Plastica, nel 2022 prodotte 785mila tonnellate di polimeri riciclati

di Luigi Palumbo 15/06/2023

Nel 2022 il mercato italiano del riciclo meccanico delle plastiche frena la propria corsa: prodotte 785mila tonnellate di polimeri secondari, con una contrazione dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Preoccupa la concorrenza dei polimeri d’importazione a buon mercato


Dopo un 2021 di crescita, spinto dalla forte domanda legata alla ripartenza post pandemica, nel 2022 il mercato del riciclo meccanico delle plastiche frena la propria corsa, appesantito dai rincari energetici e dalla concorrenza dei materiali vergini. Ma a minacciare il comparto c’è anche l’impennata delle importazioni di polimeri a buon mercato dai paesi asiatici. Sono 785mila le tonnellate di polimeri secondari prodotti dalle 75 imprese censite nell’ultimo rapporto realizzato da Plastic Consult per l’associazione Assorimap, con una contrazione dell’1,5% rispetto agli ottimi risultati dell’anno precedente. Tra le applicazioni di destinazione dei polimeri riciclati si conferma netta la prevalenza del settore imballaggi, poco al di sotto del 40% dei volumi complessivi, seguito dal comparto tubi, con il 12%, mentre le altre applicazioni flessibili, costituite in larga parte dai sacchi per la raccolta rifiuti, mantengono stabile al 10% la loro quota.

Se i volumi flettono, il fatturato invece aumenta, toccando quota 1,134 miliardi di euro, con un +17% sull’anno precedente. Un andamento controintuitivo, che in realtà appare perfettamente lineare se ricondotto agli effetti drammatici dello shock energetico dello scorso anno. Per far fronte all’aumento impressionante dei costi di produzione, gonfiati dalle bollette fuori controllo, i riciclatori sono stati infatti costretti a rivedere al rialzo il prezzo dei propri polimeri. Un rialzo di necessità, che nella seconda metà dello scorso anno ha però pressoché “messo fuori mercato” i riciclati, si legge nel rapporto, a vantaggio dei polimeri vergini. I cui valori nel 2021, anno di crisi delle catene di fornitura, erano schizzati mentre nel 2022 hanno fatto invece registrare “una secca riduzione” per quasi tutte le categorie.

Emblematico il caso del R-PET, che con il 24% resta – dopo il 47% dei polietileni (28% film e 19% HDPE) – il secondo polimero riciclato dall’industria italiana per volumi di produzione. Oltre 240mila le tonnellate di rifiuti in PET riciclate, provenienti principalmente dalle raccolte differenziate urbane. A fronte di un output di quasi 190mila tonnellate di polimeri secondari, in linea con l’anno precedente (appena un -0,2%), il fatturato del segmento è invece schizzato di oltre il 45%, attestandosi a circa 308 milioni di euro. Un aumento spinto però quasi unicamente dalla necessità di adeguamento al rialzo dei prezzi di vendita. Tant’è che i valori, si legge nel rapporto, si sono poi raffreddati nella seconda metà dell’anno per la contrazione della domanda. A tutto vantaggio del materiale vergine, soprattutto quello d’importazione extra Ue, la cui quotazione “resta stabilmente del 30-35% inferiore” a quella del R-PET.

Il comparto, insomma, “resta esposto alle fluttuazioni del mercato globale del vergine”, si legge nel rapporto. E la cosa, in prospettiva, preoccupa e non poco gli operatori. Tanto più in assenza di misure traino per la domanda: obblighi di legge sul contenuto riciclato, disincentivi (come la Plastic Tax, che però dopo l’ennesimo rinvio al 2024 rischia di saltare definitivamente) o incentivi fiscali. Una nota positiva viene dalle applicazioni ‘bottle to bottle’, che fanno registrare il miglior tasso di crescita in termini di volumi di R-PET utilizzato, con un +25%. E non è un caso, visto che si tratta della sola applicazione per la quale al momento siano in vigore obblighi di utilizzo del PET riciclato: quelli della direttiva SUP, ovvero 25% entro il 2025, 30% entro il 2030. Per centrare i target, chiarisce però il rapporto, si stima saranno necessarie altre 100mila tonnellate di R-PET, non meno cioè di altre 120mila tonnellate l’anno di bottiglie da raccogliere in maniera differenziata.

Due necessità, quella di misure di traino della domanda di polimeri riciclati e di un cambio di passo sulla raccolta, che non sono da circoscrivere al solo R-PET ma che restano trasversali a tutte le tipologie di plastiche. Sul fronte della raccolta, nello specifico, se gli imballaggi urbani (68%) e commerciali (25%) continuano a rappresentare la principale fonte di approvvigionamento per l’industria nazionale del riciclo, con una qualità “ineguagliata, o quasi, a livello europeo”, restano invece da sviluppare tutti gli altri canali. “Anche e soprattutto le altre filiere (auto, elettrodomestici, articoli casalinghi, giocattoli, edilizia e costruzioni) dovranno contribuire, attraverso sistemi di EPR in essere o in fase di costituzione, ad una maggiore disponibilità di feedstock per l’industria del riciclo meccanico”, chiarisce il rapporto.

Quanto alle misure di rafforzamento della domanda, gli operatori tornano a chiedere un maggiore impegno del legislatore nazionale e comunitario sui contenuti minimi di materia riciclata nelle nuove produzioni, andando oltre le sole bottiglie in PET già disciplinate dalla SUP. Una risposta, almeno in apparenza, potrebbe venire dal nuovo, discusso, regolamento sugli imballaggi, “che contiene disposizioni importanti per il riciclo, a partire dall’ecodesign” spiega il presidente di Assorimap Walter Regis, e che tuttavia pur prevedendo una spinta sul contenuto di materia riciclata risulta condizionato dalla complessiva mancanza di “rimandi a studi scientifici (LCA o affini) che possano sostanziare le necessità richiamate per le diverse prescrizioni”, si legge nello studio. A partire dai nuovi obblighi di riuso. “Quanto abbiamo fatto negli ultimi 25 anni non può essere disatteso. Serve rispetto per le imprese che hanno investito”, chiarisce Regis.

Altro tema critico quello della concorrenza dei polimeri a buon mercato provenienti dai paesi extra europei, soprattutto asiatici. “Dopo covid e caro energia, questa è la terza difficoltà per le imprese” sottolinea il presidente di Assorimap. Tra 2021 e 2022 le importazioni di PET da India, Cina, Turchia, Egitto, Vietnam e Indonesia, sono più che raddoppiate, raggiungendo quasi 2 milioni di tonnellate e coprendo oltre il 30% della domanda europea. “Se non facciamo nulla perdiamo il mercato”, avverte Regis. Secondo le imprese interrogate da Plastic Consult, serve “un solido sistema di tracciabilità dei contenuti di riciclati”, per evitare che la maggiore domanda si orienti verso polimeri secondari a buon mercato d’importazione. Con il rischio di incorrere in vere e proprie frodi, a danno della filiera italiana e della transizione circolare dell’industria della plastica.

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