Anac e Mase hanno posto in consultazione una bozza di comunicato congiunto per rafforzare l’applicazione dei CAM negli appalti e nelle concessioni pubbliche. Il testo chiarisce che l’omissione dei criteri può rendere illegittima la gara e propone verifiche più stringenti, penali contrattuali e possibili risoluzioni in caso di inadempimento. Il IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi mostra intanto che i CAM restano disattesi in una quota significativa delle procedure monitorate
Anac e Ministero dell’Ambiente insieme per rafforzare l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti e nelle concessioni pubbliche. Con una bozza di comunicato congiunto, il dicastero di via Cristoforo Colombo e l’Autorità nazionale anticorruzione hanno proposto una serie di indicazioni per la corretta integrazione dei CAM nelle procedure di affidamento. Il testo sarà aperto alla consultazione dei portatori d’interesse fino al prossimo 30 settembre. Osservazioni e richieste di modifica dovranno pervenire attraverso il questionario online accessibile dalla pagina web della consultazione sul portale dell’authority.
I CAM puntano a fare degli acquisti pubblici una leva per orientare il mercato verso beni, servizi e lavori a minore impatto ambientale, fissando requisiti ambientali che devono essere recepiti nella progettazione, nella documentazione di affidamento e garantiti dall’aggiudicatario. Al momento le discipline di dettaglio tecnico vigenti sono 24 e comprendono, tra gli altri, edilizia, ICT, arredi, rifiuti urbani, strade, tessili, ristorazione, verde pubblico e servizi energetici.
Sebbene l’applicazione dei CAM sia obbligatoria ai sensi del Codice dei contratti pubblici, il Mase ha registrato nel tempo numerose segnalazioni di non corretta applicazione da parte delle stazioni appaltanti, mentre Anac è intervenuta più volte su procedure in cui i criteri ambientali erano stati omessi, derogati o applicati in maniera non conforme. Da qui la proposta di comunicato congiunto, un vero e proprio vademecum per le stazioni appaltanti, con “indicazioni utili ad una corretta e uniforme applicazione della normativa”, scrive Anac.
La bozza di vademecum si articola in 6 paragrafi, a partire dall’interpretazione della natura obbligatoria dei CAM. Sul punto Anac e Mase chiariscono che i CAM devono ritenersi obbligatori anche per gli affidamenti sotto soglia, mentre nel caso dell’affidamento in house la loro applicazione è rimessa alla valutazione dell’amministrazione, pur essendo considerata “auspicabile”. La mancata indicazione dei criteri applicabili nella documentazione progettuale e di gara, chiariscono Anac e Mase, “determina l’illegittimità dell’atto indittivo” e lo stesso effetto può determinarsi quando i criteri non vengono concretamente tradotti nelle specifiche tecniche e nelle clausole che disciplinano l’esecuzione del contratto. Il rispetto dei CAM, insomma, dev’essere un requisito sostanziale dell’intera procedura, e non un mero attributo formale.
Il documento chiarisce poi gli ambiti di applicazione, l’individuazione dei CAM applicabili, il loro corretto inserimento nella documentazione di gara, fino alla verifica del rispetto dei CAM da parte degli operatori economici, sia durante la gara che nell’esecuzione del contratto. Su quest’ultimo punto Mase e Anac suggeriscono di “prevedere un sistema di penali per inadempimento da applicare in caso di mancato rispetto delle previsioni contrattuali in materia di criteri ambientali minimi”.
Il sistema di penalizzazioni, scrivono, “va chiaramente indicato nella documentazione di gara, deve riferirsi all’inadempimento, imputabile all’operatore economico, di obblighi contrattuali puntuali e verificabili, e prevedere penali commisurate”. Fermo restando, si legge, che il mancato rispetto dei CAM in fase esecutiva può anche rappresentare “un grave inadempimento determinante la risoluzione del contratto” soprattutto nel caso in cui “le difformità rispetto al progetto o al capitolato tecnico (utilizzo di materiali o componenti privi delle caratteristiche ambientali richieste, carenze strutturali o prestazionali) incidono in modo significativo e irrimediabile sulla qualità della prestazione o della fornitura sotto il profilo ambientale”.
Nelle intenzioni di Anac e Mase, il vademecum sui Cam dovrebbe contribuire a rafforzare l’applicazione di uno strumento prezioso per la transizione verde ma che stenta a funzionare al massimo del suo potenziale. Stando al IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, riferito alle procedure bandite nel 2025, in 191 delle 847 gare analizzate tra centrali di committenza regionali, ASL ed enti gestori di aree protette i CAM non sono stati applicati: il 22,6% del totale, più di una procedura su cinque. Il divario cresce negli enti locali di minori dimensioni. Nei 480 Comuni non capoluogo monitorati, la mancata applicazione riguarda 1.655 casi su 4.539, pari al 36,5%, contro il 14% registrato nei capoluoghi.





