Sicilia, rifiuti al bivio: tra lo spettro delle discariche e la grande scommessa dei termovalorizzatori

di

Mario Catalano
25/03/2026

Renato Schifani confermato per altri tre anni nel ruolo di Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti dell’Isola, la decisione “è volta a garantire la realizzazione degli inceneritori di Palermo e Catania”


Un’isola “commissariata” ben oltre la naturale scadenza del mandato elettorale, tra lo spettro di costi Tari sempre più alti e il timore di lasciare in eredità ai siciliani e alle siciliane più problemi che soluzioni. È in questo clima di forte scontro politico che il Governo ha ufficializzato la conferma per un ulteriore triennio di Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, nel ruolo di Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. La decisione, volta a garantire la realizzazione di due termovalorizzatori a Palermo e Catania entro il 2028, è stata accolta con favore dal vertice regionale ma duramente contestata dalle opposizioni, che accusano il governo di percorrere una “scorciatoia” costosa invece di investire su raccolta differenziata ed economia circolare. Con la Sicilia ancora ferma a un tasso di conferimento in discarica del 57%, la proroga sposta l’orizzonte della risoluzione strutturale del problema a un futuro lontano, vincolando la gestione dei rifiuti siciliani a una strategia impiantistica che molti ritengono già superata.

Intanto il cronoprogramma sui termovalorizzatori procede: dopo l’affidamento dei servizi di ingegneria per 22 milioni di euro, si attende per la fine di aprile la definizione dei progetti di fattibilità per gli impianti di Palermo (localizzato a Bellolampo) e Catania (nell’area industriale), a cui seguirà l’iter per la valutazione di impatto ambientale. L’opera, finanziata con 800 milioni di euro provenienti dall’Accordo per la Coesione, prevede la pubblicazione dei bandi di costruzione entro il 2026, con l’obiettivo di inaugurare entrambi i poli tecnologici entro la fine del 2028. Nei giorni scorsi, l’Unione europea ha dato parere favorevole al Piano regionale dei rifiuti in Sicilia. La comunicazione ufficiale è stata data dalla direzione generale della politica regionale e urbana della Commissione Ue. A dicembre dello scorso anno la Corte dei conti aveva bocciato il piano.

“Si continua a insistere su una strategia superata e ampiamente contestata come quella dei termovalorizzatori”, dichiara Luigi Sunseri, deputato del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana e presidente della Commissione “Esame delle attività dell’Unione Europea”. “Non solo: si arriva perfino ad estendere un incarico commissariale oltre l’orizzonte naturale del mandato elettorale dello stesso presidente. In pratica si commissaria il futuro dell’Isola ben oltre la durata del governo in carica”. Per l’onorevole è l’ennesima scorciatoia commissariale che rischia di lasciare in eredità più problemi che soluzioni. “Si continua a puntare su impianti costosi, lunghi da realizzare e fortemente controversi, invece di investire con decisione su raccolta differenziata, economia circolare e riduzione dei rifiuti: strumenti moderni, più sostenibili e soprattutto più rapidi da mettere in campo. Il tutto, tra l’altro, finanziato con fondi FSC, risorse destinate alla Sicilia che avrebbero potuto essere utilizzate per rafforzare la rete degli impianti realmente necessari. Secondo il Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 di Legambiente, rispetto all’edizione dello scorso anno, il numero dei Comuni con percentuale pari o superiore al 65% di raccolta differenziata è rimasto invariato: 303. La Regione guidata da Renato Schifani 2018 al 2023 era riuscita a passare dal 29,52% al 55,20% di raccolta differenziata, ma nel 2024 ha registrato una brusca frenata, con un aumento dello 0,67%. Dopo anni di decremento, è crescita anche la produzione di rifiuti indifferenziati, con il 44% della produzione totale dei rifiuti destinato alle discariche, con costi di conferimento che purtroppo sono altissimi e si riflettono poi inevitabilmente sulle tariffe applicate all’utenza: in Sicilia lo smaltimento in discarica costa circa 380 euro a tonnellata, contro i 90/120 euro a tonnellata del Piemonte o i circa 150 euro a tonnellata della Toscana. E la situazione peggiora quando si fa ricorso all’esportazione fuori regione, con il costo che può arrivare anche a 450 euro.

