Il Rentri entra nella fase decisiva: dal 15 dicembre anche i produttori di rifiuti pericolosi sotto i 10 dipendenti dovranno iscriversi alla piattaforma. All’appello mancano però circa 200 mila microimprese, spesso poco digitalizzate, rendendo complesso il passaggio agli x-FIR obbligatori dal 13 febbraio 2026. A pesare non è solo il salto tecnologico, ma anche un quadro normativo ancora pensato per la carta e non per la tracciabilità digitale
Rentri, atto terzo. Dal prossimo 15 dicembre il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti aprirà le porte all’ultima categoria di soggetti obbligati. Dopo le grandi imprese e i gestori ambientali, e dopo i produttori di rifiuti tra 50 e 10 dipendenti, toccherà ai produttori di rifiuti pericolosi con meno di 10 dipendenti iscriversi alla piattaforma digitale nata per sostituire la gestione cartacea di registri di carico e scarico e formulari di trasporto. A partire dalla data di iscrizione, ed entro il 13 febbraio 2026, le nuove imprese dovranno tenere il registro esclusivamente in modalità digitale, utilizzando i servizi gratuiti disponibili sul portale Rentri o dotandosi di software interoperabili. Entro la fine del mese successivo a ogni registrazione i dati dovranno essere inviati al Rentri. Lo ‘switch day’ finale, quello più atteso e delicato, arriverà però il 13 febbraio 2026, quando tutti gli iscritti dovranno abbandonare definitivamente il formulario cartaceo e passare al nuovo modello digitale.
Stando ai dati dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, sono oltre 160 mila gli operatori iscritti al Rentri (per l’80% circa si tratta di produttori iniziali di rifiuti) che stanno utilizzando il registro di carico e scarico in modalità digitale e che hanno trasmesso al Rentri circa 70 milioni di registrazioni. Tra le imprese iscritte, più di 48 mila hanno meno di 10 dipendenti, segno che molti operatori hanno scelto di anticipare l’obbligo di legge. “È in buona parte frutto del lavoro delle associazioni di categoria – ha riconosciuto il presidente dell’Albo Daniele Gizzi, intervistato da Ricicla.tv a Ecomondo – ce ne aspettiamo però almeno altre 200 mila”. In altre parole, con l’ultima finestra di iscrizioni potrebbero fare il loro ingresso nel Rentri più imprese di quante ne siano già entrate finora. E anche se il Ministero dell’Ambiente sta provando a ridurre il numero dei soggetti obbligati, con un’esenzione dell’ultimo minuto da inserire in legge di bilancio, resta questo, di fatto, il vero banco di prova della transizione alla tracciabilità digitale dei rifiuti: la fase in cui si deciderà il successo o meno dell’intero sistema.
A rendere particolarmente complesso e sfidante l’ultimo miglio del percorso verso la piena operatività del Rentri, però, non è solo il numero delle imprese interessate. Se nella prima fase di accreditamento erano coinvolte realtà medio-grandi, strutturate e (almeno in teoria) abituate a processi digitalizzati, la seconda e, ancora di più, la terza tornata di iscrizioni coinvolgono invece non solo un numero più elevato di imprese manifatturiere, ma anche quelle che per dimensione sono spesso meno attrezzate sul piano tecnologico. Secondo il Digital Intensity Index di Eurostat, nel 2023 solo il 58,7% delle imprese italiane tra 10 e 50 dipendenti ha raggiunto un livello almeno basico di alfabetizzazione digitale. Legittimo immaginare che per quelle ancora più piccole il livello di propensione alla digitalizzazione possa essere addirittura inferiore. Cosa che di certo non agevolerà il passaggio alla nuova tracciabilità.
Anche le imprese dell’ultima finestra di iscrizione dovranno infatti registrarsi sulla piattaforma, utilizzare il registro digitale dalla data di iscrizione e, dal 13 febbraio 2026, anche il formulario digitale. Il che significa sostituire i modelli cartacei – che molti piccoli produttori hanno fin qui compilato a mano se non addirittura delegato a consulenti, associazioni o agli stessi trasportatori – con i modelli digitali tenuti attraverso software gestionali o i servizi di supporto gratuiti sul portale Rentri. Anche con il digitale resta la possibilità di delegare parte degli adempimenti a imprese, enti o associazioni terze. Ma non tutti. La firma digitale di registri e formulari, o il loro invio a conservazione sostitutiva, restano sempre in capo alla singola azienda iscritta. Indipendentemente dalla dimensione e dal tipo di attività svolta.
Per molte realtà sarà un vero salto di qualità, ma anche un ostacolo da superare dotandosi dell’organizzazione, delle tecnologie e delle competenze necessarie ad adeguarsi pienamente alla normativa. Sempre che se ne conoscano davvero i contenuti. “Ancora oggi, soprattutto tra i produttori, c’è scarsa consapevolezza delle disposizioni del Testo unico ambientale in materia di rifiuti” osserva Tiziana Cefis, consulente ambientale. “Sul portale di supporto Rentri sono arrivati 70 mila quesiti – ha spiegato Gizzi a Ecomondo – di cui 60 mila, o anche di più, riguardano la normativa primaria e non il Rentri in sè. In alcuni casi sono delle vere e proprie ‘autodenunce’ che quasi non meriterebbero risposta. Stanno venendo fuori tutta una serie di pratiche non corrette, rimaste nascoste per trent’anni”. È il portato di trasparenza della digitalizzazione, ma anche una conferma dell’immaturità di molti operatori. In un simile scenario “le vere difficoltà arriveranno con l’ingresso degli operatori più piccoli – dice Cefis – e ancora più con la partenza del formulario digitale”.
