Mentre il Parlamento europeo apre alla sospensione temporanea dell’EPR sui costi del trattamento quaternario, i regolatori idrici di Wareg chiedono di accelerarne l’attuazione. La proposta punta su un sistema nazionale unico e senza scopo di lucro, verifiche ex ante sugli investimenti e flussi finanziari certi dai produttori. Resta aperto il nodo del 20% dei costi non coperto obbligatoriamente dall’EPR, che secondo Wareg non deve ricadere sulle tariffe di famiglie e imprese
Altro che sospenderne l’applicazione. L’introduzione della responsabilità estesa del produttore (o EPR) nel settore del trattamento delle acque reflue è “un passo avanti nella protezione delle risorse idriche europee” e per questo deve essere accelerata per rispettare le scadenze fissate dall’Ue “senza compromettere l’accessibilità economica per i consumatori”. Mentre il Parlamento europeo, con un blitz dell’asse popolari-conservatori, consegna alla Commissione una risoluzione nella quale si chiede la sospensione temporanea del meccanismo che dovrebbe imporre alle industrie pharma e beauty la quasi totalità dei costi di disinquinamento avanzato dei reflui, l’associazione dei regolatori idrici Wareg, in una posizione congiunta, difende la misura e anzi chiede agli Stati membri e a Bruxelles di garantire “un’azione immediata” per un’attuazione rapida ed efficace.
Stando alla nuova direttiva europea sulle acque reflue, i singoli Stati dovranno regolamentare i regimi di responsabilità estesa del produttore attraverso i quali le aziende dei settori farmaceutico e cosmetica dovranno coprire almeno l’80% dei costi del trattamento quaternario negli impianti di depurazione di maggiori dimensioni e negli impianti più piccoli situati in aree considerate a rischio. Si tratta di una fase avanzata di trattamento destinata ad abbattere sostanze che non vengono eliminate efficacemente dai processi convenzionali, tra cui residui farmaceutici e componenti dei prodotti cosmetici, come ormoni, pesticidi, PFAS, micro e nanoplastiche.
“I tempi sono stretti – scrive Wareg – gli Stati membri devono recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 31 luglio 2027. Inoltre, entro la fine del 2028 andranno costituite le organizzazioni di responsabilità estesa e dovranno essere definite le procedure di raccolta dei dati, con l’avvio dei primi cicli contributivi nel 2029. Per rispettare queste scadenze senza compromettere l’accessibilità economica per i consumatori, è fondamentale un’azione preparatoria tempestiva“.
Nella posizione congiunta, adottata in occasione dell’ultima assemblea generale, Wareg invita gli Stati membri a costruire l’EPR per il trattamento quaternario delle acque reflue su un modello specifico per il servizio idrico, evitando il semplice trapianto degli schemi già utilizzati nel settore dei rifiuti. Secondo l’associazione, la depurazione opera in condizioni di monopolio naturale, con infrastrutture capital intensive e ambiti territoriali definiti: per questo la concorrenza tra più organizzazioni di responsabilità del produttore sarebbe poco adatta e rischierebbe di aumentare complessità e costi. La proposta è invece quella di istituire un unico sistema nazionale, senza scopo di lucro, incaricato di raccogliere i contributi dei produttori e trasferirli a un fondo pubblico destinato a finanziare il trattamento quaternario.
Wareg chiede inoltre che gli investimenti siano sottoposti a verifiche ex ante da parte dei regolatori economici, per evitare sovradimensionamenti e scelte tecnologiche non efficienti. Centrale anche il tema della stabilità finanziaria: i flussi dai produttori devono essere certi, garantiti e tempestivi, con regole chiare in caso di mancato pagamento. L’associazione segnala poi i rischi legati al restante 20% dei costi non coperto obbligatoriamente dall’EPR, che potrebbe tradursi in aumenti tariffari per famiglie e imprese: per evitarlo l’associazione dei regolatori propone di utilizzare risorse pubbliche nazionali o fondi Ue, eventuali contributi dei produttori oltre la soglia minima dell’80% e strumenti di tutela per gli utenti vulnerabili. Infine, secondo Wareg l’EPR dovrebbe incentivare la prevenzione alla fonte attraverso criteri europei armonizzati di eco-modulazione dei contributi, legati a quantità e pericolosità delle sostanze immesse sul mercato.
Sul fronte opposto della barricata l’industria farmaceutica e, dall’ultima plenaria, anche il Parlamento europeo, che ha fatto propri gli allarmi lanciati dalle associazioni del mondo pharma sul rischio di rincari per i farmaci a mercato. Con una risoluzione originariamente presentata da S&D, Renew Europe, Verdi/ALE e The Left, e successivamente modificata in modo sostanziale dagli emendamenti del Partito popolare europeo e dei Conservatori e riformisti europei, l’eurocamera ha chiesto alla Commissione di sospendere l’applicazione dell’EPR e di realizzare entro la fine del 2026 una nuova valutazione che individui le sostanze presenti nelle acque reflue urbane, verifichi i costi del trattamento quaternario e riesamini “l’attribuzione della responsabilità ai settori pertinenti in base al principio ‘chi inquina paga’”.