Per Vincenzo Figuccia, deputato della Lega all’Assemblea regionale siciliana, la proroga dell’incarico commissariale segna un punto di svolta: significa assumersi fino in fondo la responsabilità di chiudere una stagione fatta di emergenze continue e soluzioni tampone. “Nei prossimi tre anni ci aspettiamo risultati concreti e misurabili”, commenta. Per l’onorevole serve lasciarsi alle spalle un sistema fondato quasi esclusivamente sulle discariche: “Il caso emblematico è quello di Bellolampo, a Palermo, da anni in condizioni di saturazione e simbolo di un modello ormai superato”. Proprio da lì, secondo Figuccia, deve partire una riflessione seria su un processo di riconversione, che accompagni la Sicilia verso una gestione moderna ed efficiente del ciclo dei rifiuti. “In questo contesto, i termovalorizzatori non sono più una scelta ideologica, ma una necessità. Sono una realtà consolidata in molte regioni del Nord, dove impianti di ultima generazione convivono perfettamente anche in contesti urbani e storici, garantendo sicurezza ambientale e produzione di energia”. Parallelamente, però, serve un cambio di rotta deciso sulla differenziata: “Palermo deve ambire a diventare una città al passo con le grandi metropoli europee: questo significa incentivare e rendere capillare la raccolta differenziata in tutti i quartieri, senza eccezioni. Sappiamo che esistono resistenze nei territori, ed è giusto ascoltarle”. Per questo, il deputato della Lega guarda con attenzione ai modelli virtuosi del Veneto e della Lombardia: “Programmazione, impiantistica moderna e capacità decisionale. Oggi la vera sfida è passare dalle parole ai fatti”.

“Il parere favorevole di Bruxelles al piano regionale dei rifiuti siciliano è sicuramente un’ottima notizia per l’intera regione e per la città di Palermo”, commenta Leonardo Canto, consigliere comunale di Palermo. “Accanto agli sforzi posti in essere dalla Rap (la società di gestione dei rifiuti ed igiene ambientale del Comune di Palermo) che sta estendendo la raccolta differenziata porta a porta in tantissimi quartieri della città colgo con assoluto favore la notizia che le gare per la realizzazione dei due impianti previsti di termovalorizzazione per la Sicilia”. Nonostante la percentuale di raccolta differenziata del capoluogo si attesti al 17,31% c’è ottimismo: “La strada è tracciata e la direzione verso la quale stanno remando amministrazione comunale e governo regionale è assolutamente armonica e positiva rispetto al passato – spiega Canto – continuare ad ampliare il novero dei quartieri serviti dalla differenziata e poter finalmente usufruire di un moderno termovalorizzatore rappresenterà un beneficio per l’ambiente, per le casse delle pubbliche amministrazioni e per cittadini e cittadine che, negli ultimi anni, hanno spesso dovuto pagare il salatissimo conto degli extracosti legati ai conferimenti in discariche lontane dalla città nei momenti di forte criticità a Bellolampo”. Un’altra nota dolente, Catania con il 33,55%: su entrambe città, per la rispettiva produzione altissima di rifiuti indifferenziati, continua a ricadere la maggiore responsabilità delle ricorrenti saturazioni delle discariche e quindi dell’export di rifiuti siciliani in altre regioni italiane e all’estero. Da sottolineare, invece, la costante crescita di Messina che dal 55,41% passa al 58,57% risultando prima in Sicilia e sesta in Italia fra le grandi città (cioè quelle con popolazione superiore a 200 mila abitanti) per percentuale di differenziata.

“Negli ultimi anni qualche passo avanti è stato fatto, ma la distanza dagli obiettivi europei resta purtroppo significativa”, spiega Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese, comune in provincia di Palermo e membro del Comitato europeo delle Regioni. L’Unione europea chiede di riciclare il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, il 60% entro il 2030 e il 65% entro il 2035, e soprattutto di ridurre il conferimento in discarica sotto il 10% entro il 2035. La Sicilia oggi è ancora lontana da questo traguardo: troppi rifiuti finiscono ancora in discarica, circa il 57%: “Segno che manca una filiera impiantistica adeguata a trasformare i rifiuti in materia da riciclare. Questo – aggiunge la prima cittadina – si traduce in sempre nuove emergenze rifiuti per saturazione delle discariche, continuo aumento dei costi per i comuni e conseguenze negative per il mancato rispetto dei target europei. Per questo, da sindaco e membro del Comitato europeo delle Regioni, credo che la sfida non sia solo aumentare la differenziata, ma costruire finalmente una vera infrastruttura dell’economia circolare, senza la quale la Sicilia continuerà a inseguire le emergenze invece di governarle”.

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