Il 28 luglio la riunione del tavolo plastica al Mase. Regis chiede il carbon credits, per Assoambiente serve creare domanda stabile di materia prima seconda
La road map presentata dal Ministero dell’Ambiente nel corso dell’ultimo tavolo di crisi dedicato al riciclo della plastica ha convinto in parte i portatori d’interesse. Se da un lato, infatti, è interesse comune evitare il blocco della raccolta e dei conferimenti negli impianti, dall’altro le soluzioni proposte dagli operatori del settore sono variegate.
Walter Regis, presidente di Assorimap, e tra i primi a segnalare con forza le difficoltà del settore ha espresso nel corso del suo intervento varie perplessità, anche sulle proposte del Mase. Regis, infatti, ha sollevato dubbi sulla reale efficacia dei certificati bianchi se rivolti solo agli utilizzatori, mentre il suo invito è quello di esplorare la via dei carbon credits. Altro problema, poi, per Assorimap, sarebbe l’assenza di sanzioni effettive nei bandi relativi ai Criteri Minimi Ambientali.
Un altro terreno di confronto è quello relativo alle giacenze di materiale presente nei centri di selezione e stoccaggio. Per Bruno Manzi di Utilitalia sono i sistemi epr a doversi assumere le responsabilità della gestione post-raccolta e per questo avrebbe sollecitato Corepla ad effettuare interventi immediati per lo svuotamento dei punti di raccolta. Una tesi sostenuta anche da Francesco Iacotucci di Anci. Il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, però ha ribattuto che “l’80% degli accumuli di plasmix (circa 16.000 tonnellate su 20.000) è di competenza dei convenzionati e dei centri di selezione e stoccaggio (CSS) non del consorzio, segnalando un debito accumulato dai CSS e dagli altri punti di ritiro pari a 19.000 tonnellate nel periodo gennaio-giugno 2026″. Corepla ,quindi, ha chiesto alle Regioni l’emanazione di ordinanze per gli stoccaggi temporanei, l’accelerazione delle autorizzazioni e la liberalizzazione del coincenerimento in cementeria, evidenziando che il tasso di sostituzione in Italia è fermo a circa il 20%, contro il 60-70% registrato in altri Paesi europei.
Rispetto al ruolo del sistema consortile il direttore generale di Conai, Simona Fontana, ha ricordato che dal 1° ottobre di quest’anno scatterà l’aumento del contributo ambientale che supererà i 900 euro a tonnellata per le plastiche più difficili da trattare (poliolefine miste), l’aumento ha il doppio obiettivo di disincentivare la loro immissione sul mercato e di garantire la copertura della loro gestione a fine vita.
Le differenze di costo tra polimeri vergini e la materia prima seconda sono al centro dell’interesse del Ministero dell’Ambiente che ha sollecitato gli interlocutori a fornire dati puntuali sui prezzi per poter avviare una riflessione su eventuali misure di sostegno economico.
La crisi del settore, però, è strutturale, quindi non si tratta solo di fornire sostegni a breve termine, ma di creare una vera e propria domanda “stabile e prevedibile” di materia prima seconda, come chiesto negli scorsi giorni anche da Fead, la federazione europea delle imprese del waste management. Una tesi sposata, nel corso della riunione al Mase, anche da Elisabetta Perrotta, direttore di Assoambiente, che ha denunciato come in Ue le discussioni non sembrino orientarsi verso obblighi vincolanti di acquisto del riciclato bensì verso attività di monitoraggio e controllo doganale, ritenute insufficienti a sbloccare il problema di mercato.





