Messina ha superato il 60% di raccolta differenziata, avvicinandosi al target del 65% previsto dalla normativa nazionale, dopo essere partita da appena il 10% nel 2018. Un percorso virtuoso, con benefici anche sulla TARI, ridotta del 33% in due anni. Dalla gestione impiantistica di area vasta all’educazione ambientale, la città punta a fare da modello di riferimento per il Mezzogiorno
Continua la corsa di Messina verso l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani fissato dalla normativa nazionale. Dopo aver chiuso il 2024 con un tasso del 58,6% – dato ISPRA che colloca la città al sesto posto tra i comuni italiani con oltre 200 mila abitanti – anche nel 2025 Messina ha proseguito il proprio percorso di crescita, superando la soglia del 60% e attestandosi al 61,57%. Un risultato che conferma il cambio di passo netto rispetto al passato.
“Siamo partiti nel 2018 con una percentuale pari al 10% di raccolta differenziata – spiega Mariagrazia Interdonato, presidente della utility MessinaServizi Bene Comune – oggi abbiamo chiuso il 2025 con il 61,57%. Tutto questo – dice – è frutto di una strategia chiara, di una forte volontà politica e di una sinergia con la società MessinaServizi, che ha realizzato un servizio di porta a porta integrale su un territorio vasto e complesso come quello della città di Messina”.
Nell’arco di cinque anni, tra 2020 e 2025, Messina ha più che raddoppiato le percentuali di raccolta differenziata, ormai lontane da quel 29,2% registrato da Ispra nel 2020. “All’inizio – ricorda Salvo Puccio, direttore generale del Comune di Messina – il contesto era praticamente disastroso, sia dal punto di vista organizzativo sia sotto il profilo impiantistico. Non esisteva un ciclo integrato dei rifiuti e immaginare la crescita della differenziata sembrava quasi impossibile. E invece ci si è riusciti, seppur in un lasso di tempo brevissimo, sotto la spinta di un’idea sola: proteggere l’ambiente, abbassare le tariffe e restituire alla città un servizio efficiente”.
Il percorso di risanamento è passato dalla riorganizzazione dell’azienda municipale e dalla progressiva estensione del porta a porta all’intero territorio cittadino, con effetti tangibili anche sul fronte dei costi. “Messina – dice l’ex sindaco Federico Basile – è oggi l’unica città metropolitana che in due anni ha ridotto la TARI del 33%, non solo grazie al superamento del 60% di raccolta differenziata, ma anche attraverso la creazione di sistemi di filiera interna”. Abbattendo cioè i costi di trattamento grazie a nuovi impianti di prossimità, come il sito di selezione del multimateriale di Pace del Mela potenziato tra il 2018 e il 2021 e che oggi MessinaServizi vuole integrare con nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.
Da fanalino di coda a modello di gestione virtuosa: un cambio di paradigma che fa di Messina un riferimento non solo per le altre grandi città siciliane come Catania e Palermo, che ancora arrancano ai piedi della classifica nazionale, ma per l’intero Mezzogiorno, come emerso in occasione della prima edizione degli Stati Generali dell’Ambiente in Sicilia promossi da Ricicla.tv con la partnership di MessinaServizi. “Oggi Messina può rappresentare un modello per il Centro-Sud“, chiarisce Interdonato. “Tutte le città metropolitane hanno una responsabilità nei confronti dei cittadini: ridurre le filiere, abbassare i costi e soprattutto diffondere una cultura in cui il rifiuto sia visto come nuova risorsa”, aggiunge Basile.
Non solo porta a porta. Al centro della strategia di Messina anche nuovi impianti di trattamento, a partire dal digestore anaerobico da 40 mila tonnellate, ma soprattutto una visione strategica di area vasta che nel prossimo futuro punterà a integrare la gestione nell’intero ambito metropolitano, in dialogo costante con l’ente di regolazione sovracomunale.. “I pilastri di questo percorso – spiega Salvatore Mondello, presidente della SRR Messina area metropolitana – sono tre: l’impiantistica di area vasta per mantenere all’interno del territorio metropolitano l’intero ciclo dei rifiuti, la conoscenza e la diffusione capillare delle buone pratiche, con particolare attenzione alle scuole e alle future generazioni, e la gestione e la regolamentazione puntuale delle attività dei singoli comuni lungo tutta la filiera”. Un approccio integrato che punta a rendere strutturale il cambio di rotta avviato negli ultimi anni e a consolidare il ruolo di Messina come laboratorio avanzato, nell’attesa della messa a terra del nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti voluto dal presidente e commissario Renato Schifani.