Il 13 febbraio 2026, infatti, segnerà una tappa cruciale non solo per i piccoli produttori, ma per l’intero sistema. Dopo l’addio ai registri cartacei, anche il formulario di identificazione dei rifiuti diventerà interamente digitale per tutti gli iscritti a Rentri. Da fir a x-fir. Va detto che già dal 13 febbraio scorso i fir devono essere generati e vidimati esclusivamente online attraverso la nuova piattaforma, sia da chi è iscritto a Rentri che da chi non lo è. Secondo i dati di Ecocerved, a oggi sono stati prodotti in digitale più di 30 milioni di formulari. Il processo, però, non è ancora del tutto completato.
Al momento i fir devono comunque essere stampati su carta e firmati a mano, mentre dal prossimo 13 febbraio gli x-fir dovranno essere compilati e firmati digitalmente da tutti gli iscritti al Rentri, anche utilizzando dispositivi come smartphone e tablet. I dati dei soli formulari relativi ai rifiuti pericolosi dovranno a loro volta essere inviati a Rentri secondo le tempistiche definite dal Testo unico ambientale (2 o 10 giorni a seconda dell’operazione), e in più a partire dal 13 febbraio 2027 i trasportatori dovranno trasmettere anche i dati del tragitto percorso.
Per gli utenti che sceglieranno di utilizzare i servizi pubblici gratuiti di gestione degli x-fir sul portale Rentri sono già disponibili da tempo le versioni demo, mobile e desktop, sviluppate da Ecocerved. Solo qualche giorno fa sono state pubblicate nuove schede informative sulle modalità di gestione del fir digitale, a integrazione delle attività di formazione gratuita coordinate dall’Albo e giunte già al quinto ciclo, ma le procedure non sono ancora del tutto consolidate. Il cantiere x-fir è in parte ancora aperto, come testimoniano i recentissimi rilasci di nuove funzionalità sia per i servizi gratuiti che per gli sviluppatori di sistemi interoperabili. “Modifiche che non intervengono strutturalmente sul sistema ma puntano a renderlo più semplice ed efficiente”, chiarisce Giovanni Paone, amministratore di Nica, società del gruppo Zucchetti. L’obiettivo, per Ecocerved e le software house private, resta in ogni caso quello di chiudere definitivamente la fase di sviluppo prima della fine di novembre. “Il vero problema – aggiunge – non riguarda la tecnologia, ma il tempo per formare le competenze necessarie all’interno delle aziende. Che come, sempre accade, si renderanno conto di quello che c’è da fare dieci giorni prima della partenza”.
Un po’ come è stato per i registri digitali, insomma, anche per i nuovi x-fir resta un pugno di settimane per assicurarsi che una platea di decine di migliaia di imprese apprenda, sperimenti e consolidi le prassi operative legate al nuovo adempimento. Con un paio di differenze non trascurabili. La prima è che il formulario digitale partirà per tutti allo stesso momento e arriverà a coinvolgere, complessivamente, un numero di operatori pari a più del doppio di quelli attualmente iscritti a Rentri. La seconda è che a differenza del registro, che viene tenuto dalla singola impresa, il x-fir è un documento collaborativo, che dovrà essere emesso e compilato in digitale, e firmato elettronicamente da tutti i soggetti coinvolti nelle movimentazioni. Se produttore, trasportatore e gestore non saranno pienamente allineati alle modalità operative del fir digitale, il rischio è quello di un inceppamento delle filiere di trattamento.
A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che i tanti produttori di rifiuti non obbligati a iscriversi al Rentri continueranno a utilizzare i formulari in forma cartacea. “Trasportatori e impianti dovranno essere in grado di operare in entrambe le modalità – dice Cefis – l’impatto sui processi aziendali sarà potentissimo. Il sistema misto creerà tanti problemi, l’auspicio è che si arrivi presto a un Rentri ‘all’ennesima potenza’, con adempimenti digitalizzati per tutti. Solo a quel punto saranno evidenti i vantaggi del nuovo sistema, anche in termini di semplificazione. Cosa che al momento, invece, non è”. E non solo per via del ‘doppio binario’ cartaceo-digitale, ma soprattutto perché “quello che manca alla base – spiega la consulente – è una cornice normativa corretta e coerente, più adatta alla digitalizzazione”.
Che il vero, grande ostacolo alla piena informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti resti il quadro normativo di riferimento è opinione condivisa tra gli addetti ai lavori. “Se avessimo avuto modo di riscriverlo da zero – dice Paone – sia noi sviluppatori privati che Ecocerved avremmo scelto una strada completamente diversa. Magari quella scelta in Francia, dove il sistema nazionale di tracciabilità dei rifiuti è talmente semplice da sembrare un gioco, rispetto al nostro”. “È il momento di riscrivere la parte quarta del Testo unico ambientale in ottica digitale, perché è stata scritta avendo in mente documenti cartacei” ha ammesso a Ecomondo Daniele Gizzi. La revisione della normativa ambientale affidata lo scorso anno dal Mase a una commissione di 33 esperti potrebbe essere l’occasione giusta, ma lo schema di riforma, che avrebbe dovuto essere definito entro il 30 settembre 2024, non ha mai visto la luce. “Mi dicono che la commissione è stata convocata un paio di volte e poi più niente”, ha aggiunto Gizzi. È chiaro che la riforma del Tua si è arenata, anche se c’è chi parla apertamente di insabbiamento. La doppia transizione digitale ed ecologica invece andrà avanti, ma navigando in un mare di incognite e senza vento a favore.


