Vetro, l’industria italiana è sempre più decarbonizzata e circolare

di Redazione Ricicla.tv 10/04/2024

Cresce l’impegno dell’industria italiana del vetro, prima in Europa nel campo degli imballaggi, nell’adozione di processi circolari e decarbonizzati. Grazie al riciclo, spiega Assovetro, nel 2022 sono state tagliate emissioni di CO2 per oltre un milione di tonnellate. “Ma serve un quadro normativo che renda sostenibile gli investimenti”, dice il presidente Marco Ravasi


Meno risorse naturali consumate, tassi crescenti di riciclo (con picchi vicini al 90% per alcune produzioni) e investimenti in soluzioni innovative per massimizzare l’efficienza ambientale ed energetica dei processi produttivi. L’industria italiana del vetro è sempre più circolare e decarbonizzata, dicono gli ultimi numeri diffusi da Assovetro. “Il nostro report di sostenibilità – spiega il presidente Marco Ravasi – ci dice che il 68% del campione esaminato ha formalizzato una roadmap di decarbonizzazione al 2030 e 2050 e molte vetrerie stanno già attuando importanti cambiamenti sia nel campo dei processi industriali che dei prodotti”. Un percorso che coniuga sostenibilità e competitività, per un’industria energivora come quella vetraria, che trova nella riduzione dei consumi, nell’efficienza dei processi e nelle rinnovabili anche un antidoto ai costi crescenti dell’energia.

Al centro delle strategie di decarbonizzazione del sistema resta la ormai consolidata tradizione di riciclo, con tassi di utilizzo del rottame in crescita e arrivati per le bottiglie scure a una media compresa tra l’85 e l’87%. Complessivamente, nel 2022 l’utilizzo di materiale riciclato ‘pronto forno’, spiega Assovetro, ha consentito di risparmiare non solo energia, ma anche CO2, con un taglio delle emissioni di oltre un milione di tonnellate. Non solo riciclo. Le strategie di circolarità dell’industria, chiarisce Assovetro, partono già in fase di progettazione degli imballaggi, con le bottiglie di vino che negli ultimi 10 anni hanno visto ridurre il proprio peso del 12%, richiedendo meno materie prime ed energia in fase di produzione e, di conseguenza, generando minori emissioni. Tra gli esempi di ecodesign quello del gruppo Veralia, che con la sua Bordolese Air 300gr, la bottiglia bordolese più leggera di sempre, utilizza strumenti di modellazione all’avanguardia per prevedere la resistenza meccanica della bottiglia.

Ma il focus principale degli investimenti delle imprese di settore resta sull’energia, con l’obiettivo di ridurre sia i consumi che le emissioni generati dal ciclo produttivo. La percentuale di rinnovabili sul totale dei consumi, autoprodotta o acquistata, spiega Assovetro ha rappresentato oltre l’11% nel 2022 (+1% rispetto all’anno precedente). Tra gli esempi emblematici l’impianto Zignago di Fossalta di Portogruaro, alimentato ad energia rinnovabile prodotta dall’impianto a biomassa di Zignago Power che rifornisce quasi il 100% dell’elettricità consumata dalla vetreria e copre circa il 38% del fabbisogno di energia elettrica del gruppo. In aumento anche i piani per l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative per aumentare l’efficienza dei processi. Il progetto HEATOX di Verallia prevede ad esempio il preriscaldamento di metano e ossigeno utilizzati nei forni, con una riduzione dei consumi e un taglio di circa il 5% delle emissioni di CO2. Nello stabilimento O-I di Villotta di Chions ha invece preso il via un progetto di utilizzo dell’ossigeno nei due forni fusori che consente di aumentare l’efficienza energetica con una riduzione del consumo di energia superiore al 38% e delle emissioni di circa l’80%.

“Le soluzioni tecnologiche per un cambio di paradigma energetico ci sono – ha sottolineato Ravasi – ma non basta“. La transizione ecologica ed energetica della prima industria vetraria d’Europa per quantità di imballaggi prodotti non può reggersi solo sulle gambe delle imprese, dice Assovetro. In gioco, oltre alle sorti del clima, c’è anche la competitività del comparto. “Altri paesi – ricorda infatti il presidente – per facilitare la transizione energetica della propria industria energivora, hanno varato piani di supporto economico: la Germania, ad esempio, con i ‘contratti di protezione del clima’ e gli Usa con sovvenzioni per 6 miliardi di dollari. Le aziende del vetro stanno facendo la loro parte – dice – ma occorre definire un quadro normativo-regolatorio chiaro e duraturo, con adeguati sistemi incentivanti che rendano sostenibili gli investimenti”.

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