Inceneritori nell’ETS, FEAD: evitare doppia tassazione e rafforzare ‘chi inquina paga’

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Redazione Ricicla.tv
21/07/2026

FEAD chiede che l’ingresso degli inceneritori nell’EU ETS dal 2031 non si traduca in una doppia imposizione sugli operatori. La federazione sollecita maggiori responsabilità per i produttori dei beni non riciclabili e il reinvestimento dei proventi nel settore. Cautela anche sulla carbon capture e sui nuovi obblighi di monitoraggio delle emissioni delle discariche


L’estensione dell’EU ETS agli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti non pericolosi dovrà evitare sovrapposizioni con le tassazioni nazionali, attribuire una quota maggiore dei costi ai produttori dei beni non riciclabili e garantire che i proventi generati dal sistema tornino a finanziare la decarbonizzazione del comparto. È la posizione di FEAD, la federazione europea delle imprese private di gestione dei rifiuti, dopo la pubblicazione della proposta con cui la Commissione europea punta a rivedere il sistema europeo di scambio delle quote di emissione e ad allinearlo all’obiettivo climatico dell’Unione al 2040.

Per il settore dei rifiuti, il passaggio più rilevante è rappresentato dall’ingresso nell’ETS degli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti non pericolosi a partire dal 2031, attraverso una fase di introduzione graduale fino al 2034. La proposta consentirebbe inoltre agli Stati membri di applicare una temporanea esclusione nazionale nei casi in cui siano già in vigore “misure equivalenti”. Rimarrebbe invece escluso dal sistema il trattamento dei rifiuti pericolosi, un elemento che FEAD accoglie favorevolmente alla luce del “ruolo essenziale del settore nella protezione della salute umana e dell’ambiente”.

La proposta della Commissione ha un impatto diretto rilevante sul settore della gestione dei rifiuti”, ha dichiarato Paolo Campanella, segretario generale di FEAD. “Il settore contribuisce da tempo agli obiettivi climatici e di economia circolare dell’Europa attraverso un approccio integrato basato sulla gerarchia dei rifiuti. Con l’avanzare del processo legislativo, sarà essenziale fornire agli operatori un quadro stabile e prevedibile per gli investimenti, capace di sostenere una decarbonizzazione efficace e, allo stesso tempo, di riconoscere il ruolo complementare di tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti”.

La federazione guarda ora al negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio, chiedendo che il testo finale tenga insieme riduzione delle emissioni, certezza regolatoria e sostenibilità economica degli investimenti richiesti agli operatori.

Il primo punto sollevato da FEAD riguarda il rischio di una duplicazione dei costi. Secondo la federazione, “l’inclusione del waste-to-energy nell’ETS non deve tradursi in una doppia tassazione” nei casi in cui gli operatori siano già soggetti a carbon tax nazionali o ad altri prelievi ambientali equivalenti.

L’associazione chiede inoltre che il principio “chi inquina paga” venga applicato anche a monte della filiera. Il nodo riguarda in particolare la componente fossile presente nei rifiuti avviati a incenerimento, a partire dalle plastiche e dagli imballaggi non riciclabili. In assenza di meccanismi economici applicati ai produttori, il rischio è che il prezzo della CO2 venga trasferito sulle tariffe di trattamento, ricadendo “esclusivamente sugli operatori dei rifiuti e, in ultima istanza, sui cittadini”.

Pur accogliendo favorevolmente la scelta della Commissione di destinare i proventi dell’ETS a interventi coerenti con la gerarchia dei rifiuti e di sostenere economicamente gli investimenti per la riduzione delle emissioni al camino, FEAD richiama i limiti tecnici ed economici delle tecnologie di cattura del carbonio. Una soluzione considerata centrale da Bruxelles ma che, avverte la federazione, “non è una soluzione miracolosa” e “non è tecnicamente o economicamente applicabile in ogni impianto di incenerimento”.

In ogni caso, chiarisce l’associazione, la riduzione delle emissioni prodotte dagli inceneritori non può essere perseguita isolatamente. Gli interventi sugli impianti devono procedere insieme al miglioramento della raccolta, della selezione e del riciclo delle plastiche.

La circolarità deve restare al centro della decarbonizzazione”, sottolinea il comunicato. Le politiche climatiche dovranno quindi mantenere “la gerarchia dei rifiuti al centro dell’azione”, evitando che il ricorso all’ETS determini effetti distorsivi sui flussi o penalizzi gli investimenti nelle attività collocate ai livelli superiori della gerarchia.

La proposta della Commissione introduce inoltre obblighi di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni per le discariche di rifiuti non pericolosi. FEAD chiede però che tali obblighi “non comprendano le emissioni storiche derivanti dai rifiuti conferiti in passato” e che, prima dell’avvio del monitoraggio, venga definito “un metodo standardizzato per la misurazione e la quantificazione delle emissioni diffuse di metano”, al momento ancora assente.

Infine, la federazione sostiene l’integrazione delle rimozioni certificate di carbonio nel sistema ETS, ma chiede un quadro operativo semplice. FEAD propone “un collegamento uno a uno tra le rimozioni di carbonio verificate e le quote ETS”, fondato su un sistema concretamente utilizzabile dagli operatori e privo di “calcoli inutilmente complessi a livello di singolo impianto”.

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