Il progetto finanziato dall’Ue e sviluppato in Estonia prevede la creazione di materie prime dagli scarti dell’industria ittica
Gli scarti dei prodotti ittici possono diventare medicazioni per ferite (i comuni cerotti, per capirci) o tessuti in simil pelle, è questo uno dei progetti per l’economia circolare finanziato dall’Unione europea e realizzato da un gruppo di scienziati estoni.
L’idea (poi divenuta realtà) era quella di utilizzare i residui della lavorazione del pesce per produrre materie prime come gelatina, chitina e chitosano, trasformandole poi in nanofibre innovative.
Il progetto estone aveva l’ambizione di andare oltre le “applicazioni consolidate” nel ciclo del trattamento degli scarti ittici, l’obiettivo era quello di convertire la gelatina, la chitina e il chitosano in materiali che potessero avere nuovi utilizzi. Da qui l’idea di creare nanofibre versatili da trasformare in prodotti come porta biglietti da visita e cerotti per ferite a base di gelatina.
L’industria ittica, infatti, produce molti scarti, dalle parti non commestibili del pesce, come pelle, teste, code, lische, fino alle acque reflue derivanti dalla lavorazione. E il processo di smaltimento di questi prodotti è molto costoso. Da qui l’idea di valorizzare ciò che del pesce non poteva essere consumato.
La trasformazione di questo tipo di rifiuto organico ha visto la collaborazione di imprese e università. Gli scarti di pesce provengono da un’azienda del sud est dell’Estonia, nel distretto di Mehikoorma e alla ricerca hanno lavorato due team di scienziati, oltre che aziende che sviluppano materiali nanofibrosi.
“Consideriamo questa ricerca un passo importante verso il riconoscimento che i rifiuti organici, compresi gli scarti ittici locali, contengono componenti preziosi, tra cui biopolimeri, che possono essere trasformati in nuovi prodotti di grande valore”, ha spiegato Anu Kisand dell’Università estone di scienze della vita.


