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Claudia Mensi è la nuova presidente di FEAD

La laboratory manager di A2A Claudia Mensi è stata nominata alla guida dell’associazione europea dei servizi ambientali FEAD. Riflettori puntati sul nuovo regolamento sull’export di rifiuti: “Evitare il divieto de-facto e lavorare a un approccio più sfumato”, ha detto

Sarà l’italiana Claudia Mensi a rappresentare per il prossimo biennio le 3mila aziende di servizi ambientali di 18 Paesi raccolte sotto il cappello dell’associazione europea FEAD. La laboratory manager di A2A Ambiente e rappresentante di Assoambiente subentra al tedesco Peter Kurth alla guida di uno dei principali soggetti associativi del panorama europeo del waste management, con imprese che rappresentano circa il 60% del mercato dei rifiuti urbani e oltre il 75% dei rifiuti industriali e commerciali in Europa, con 320mila addetti e un fatturato annuo complessivo di circa 75 miliardi di euro. “Sono orgogliosa di rappresentare l’Italia in un consesso così importante, in un momento decisivo per la transizione ecologica – ha dichiarato la neo Presidente FEAD Claudia Mensi – l’efficace gestione dei rifiuti rappresenta una delle sfide europee più strategiche per raggiungere gli obiettivi fissati per i prossimi anni”.

Tanti i dossier chiave aperti sul tavolo del confronto con le istituzioni UE: il nuovo regolamento sugli imballaggi ma soprattutto la revisione del regolamento sulle spedizioni transfrontaliere di rifiuti. Solo pochi giorni fa il Parlamento in plenaria ha adottato la sua posizione negoziale sulla riforma presentata nel 2021 dalla Commissione UE, appoggiando la proposta di un generalizzato giro di vite sulle esportazioni verso i paesi terzi e chiedendo, tra l’altro, la messa al bando delle esportazioni di rifiuti in plastica. Una posizione rispetto alla quale FEAD si è detta molto critica. “Dobbiamo evitare un divieto de-facto – ha commentato Mensi – e lavorare con un approccio più sfumato, specifico in relazione al flusso di rifiuti, e con oneri amministrativi ragionevoli per i paesi terzi”.

Secondo l’associazione, servono regole che distinguano i rifiuti dalle materie prime seconde generate dal riciclo, come rottami e carta da macero, garantendo che queste ultime possano continuare ad essere esportate nei paesi terzi, soprattutto quando la domanda interna sul mercato dell’Unione non è capace di assorbirle tutte. “I rifiuti non pericolosi della ‘lista verde’ sono una merce – ha chiarito la neo presidente di FEAD – e, quando non vi è una domanda sufficiente nell’UE, deve continuare ad essere possibile spedirli al di fuori dell’UE, dove saranno reincorporati nei processi di produzione“.

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