Rifiuti, Arera torna a chiedere poteri sostitutivi contro la frammentazione della governance

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Redazione Ricicla.tv
02/07/2026

Nella relazione annuale ARERA rilancia la richiesta di misure cogenti per accelerare la riorganizzazione degli assetti locali del servizio rifiuti. Per il presidente Nicola Dell’Acqua, la frammentazione resta “la sfida strutturale del settore” e il superamento della governance municipale “non può più essere rinviato”


La frammentazione della governance dei rifiuti urbani non è più soltanto una criticità amministrativa da monitorare, ma la vera “sfida strutturale del settore”. La razionalizzazione degli assetti locali “non è un obiettivo burocratico” ma “la condizione perché la transizione verso l’economia circolare produca benefici reali e omogenei su tutto il territorio nazionale”. Un percorso che “non può più essere rinviato”, scrive il presidente di Arera Nicola Dell’Acqua nella presentazione della relazione annuale dell’autorità di regolazione. L’ennesima fotografia di una polverizzazione gestionale di fronte alla quale l’authority, come già fatto in passato, torna a sollecitare l’introduzione di meccanismi cogenti e l’attivazione di poteri sostitutivi statali in caso di inerzia dei soggetti territorialmente competenti.

Nuovo collegio, vecchi problemi. Il quadro delineato dalla prima relazione annuale dell’Arera a guida Dell’Acqua si discosta di poco da quello tracciato nell’ultimo report presentato a inizio anno dall’ex presidente Stefano Besseghini. La delimitazione degli ambiti territoriali ottimali risulta ormai sostanzialmente consolidata in quasi tutto il Paese, si legge, ma è la stessa Autorità a osservare che, in diversi casi, alla delimitazione degli ATO non corrisponde ancora una piena operatività degli enti di governo d’ambito, né una chiara concentrazione delle competenze decisionali. In Lazio, Molise e Sardegna, ad esempio, risultano delimitati gli ambiti ma manca l’individuazione degli enti di governo.

Il dato sugli affidamenti conferma la diagnosi. Anche nei casi in cui gli ATO sono delimitati su scala regionale, la ricognizione effettuata dall’Autorità continua a evidenziare per il servizio di raccolta e trasporto una generale definizione di perimetri di affidamento di dimensioni inferiori, tendenzialmente comunali. È qui che la frammentazione diventa industriale, oltre che istituzionale: bacini troppo piccoli riducono la possibilità di conseguire economie di scala, rendono più complessa la programmazione degli investimenti, indeboliscono la capacità di integrare le diverse fasi del ciclo e producono asimmetrie rilevanti tra territori.

“Il superamento della frammentazione municipale della governance non può più essere rinviato”, ha affermato il presidente dell’Autorità, richiamando la necessità di completare la riforma degli enti di governo dell’ambito “con una dimensione almeno regionale” come presupposto per garantire standard di servizio uniformi ed economie di scala adeguate. Un obiettivo da perseguire con interventi che semplifichino i processi istitutivi e conferiscano agli EGATO le competenze in materia di organizzazione del servizio secondo le previsioni legislative vigenti. Ma soprattutto, scrive l’Autorità, serve garantire l’effettività di tali previsioni introducendo un termine perentorio entro il quale gli adempimenti in capo ai soggetti territorialmente competenti debbano essere completati, “pena l’esercizio del potere sostitutivo statale”.

Anche i numeri della regolazione tariffaria restituiscono la misura di un sistema parcellizzato e lontano, nella realtà, dagli obiettivi di uniformità qualitativa delle gestioni che sono il faro dell’azione dell’authority. Per l’aggiornamento biennale 2024-2025 risultano trasmesse ad ARERA 5.699 proposte tariffarie, di cui 5.672 comunali e 27 pluricomunali, relative a 6.125 Comuni, pari al 78% dei Comuni italiani, per quasi 51 milioni di abitanti serviti, cioè l’86% della popolazione nazionale. Si tratta di un risultato rilevante sul piano dell’adesione alla regolazione, perché mostra una copertura ormai ampia del metodo tariffario. Ma al tempo stesso rende evidente il quadro estremamente frazionato, nel quale la grande maggioranza delle predisposizioni resta ancorata al livello comunale.

Il numero degli enti territorialmente competenti è la dimostrazione plastica della polverizzazione. Ad aprile 2026 risultano iscritti all’anagrafica operatori dell’Autorità 8.152 soggetti, in calo rispetto agli 8.386 dell’anno precedente. Gli ETC scendono del 19%, ma restano comunque 2.698. È un arretramento significativo in termini numerici, ma non sufficiente a modificare la natura del sistema. Lo ha sottolineato lo stesso Dell’Acqua richiamando il caso del bonus rifiuti, lo sconto del 25% sulla TARI per le famiglie in condizioni di disagio economico, che ha messo in luce “tutta la complessità operativa di un settore con circa 2.700 enti territorialmente competenti”. Una complessità che, secondo il presidente, “spiega molte delle difficoltà di attuazione uniforme delle politiche nazionali”.

I ritardi gestionali si riflettono sulle performance ambientali del servizio, in miglioramento, ma ancora insufficienti rispetto agli obiettivi europei di circolarità. Alcune Regioni, ha chiarito Dell’Acqua, non sono ancora in grado di raggiungere l’autosufficienza nella chiusura del ciclo e sono costrette a trasferire rifiuti in altre aree o all’estero. Nel 2024 la raccolta differenziata ha continuato a crescere, passando dal 66,6% al 67,7%. Come ha ricordato Dell’Acqua, tuttavia, il tasso di riciclo si ferma al 52,3%: superiore al target europeo del 50% fissato per il 2020, ma ancora distante dal 55% richiesto per il 2025 e dal 60% previsto al 2030. Il vero obiettivo, ha ricordato Dell’Acqua è “il recupero dei materiali in ottica di economia circolare”, ma i divari impiantistici “continuano a frenare il progresso”. Un problema che si intreccia direttamente con la governance: senza enti d’ambito effettivi, bacini adeguati e affidamenti coerenti, il passaggio a una dimensione industriale del ciclo rischia di restare una mera velleità.

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