Pronta la sesta e ultima revisione del Pnrr, da oltre 14 miliardi. Le linee su rifiuti ed economia circolare cederanno circa il 15% (300 milioni), come riqualificazione di economie e rinunce. Per il biometano restano 100 milioni inutilizzati: niente nuova gara né facility, ma riallocazione su altri interventi
C’è anche la rimodulazione delle linee d’investimento su rifiuti e biometano nella sesta, e ultima, revisione del PNRR messa a punto dalla cabina di regia di Palazzo Chigi. Il restyling sarà illustrato al Parlamento nelle giornate di martedì e mercoledì, in vista dei colloqui finali con la Commissione. L’obiettivo del governo è quello di formalizzare la proposta a Bruxelles entro il prossimo 8 ottobre per arrivare all’ok finale da parte dell’ecofin entro il 13 novembre.
La rimodulazione finanziaria interesserà complessivamente 34 misure, per un valore di poco superiore ai 14 miliardi di euro (pari al 7% dell’intero Pnrr), risorse che il governo punta a mettere in sicurezza seguendo le indicazioni diramate da Bruxelles lo scorso giugno sulla gestione della fase finale dei piani nazionali. “Un adeguamento necessario, tenuto conto che il Piano era stato concepito in un contesto politico ed economico del tutto diverso” ha spiegato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, secondo cui serve “semplificare al massimo la fase finale del Piano”, visto che manca meno di un anno al termine ultimo per gli investimenti.
Come le precedenti revisioni del Pnrr, anche la sesta e ultima punterà soprattutto a sottrarre risorse alle linee d’investimento che non si siano dimostrate efficaci, come idrogeno e transizione 5.0, per concentrarle sugli interventi che stanno ‘tirando’ meglio, come industria 4.0 o il credito d’imposta per il Mezzogiorno. Nella proposta di rimodulazione spazio anche alla creazione di nuove facility, strumenti finanziari che garantiranno un orizzonte di spesa più ampio alle linee d’investimento che rischiano di non rispettare la scadenza del 2026. Una ricalibratura dei prestiti e delle sovvenzioni, necessaria anche a convogliare verso nuovi capitoli di spesa le eventuali economie realizzate nell’ambito dei vari investimenti.
Si muove in questa direzione, ad esempio, la proposta di rimodulazione delle due linee d’investimento su rifiuti ed economia circolare, che secondo quanto apprende Ricicla.tv dovrebbero ‘cedere’ intorno al 15% delle risorse complessivamente stanziate, pari a circa 300 milioni di euro. Non un definanziamento, precisa il ministero dell’Ambiente, ma la “riqualificazione” delle economie realizzate in fase esecutiva, ovvero i risparmi rispetto ai costi di intervento inizialmente previsti ma anche le risorse liberate dalle rinunce ai finanziamenti. Che a dicembre del 2023, ultimo dato disponibile, erano circa una trentina su oltre 1.300 progetti ammessi a finanziamento.
Situazione simile anche sul fronte degli incentivi per il biometano. La misura, che dovrebbe spingere la realizzazione di impianti per la produzione di gas verde da rifiuti e scarti agricoli fino a una capacità di 2,3 miliardi di metri cubi annui da centrare entro giugno 2026, era stata inizialmente finanziata con 1,7 miliardi di euro, poi portati a 2,34 con la rimodulazione Pnrr della scorsa primavera per dare copertura totale agli interventi ammessi in graduatoria nell’ultima delle cinque gare per l’assegnazione dei sostegni. Al netto delle risorse impiegate resterebbe “un gruzzoletto”, come lo ha definito il presidente del Gse Paolo Arrigoni, dal valore di circa 100 milioni di euro, che inizialmente avrebbe dovuto essere utilizzato per finanziare una sesta, e ultima, gara. Ma i tempi troppo stretti per la realizzazione degli interventi, vincolati alla deadline di giugno 2026, potrebbero aver spinto governo, Mase e Gse ad abbandonare l’idea, cedendo le risorse perché vengano allocate su altre linee d’intervento.
Sembra invece sfumare, almeno stando al documento illustrato in cabina di regia dal ministro Foti, la ventilata ipotesi di trasformare l’investimento sul biometano in una nuova facility, ovvero in uno strumento finanziario da assegnare a Invitalia o a Cassa Depositi e Prestiti, con margini temporali di spesa più flessibili rispetto alla scadenza rigida fissata per la primavera 2026. Sebbene alcune indiscrezioni raccolte da Ricicla.tv dessero questa opzione per certa, il documento non ne fa menzione esplicita. Qualora la facility non venisse attivata, rimarrebbero poco più di otto mesi per portare a termine oltre 500 interventi, tra nuovi impianti e revamping di strutture esistenti: un conto alla rovescia che le imprese giudicano da tempo insostenibile.


