avviati a riciclo) sull’efficacia dell’avvio a riciclaggio degli imballaggi”.

Sul medio periodo, invece, è necessario, secondo le associazioni, il rilancio della competitività del settore. Un processo che potrebbe avvenire rafforzando i controlli doganali, per evitare l’arrivo sui mercati Ue di polimeri non certificati e non tracciati a basso costo provenienti da Paesi terzi. Un altro incentivo alla ripartenza del settore potrebbe essere la piena applicazione della direttiva sulla plastica monouso (Sup) così come la revisione della Plastic Tax “in un’ottica industriale” oltre all’introduzione di strumenti di sostegno per l’utilizzo di plastica riciclata certificata.

Per consentire la ripartenza industriale del settore, però, sostengono Anci e Utilitalia, è necessario anche spingere su accordi di filiera, sviluppare il riciclo chimico e facilitare il riciclo ‘open loop’. Serve inoltre anche una regolazione più chiara: per questo è necessaria l’accelerazione sul regolamento nazionale End of Waste, e l’utilizzo sistemico di GPP (Green Public Procurement) e CAM (Criteri minimi ambientali) per stimolare la domanda pubblica di materiali rigenerati.

La crisi del riciclo della plastica, concludono le due associazioni “merita particolare attenzione non solo per gli effetti che può produrre sul sistema nazionale del riciclo, ma anche per le possibili ripercussioni sulla gestione dei rifiuti urbani e sulla sicurezza e continuità dei servizi pubblici locali”. Per questo è necessario affrontare il problema con una visione industriale “salvaguardare la capacità produttiva esistente e stimolare la domanda di materiali riciclati sono condizioni indispensabili per trasformare l’attuale emergenza in un’opportunità di crescita per l’economia circolare del Paese”, concludono le associazioni.

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