Nuovo regolamento Ue spedizioni di rifiuti, tra stretta all’export e caos operativo sul DIWASS

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Luigi Palumbo
18/05/2026

Dal 21 maggio entra in applicazione il nuovo regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, con restrizioni più severe sulle esportazioni extra Ue e nuove regole digitali per la gestione dei flussi transfrontalieri. Ma operatori e associazioni denunciano ritardi sul portale DIWASS, interpretazioni divergenti tra Stati membri e forti incertezze operative. Sullo sfondo, il timore che i divieti all’export non bastino a rafforzare il riciclo


L’Europa dei rifiuti cambia rotta. Dal 21 maggio 2026 diventa applicabile il nuovo regolamento Ue sulle spedizioni transfrontaliere, che riscriverà in maniera radicale la disciplina per la movimentazione dei flussi dentro e fuori i confini dell’Unione. Nuove restrizioni, maggiori controlli e una spinta, almeno nelle intenzioni di Bruxelles, alla digitalizzazione delle procedure. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le esportazioni di rifiuti problematici verso paesi terzi, al tempo stesso favorendo il riciclo e il recupero dentro l’Ue. Un passaggio che, a pochi giorni dalla scadenza, continua però a sollevare forti preoccupazioni tra operatori e autorità competenti.

Anche se il regime diventerà operativo a scaglioni, con ulteriori step intermedi da qui al prossimo anno, i primi effetti si faranno sentire già da subito: dal 21 maggio, ad esempio, scatterà lo stop, tranne casi eccezionali opportunamente motivati, allo smaltimento di rifiuti tra Stati membri. “Per l’Italia, su diverse tipologie di rifiuti, questo significherà dover rispettare condizioni molto più restrittive per ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie alle spedizioni”, chiarisce la consulente ambientale Benedetta Bracchetti. Lo stop sarà invece “assoluto e mai derogabile” per i rifiuti urbani indifferenziati, per i quali dal 21 maggio varrà inoltre il divieto totale di esportazione fuori dai confini dello spazio economico europeo.

L’irrigidimento delle regole riguarderà anche i rifiuti recuperabili e, in particolare, le plastiche dirette a recupero fuori dall’Ue, sia verso paesi OCSE che non OCSE. “Dal 21 maggio 2026 – chiarisce Bracchetti – sarà necessario applicare la procedura di notifica e autorizzazione preventiva scritta per raggiungere paesi quali la Turchia”, ricorda, sottolineando come la stretta riguarderà anche destinazioni che fino a oggi hanno goduto di un regime autorizzativo semplificato. Sarà solo l’assaggio del doppio giro di vite che arriverà prima il 21 novembre 2026, quando scatterà la messa al bando totale delle esportazioni di plastica verso i paesi non OCSE, e poi dal 21 maggio 2027, quando tutte le destinazioni non OCSE che non siano state nel frattempo autorizzate dalla Commissione Ue non potranno più ricevere rifiuti non pericolosi da recuperare. Secondo i dati riportati da Eurostat, lo stop alle esportazioni verso paesi in via di sviluppo potrebbe interessare movimentazioni per oltre 20 milioni di tonnellate l’anno.

Nella visione della Commissione la stretta alle esportazioni extra Ue dovrà fare da acceleratore del recupero entro i confini dell’Unione. Per questo, dal 21 maggio 2026, in un’ottica di snellimento e semplificazione, tutte le movimentazioni intra europee, sia quelle soggette a notifica che quelle della cosiddetta ‘lista verde’, avrebbero dovuto essere pienamente digitalizzate e gestite attraverso il portale DIWASS. Il condizionale è però d’obbligo, visto che proprio il DIWASS, al momento, resta una delle principali incognite dell’intera partita. Secondo la consulente Benedetta Bracchetti, “la piattaforma è arrivata sostanzialmente agli sgoccioli rispetto ai tempi previsti e le operazioni di registrazione e migrazione dei dati stanno procedendo molto a rilento. Ci si chiede concretamente se dal 21 maggio sarà possibile gestire correttamente tutte le notifiche e tutti gli operatori coinvolti nelle spedizioni”.

A poco, o nulla, potrebbe servire l’apertura della Commissione Ue alla gestione, in deroga, almeno delle movimentazioni in ‘lista verde‘ fuori dal DIWASS fino a fine anno. “La situazione è estremamente incerta”, sottolinea Bracchetti, ricordando che il regolamento non è stato formalmente modificato per integrare la deroga e che questo “sta creando per gli operatori una situazione assai difficile da gestire“. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le differenti interpretazioni nazionali. “La Germania ha adottato una posizione più rigida rispetto a quella italiana”, evidenzia la consulente. “Di conseguenza un operatore potrebbe trovarsi a gestire la stessa spedizione con criteri diversi a seconda del Paese coinvolto”.

Una preoccupazione condivisa anche da FEAD, la federazione europea delle imprese del waste management. “Ogni Stato membro sta prendendo un approccio diverso”, osserva Paolo Campanella, segretario generale dell’associazione. “Ci sono Paesi che hanno semplicemente ripreso le indicazioni della Commissione e altri che stanno cercando di fornire linee guida più dettagliate. Ma per gli operatori il problema resta: devono continuare a lavorare in un quadro di forte incertezza. In ogni caso – dice – l’armonizzazione delle regole tra Stati membri al momento è un sogno”.

Nel frattempo, la Commissione europea ha proposto una modifica puntuale al regolamento, per consentire la prosecuzione delle spedizioni di rifiuti indifferenziati verso gli inceneritori svizzeri, altrimenti destinate a uno stop senza possibilità di deroga. Un intervento circoscritto, che dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio Ue e che potrebbe però trasformarsi in un’occasione per correggere anche altre criticità emerse nell’applicazione del nuovo regime. “Sappiamo benissimo che da parte della Commissione non c’è la minima intenzione di allargare lo scopo di questa proposta – dice Campanella – ma da parte nostra proveremo a inserire qualcosa che possa migliorare il regolamento. Speriamo che europarlamentari e Stati membri possano accogliere le nostre proposte”.

Al netto dei nodi applicativi, resta la necessità di una seria riflessione politica e strategica sugli scenari economici che si apriranno con il nuovo regolamento. “Lo sviluppo del riciclo e in generale dell’economia circolare – spiega Campanella – non può essere affidato a restrizioni e divieti. Serve creare condizioni di mercato perché questo avvenga. Pensiamo alla plastica: nel momento in cui, per effetto dei divieti, avremo molti più rifiuti da gestire all’interno dei confini dell’Ue, cosa succederà a quei rifiuti se, com’è attualmente, la domanda di materiali ricavati dai rifiuti continuerà a essere bassa? Negli ultimi tre anni – spiega – abbiamo perso un milione di tonnellate di capacità di riciclo per cause economiche, e non saranno i divieti a farle tornare in vita. Quello che serve è creare condizioni di mercato vantaggiose e aumentare la domanda interna europea. È su questo – dice – che chiediamo di porre la massima attenzione, anche in vista del Circular Economy Act“.

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