Le registrazioni al portale Ue DIWASS per le spedizioni di rifiuti apriranno il 21 aprile, con obbligo di utilizzo dal 21 maggio 2026, ma restano forti incertezze sulla piena operatività del sistema. Si avvicina la conferma del regime transitorio fino a fine 2026 per i rifiuti in ‘lista verde’, mentre per le notifiche l’obbligo sarà immediato. Secondo Fead restano però ritardi tecnici, carenze nella formazione e il rischio concreto di un collo di bottiglia nelle procedure
Prosegue il conto alla rovescia per DIWASS, la nuova piattaforma Ue per la tracciabilità delle spedizioni di rifiuti, ma tra gli operatori cresce l’incertezza sulla tenuta del sistema. Le registrazioni delle imprese e delle autorità coinvolte a livello nazionale apriranno il 21 aprile, ha comunicato la Commissione in occasione del tavolo tecnico convocato nei giorni scorsi per fare il punto in vista dell’appuntamento con il click day del 21 maggio 2026. Da quella data l’utilizzo della piattaforma diventerà obbligatorio in tutti gli Stati membri ai sensi del nuovo regolamento Ue sulle spedizioni di rifiuti. Imprese e autorità competenti a livello nazionale dovranno gestire attraverso DIWASS tutta la documentazione sulle movimentazioni tra paesi dell’Ue. Un obbligo di digitalizzazione dal quale dovrebbero essere temporaneamente escluse le movimentazioni di rifiuti non pericolosi recuperabili contenuti nella cosiddetta ‘lista verde’.
Come anticipato da Ricicla.tv, infatti, nel corso della riunione “è stato proposto un periodo di transizione per le spedizioni relative all’Allegato VII, che consentirà di proseguire in formato cartaceo fino alla fine del 2026”, conferma in una nota Fead, che nelle scorse settimane, assieme ad altre 13 sigle dell’industria europea aveva lanciato l’allarme per i ritardi nello sviluppo della piattaforma. L’apertura al doppio regime per le movimentazioni di rifiuti in ‘lista verde’, tuttavia, non è stata ancora formalizzata. Per il momento si aspetta la pubblicazione del verbale della riunione del tavolo tecnico. Il suggerimento per gli operatori, scrive l’associazione, è “a consultare le autorità competenti per confermare se intendono seguire questa raccomandazione e a quali condizioni”.
Quanto alle operazioni soggette a obbligo di notifica, invece, nessuna novità: “non è previsto alcun periodo di transizione – chiarisce Fead – e gli operatori saranno tenuti a utilizzare DIWASS a partire dal 21 maggio 2026”. Sempre che per quella data il sistema, che al momento è disponibile solo in versione demo, sia funzionante e pronto a reggere il carico di operazioni. “La Commissione europea – chiarisce Fead – ha assicurato alle parti interessate che DIWASS sarà pienamente testato e preparato a gestire un picco elevato di richieste fin dal primo giorno. Sono attualmente in corso stress test”. Secondo quanto risulta a Ricicla.tv, tuttavia, restano ancora tutte da sviluppare le funzioni di interoperabilità tra DIWASS e i software gestionali utilizzati dalle imprese o dalle autorità competenti. Dal 21 maggio, quindi, la documentazione sulle movimentazioni soggette a notifica dovrebbe essere gestita esclusivamente attraverso il portale web messo a disposizione dalla Commissione.
Il condizionale resta d’obbligo, e non solo sul piano tecnologico. Anche in termini operativi, infatti, “permangono incertezze che compromettono la prontezza degli operatori e delle autorità”, spiega il segretario generale di Fead Paolo Campanella. Sull’utilizzo del DIWASS, infatti, Bruxelles ha affidato alle singole autorità competenti a livello nazionale il compito di formarele imprese, ma “purtroppo – prosegue Campanella – ciò non avviene ancora in modo sistematico a causa delle risorse limitate delle autorità competenti e dei ritardi nello sviluppo tecnico del sistema, che lasciano gli operatori privi degli strumenti e della preparazione necessari”. In Italia la responsabilità è in capo a 52 soggetti, divisi tra regioni e province, ma solo pochi soggetti, come Regione Lombardia e Città Metropolitana di Torino, hanno già avviato percorsi di affiancamento delle imprese.
Il clima, insomma, resta di grande incertezza e l’apertura della Commissione Ue al doppio regime sull’allegato VII non scongiura l’effetto collo di bottiglia. “Dall’inizio del 2026 – scrive infatti Fead – molte autorità competenti hanno gradualmente limitato o scoraggiato le nuove notifiche. Alcuni operatori hanno anche posticipato le presentazioni a causa dell’incertezza sui tempi di elaborazione, rischiando di dover ripresentare le richieste e riavviare le procedure qualora i fascicoli non vengano gestiti in tempo”. Questo, secondo l’associazione, “potrebbe portare a un accumulo di notifiche, con conseguente picco di richieste il 21 maggio e gravi interruzioni operative per la gestione dei rifiuti qualora DIWASS dovesse subire anche lievi ritardi”. Per mitigare i rischi, Fead suggerisce a tutti gli operatori coinvolti di “garantire la registrazione al DIWASS il prima possibile, non appena la piattaforma sarà operativa il 21 aprile, e richiedere assistenza e formazione alle autorità competenti”. Sempre che queste ultime siano pronte a fornirla.