Biometano

Nasce Verdemetano, la prima cooperativa che produce biometano da sottoprodotti agricoli

Si è costituita nei giorni scorsi a Bologna Verdemetano, la prima cooperativa di agricoltori per produrre e distribuire biometano da sottoprodotti agricoli, effluenti zootecnici e colture sostenibili. Venti le aziende subito aderenti lungo tutta la Penisola, riunite dalle sigle promotrici Cib, Consorzio Italiano Biogas, e Cgbi, la confederazione generale bieticoltori italiani, che con circa 5.200 aziende del centro nord e un giro d’affari annuo di quasi 80 mln di euro, si è ritagliata da tempo un ruolo importante nella produzione di biogas, dopo la riconversione del settore bieticolo-saccarifero, valorizzando la filiera e migliorando di 5 euro a tonnellata il prezzo della bietola da zucchero riconosciuto all’agricoltore, attraverso la trasformazione energetica delle polpe surpressate.

«L’obiettivo che ci eravamo dati nel 2008 è stato raggiunto. Abbiamo investito risorse per riconvertire le produzioni agricole e bieticole che non avevano più la destinazione negli zuccherifici che erano chiusi. I venti impianti costitutivi oggi hanno minimo un potenziale di 100 milioni di metri cubi di biometano. Se il quadro normativo consentirà le riconversioni degli impianti esistenti esprimono potenziale anche ben maggiore», spiega Gabriele Lanfredi, AD Cgbi e vicepresidente Verdemetano.

«Verdemetano nasce dalla volontà di costruire un nuovo grande progetto agroindustriale – aggiunge Piero Gattoni, Presidente Cib e Verdemetano – capace di aggregare esperienze e risorse per poter valorizzare il biometano prodotto dall’agricoltura. Un biocarburante avanzato 100% made in Italy che può contribuire in maniera sostanziale alla decarbonizzazione del settore trasporti, in particolare quello dei trasporti pesanti, permettendo al nostro Paese non solo di seguire direttive comunitarie, ma di diventare veramente un leader del processo della transizione energetica e agroecologica».

Fra i venti fondatori della nuova Verdemetano c’è anche l’Azienda Agricola Leona di Codigoro, nel Ferrarese, da tempo in prima linea nella transizione rinnovabile partendo dagli scarti agricoli.

«La nostra è un’azienda che è nata intorno alla cultura tipica di questo territorio che è il riso – spiega Riccardo Minarelli, responsabile divisione agronergetica Azienda agricola Leona – e poi negli ultimi dieci anni abbiamo investito nelle rinnovabili. Prima, nel 2012 con il biogas ad uso elettrico, quindi basato principalmente sull’utilizzo dell’insilato di mais e poi, dall’anno scorso con il biometano che ha come primo obiettivo quello di valorizzare, invece, una serie di sottoprodotti della nostra azienda agricola, quindi la paglia di cereali come grano, ma anche la stessa paglia del riso, oppure insilati di secondo raccolto come triticale e sorgo e soprattutto una componente di reflui zootecnici, quindi letami e liquami. L’impianto di biometano si compone di tre macro componenti: il primo atto al trattamento della paglia, il secondo dedicato alla digestione e infine l’upgrading, ossia la purificazione del biogas in biometano. Si estrae circa il 52% di molecola di metano CH4 contenuta nel biogas. Una serie di batterie di filtri e trattamenti consente di purificare il biogas ottenendo il biometano puro. E indicativamente un nostro impianto ha bisogno di 60mila quintali l’anno di paglia, quindi circa un 50% è autoprodotto».

«Gli asset di questa iniziativa sono importanti. È aperta anche ai futuri produttori di biometano – aggiunge Piero Gattoni, Presidente Cib e Verdemetano – ma con i soci aderenti può contare solo su investimenti per 130 milioni di euro su un potenziale produttivo di oltre 100 milioni di metri cubi di biometano. Il quantitativo è in grado di alimentare oltre 2mila camion con un abbattimento delle emissioni di oltre il 95%».

«L’obiettivo è quello di fare accordi possibilmente con le società di distribuzione e del metano per valorizzare questa moneta. La nostra ambizione è anche quella di arrivare direttamente al consumatore finale. La norma consente di avere un contributo importante, pari al 70% del costo di realizzazione di un distributore e questo è un plus che ci compete e che intendiamo mettere sul tavolo per valorizzare le nostre iniziative», chiude Gabriele Lanfredi, AD Cgbi e vicepresidente Verdemetano.

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