Al Consiglio europeo ambiente la discussione sull’inserimento degli impianti di incenerimento e coincenerimento all’interno del meccanismo di scambio di quote di emissioni. Perplessità espresse anche da Belgio e Spagna
Il recente Consiglio europeo ambiente a Lussemburgo ha riacceso la discussione sulla revisione dell’Ets proposta dalla Commissione europea lo scorso luglio. Tra le novità c’è l’inclusione nel sistema di scambio di quote di emissione anche degli inceneritori e coinceneritori dal 2031 con piena applicazione dal 2034.
La richiesta di includere gli impianti di waste-to-energy nell’ambito di applicazione dell’Ets era arrivata dal Parlamento europeo. La Commissione ha però proposto un approccio graduale: gli impianti resterebbero esclusi fino al 2035, se, entro il 2029, avessero rispettato almeno 2 su 3 tra questi requisiti: attivazione di sistemi diversi di tassazione del carbonio, capacità di raggiungere gli obiettivi Ue di riciclo e riduzione dello smaltimento in discarica.
Alcuni Stati membri, però, tra cui l’Italia hanno espresse delle perplessità alla Commissione. “L’incenerimento dei rifiuti urbani deve restare fuori dall’Ets, non possiamo far pagare di più ai cittadini e ai Comuni e favorire le discariche”, ha detto la viceministra all’Ambiente Vannia Gava. Una bocciatura completa della proposta, da parte dell’Italia, che, però non è la sola voce critica rispetto al provvedimento: “Per quanto riguarda l’incenerimento dei rifiuti urbani, qualsiasi inclusione deve essere coerente con la gerarchia dei rifiuti e con l’economia circolare, evitando incentivi di conferimento in discarica e costi sproporzionati per i servizi pubblici ambientali”, ha detto il rappresentante spagnolo al Consiglio. Riserve, poi, sono state espresse anche dal Belgio.
Fuori dal coro e favorevole all’intervento è la Germania, che già da alcuni anni ha introdotto un suo sistema nazionale di scambio di quote di emissione: “Sono decisamente favorevole a includere l’estensione proposta dalla Commissione riguardante i settori aereo, marittimo e dei trasporti, nonché quello dei rifiuti e i relativi impianti – ha sottolineato Carsten Schneider, ministro federale dell’ambiente, della conservazione della natura e della sicurezza nucleare della Germania – la condizione, però, è che si tenga conto delle specificità dei settori”.
La Commissione nonostante l’apertura al confronto, nel corso della riunione a Lussemburgo ha ribadito la volontà di andare avanti con la riforma: “L’ambizione climatica dell’Europa resta invariata. Si tratta di concretizzare tale ambizione coinvolgendo l’industria e puntando su investimenti e posti di lavoro nell’Unione europea. La nostra proposta è pienamente in linea con l’obiettivo che abbiamo concordato insieme nella Legge europea sul clima”, ha spiegato Wopke Bastiaan Hoekstra, Commissario europeo per l’azione per il clima.
Il dibattito, intanto, è aperto anche in Italia. Alla Camera dei Deputati ha avuto inizio il confronto con gli stakeholder all’interno della Commissione Politiche dell’Unione europea, dove è stato analizzato l’impatto che l’Ets applicato agli inceneritori nazionali potrebbe avere sui costi di gestione degli impianti.
“Forzare l’inclusione di questi impianti nell’Ets, che non nasce per questo tipo di impiantistica, rischia di produrre effetti indesiderati. Non solo a livello ambientale, perchè alcuni rifiuti non saranno più accettati, se bisogna tener conto dei livelli emissivi, ma anche a livello economico e sociale”, ha spiegato Elisabetta Perrotta, direttore generale di Assoambiente in audizione, che ha aggiunto: “L’impatto economico e sociale complessivo stimato nel nostro Paese è di 350 milioni di euro all’anno. E’ naturale che questo avrà ricadute non solo sui Comuni ma anche sui cittadini e le imprese, anche perchè le tariffe di conferimento a questo tipo di impianti potrebbero aumentare anche di 45 euro a tonnellata”.
Anche Fead, la federazione europea delle imprese di gestione dei rifiuti, che segue in prima linea l’evolversi del dibattito, chiede che a prevalere sia il principio “chi inquina paga” e che, tale imperativo, debba essere applicato a monte della filiera. I dubbi principali riguardano soprattutto la componente fossile presente nei rifiuti. L’associazione, inoltre, sottolinea anche i limiti delle tecnologie di cattura del carbonio, che non sarebbero ancora “una soluzione miracolosa”.
Il cammino della riforma dell’Ets, intanto, va avanti anche all’Eurocamera. Il relatore della Commissione Ambiente del Parlamento europeo, Peter Liese, ha presentato i propri emendamenti che dovranno prima passare il vaglio della Commissione Envi, per poi approdare in Aula e successivamente alla negoziazione con la Commissione Ue e il Consiglio europeo.






