Crediti di carbonio, così le imprese combattono il climate change

Cresce il mercato volontario dei crediti di carbonio in Italia. Piantando mezzo milione di alberi in Brasile una PMI bolognese ha aiutato Legacoop Emilia Ovest a compensare le emissioni di CO2 pari a quelle prodotte da 359 autovetture. Obiettivo: superare quota mille

Quella al cambiamento climatico è una battaglia da combattere su fronti paralleli, talvolta molto diversi tra loro, anche se a volte sembriamo dimenticarcene, assorbiti come siamo dal grande dibattito sull’energia. Dimentichiamo ad esempio che le foreste, i grandi polmoni verdi del pianeta, sono autentici dispositivi naturali di cattura della CO2, gas climalterante per eccellenza che le piante ‘sequestrano’ e trasformano in legno. Quando quel legno viene tagliato e lavorato o bruciato, però, la CO2 torna in atmosfera. Ecco perché la deforestazione è a pieno titolo uno dei fronti più caldi della crisi climatica. La perdita di quegli stock naturali di carbonio che sono i nostri alberi, secondo la FAO, ha raggiunto ritmi spaventosi, avanzando ogni anno alla velocità di 13 milioni di ettari (pari a 50 volte il Lussemburgo) ed è responsabile del 15% delle emissioni climalteranti. Oltre a rappresentare una delle maggiori cause di perdita della biodiversità, un’altra delle emergenze ambientali che minacciano gli ecosistemi del pianeta.

Se deforestare significa accelerare il climate change, al contrario riforestare vuol dire mitigarlo, contribuendo al sequestro della CO2 in atmosfera. Una strategia utile, ad esempio, a compensare le emissioni di CO2 generate dalle attività antropiche. È questa la logica alla base del mercato dei crediti di carbonio certificati, come quelli prodotti dai progetti coordinati da CCC – Carbon Credits Consulting Srl, PMI bolognese che opera nello sviluppo di interventi forestali per il contrasto al cambiamento climatico. “I progetti – spiega Andrea Cornacchia, CEO di CCC – omologati secondo il migliore Standard internazionale (VERRA di Washington DC), producono certificati di compensazione della CO2 che poi aziende e privati acquistano al fine di compensare, su base volontaria, le proprie emissioni. Un mercato ancora in fase embrionale nel nostro Paese, ma che sta rapidamente evolvendo”.

Lo dimostra l’esempio di Legacoop Emilia Ovest, una delle prime associazioni di categoria italiane a diventare ‘carbon neutral’ grazie a un progetto coordinato da CCC le cui radici, per restare in tema, affondano direttamente nel polmone verde del Pianeta. Grazie all’acquisto di crediti di carbonio certificati e riconosciuti dall’ONU, generati dalla piantumazione di quasi mezzo milione di alberi in un’area del Mato Grosso del Sud, in Brasile, Legacoop ha potuto compensare la propria impronta carbonica, valutata in 431 tonnellate di emissioni di CO2, principalmente derivanti dal parco mezzi e dai consumi energetici ed equivalenti a quelle prodotte da 359 autovetture di media cilindrata che percorrono ogni anno 10mila km.

“Il nostro particolare approccio in progetti di riforestazione come quello realizzato per Legacoop Emilia Ovest – racconta il CEO di CCC – prevede il coinvolgimento delle comunità locali e il ripristino e la tutela delle biodiversità presenti nelle aree oggetto di intervento”. Una strategia che Legacoop Emilia Ovest in partnership con CCC punta ad estendere a tutte le imprese associate, grazie al ‘Progetto VI.VE, cooperazione per l’ambiente‘, che ha visto finora l’adesione di 12 cooperative. Obiettivo: compensare 1.225 tonnellate di CO2, pari a quelle generate da 1.021 autovetture di media cilindrata o da 64 voli a massima capacità, con 200 passeggeri, sulla rotta Milano-Londra. “L’emergenza ecologica e climatica è sempre più pressante – dice Cornacchia – e su questa oggi convergono le attenzioni e i programmi di tutti i governi”. Alla COP26 di Glasgow i leader mondiali si sono impegnati a fermare la deforestazione entro il 2030, mettendo sul piatto più di 19 miliardi di dollari. Per ora solo parole. Le imprese, nel frattempo, sono già ai fatti.

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