Biometano, l’Italia vuole rinunciare al target Pnrr dei 2,3 miliardi di metri cubi

di Luigi Palumbo 10/11/2025

Il governo rivede gli obiettivi del Pnrr sul biometano, sostituendo il target produttivo di 2,3 miliardi di metri cubi con un obiettivo di spesa da 2,2 miliardi di euro. Sarà il Gse a gestire una nuova facility e a garantire l’assegnazione dei fondi entro giugno 2026. La misura punta a mettere in sicurezza gli investimenti, spostando più in là (forse al 2028) il completamento degli impianti


Addio al target Pnrr sul biometano. L’ambizioso obiettivo di produrre 2,3 miliardi di metri cubi di nuovo metano verde da scarti agricoli e rifiuti organici inizialmente concordato con l’Ue lascerà il posto a un nuovo obiettivo di spesa. E dovrà essere il Gse a garantire che gli oltre due miliardi di euro disponibili per incentivare la costruzione di nuovi impianti e l’ammodernamento di quelli esistenti vengano assegnati entro giugno 2026 alle imprese che dovranno realizzarli. Questa la mossa del governo per mettere in sicurezza gli investimenti sul biometano, stando alla sesta, e ultima, revisione del recovery italiano, che lo scorso 4 novembre ha ottenuto il via libera dalla Commissione europea e che ora è sul tavolo del Consiglio Ue per l’approvazione finale da parte dell’Ecofin.

La rimodulazione interesserà complessivamente 34 misure, con 173 modifiche per un valore di poco superiore ai 14 miliardi di euro (pari al 7% dell’intero Pnrr) ed è stata disegnata sulla base delle indicazioni diramate lo scorso giugno da Bruxelles per guidare gli Stati membri nella gestione della fase finale dei piani nazionali. L’obiettivo è sia quello di spostare risorse dalle linee d’investimento che non si siano dimostrate efficaci su quelle che stanno ‘tirando’ di più, ma anche quello di evitare che gli interventi in corso finiscano per schiantarsi contro l’inesorabile scadenza al giugno 2026. È in questa direzione che si muove la modifica dell’investimento sul biometano.

Tra le proposte di revisione del Pnrr, che Ricicla.tv ha potuto consultare, presentate a Bruxelles dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e approvate dalla Commissione c’è anche la trasformazione di una serie di investimenti che rischiano di non rispettare la rigida deadline fissata dall’Ue in ‘facility’, ovvero in strumenti finanziari con un orizzonte temporale più ampio da affidare a soggetti attuatori pubblici come Invitalia o Gse. Al Gestore dei servizi energetici, nello specifico, la revisione del Pnrr punta ad assegnare nuove facility su agrisolare, agrivoltaico, comunità energetiche e, per l’appunto, una facility da 2,2 miliardi di euro per il biometano.

Entro giugno 2026, prevede il nuovo Pnrr, il Gse dovrà aver sottoscritto gli atti d’obbligo con gli assegnatari delle risorse, fino ad esaurirle. Sarà questa, in caso di via libera dell’Ecofin alla rimodulazione del Piano, la milestone da raggiungere per rispettare il cronoprogramma concordato con l’Ue e sbloccare la decima, e ultima, tranche di prestiti. Un intervento che “consentirà a tutte le imprese di accedere alle risorse con più tempo per chiudere gli investimenti”, commenta il presidente del Consorzio italiano biogas Piero Gattoni. Un’impostazione di gran lunga più flessibile rispetto a quella originale, che vincolava l’Italia al raggiungimento del target di 2,3 miliardi di metri cubi di nuova capacità produttiva entro la primavera del prossimo anno. Obiettivo di performance che rischia di non essere centrato e che per questo nella nuova versione del Pnrr viene completamente rivisto.

Per raggiungere il target inizialmente concordato con l’Ue, infatti, il Pnrr ha messo a disposizione delle imprese un ciclo di incentivi da 1,7 miliardi di euro (portati successivamente a 2,3 ma ridotti a 2,2 nell’ultima rimodulazione) da assegnare tramite aste bandite dal Gse. Dopo un avvio lento il meccanismo ha ingranato e, nell’arco di cinque procedure competitive, ha assegnato risorse a oltre 550 interventi per una capacità produttiva complessiva superiore a 2 miliardi di metri cubi. Tuttavia, per accedere alla parte più consistente dell’incentivo – ovvero il contributo a fondo perduto del 40% sulle spese in conto capitale – gli interventi dovrebbero essere terminati entro e non oltre il giugno 2026. Una scadenza che molte imprese, alle prese con lungaggini burocratiche e difficoltà operative, sanno già di non poter rispettare. Dal momento che la mancata assegnazione del contributo farebbe venire meno la bancabilità dell’intervento, il rischio è che gli assegnatari dell’incentivo possano rinunciarvi, compromettendo la corsa al target.

Da qui la proposta del governo di trasformare l’investimento in una ‘facility’ e il target quantitativo in una milestone amministrativa, da raggiungere non più portando a termine gli interventi sul campo ma solo garantendo che le risorse disponibili vengano effettivamente assegnate alle imprese e che queste ultime, negli atti d’obbligo che saranno siglati con il Gse, si impegnino a completare gli investimenti entro la data che verrà stabilità dal Gestore (probabilmente entro la primavera del 2028). “Era quello che chiedevamo da tempo – dice Gattoni – visto l’impegno dell’industria agricola per raggiungere questo importante traguardo”. Se tutti gli interventi incentivati verranno effettivamente realizzati, la nuova capacità produttiva di biometano dovrebbe avvicinarsi di molto al target inizialmente concordato con l’Ue dei 2,3 miliardi di metri cubi. Fino al via libera definitivo dell’Ecofin, però, il condizionale resta d’obbligo. Nel frattempo, ha spiegato a Ricicla.tv il presidente del Gse Paolo Arrigoni, “bisogna lavorare con il governo e il Ministero dell’Ambiente per individuare un meccanismo di sostegno post Pnrr che possa consentire di traguardare l’obiettivo al 2030 di 5 miliardi di metri cubi“.

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