A meno di un mese dall’entrata in vigore del nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti, la Commissione Ue corre ai ripari: sul tavolo una deroga per salvare l’export verso gli inceneritori svizzeri.
Una deroga alle nuove regole sulle movimentazioni internazionali di rifiuti per salvare i trasferimenti diretti agli impianti di recupero energetico svizzeri. È la misura proposta dalla Commissione Ue, con un emendamento al nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti, che tra meno di un mese diventerà operativo in tutti gli Stati membri dell’Unione. Una iniziativa già annunciata nel pacchetto Omnibus di semplificazioni ambientali, presentato lo scorso dicembre, e ora formalizzata da Bruxelles, che prova così a evitare di trasformare la nuova disciplina sull’export di rifiuti in un boomerang per gli Stati membri, sia sotto il profilo ambientale che economico.
Il regolamento sulle spedizioni di rifiuti prevede infatti, tra l’altro, il divieto di esportare fuori dall’Ue i rifiuti urbani non differenziati a partire dal 21 maggio 2026. Divieto che, allo stato attuale, copre anche le circa 200 mila tonnellate annue inviate in Svizzera a recupero energetico. Trasferimenti motivati quasi sempre dalla prossimità degli impianti elvetici ai luoghi di effettiva produzione dei rifiuti, soprattutto nelle zone di confine in Germania, Austria, Francia e Italia. Lo stop all’export, scrive la Commissione, porrebbe “fine a una pratica in vigore già da molti anni”, con il rischio di spostare “il trasporto di tali rifiuti verso altri paesi, in impianti di gestione dei rifiuti situati più lontano”.
Secondo calcoli della Commissione, ad esempio il trasporto di rifiuti urbani misti dalla regione del Vorarlberg in Austria all’impianto più vicino in Svizzera “è dieci volte più breve rispetto all’opzione più probabile in Austria (40 km contro 400 km)”. Trasporti che, per di più, avvengono prevalentemente su rotaia e che, in caso di stop, andrebbero con ogni probabilità sostituiti con ben più inquinanti trasporti su gomma. Su questa base, scrive Bruxelles, si può stimare che la gestione attuale “consenta un risparmio di circa 1400 tonnellate di CO2 all’anno, rispetto al trasporto verso un impianto simile nell’Ue”. Stesso discorso per la regione tedesca Baden-Württemberg. In questo caso lo stop ai trasferimenti verso la svizzera farebbe aumentare le distanze di percorrenza “fino a 887.000 km all’anno e le emissioni di CO2 di circa 383 tonnellate”. In più le stime provenienti dalla regione austriaca del Vorarlberg indicano che i costi di trasporto aumenterebbero di almeno un fattore 10 e i costi di trattamento di circa il 40%.
Da qui la proposta di emendamento al regolamento, che dovrà essere discussa e approvata da Consiglio e Parlamento Ue. Anche se il regolamento diventerà operativo dal 21 maggio 2026, è molto probabile che gli effetti dello stop alle esportazioni verso la Svizzera non si facciano sentire già da quella data. Le autorizzazioni per le esportazioni di rifiuti non differenziati valgono anche fino a un anno, spiega infatti la Commissione, quindi “le spedizioni per le quali sono stati concessi i consensi prima del 21 maggio 2026 saranno autorizzate dopo tale data, fino al massimo al 20 maggio 2027“. Per “evitare di interrompere le spedizioni”, chiarisce però Bruxelles, è essenziale che il testo dell’emendamento sia concordato rapidamente dai colegislatori per “essere adottato ed entrare in vigore prima di tale data”.
Nel frattempo, sempre in tema di movimentazioni transfrontaliere, sono partite le iscrizioni alla nuova piattaforma telematica DIWASS, che dal 21 maggio 2026 dovrà raccogliere in via digitale le documentazioni e autorizzazioni sui trasferimenti di rifiuti tra Stati membri. Fino a fine anno resteranno escluse le procedure in allegato VII, ovvero le spedizioni di rifiuti della cosiddetta ‘lista verde’, mentre già dal 21 maggio scatterà l’obbligo di gestire in modalità esclusivamente telematica le documentazioni relative alle movimentazioni di rifiuti soggette a procedura di notifica. Restano tuttavia non pochi dubbi sulla tenuta dell’infrastruttura informatica e sulla effettiva capacità delle autorità competenti e delle imprese di passare senza intoppi alle nuove modalità operative.





