Roma viglia di crisi

Roma, rifiuti: per il commissariamento è solo questione di tempo

Per i giudici del Tar l’ordinanza emanata lo scorso aprile dalla Regione Lazio non è lo strumento adatto a “disporre un’attività pianificatoria” che tuttavia risulta “doverosa e allo stato mancante”

È una bocciatura di forma ma non di sostanza quella contenuta nella sentenza breve del Tar Lazio con la quale è stata annullata l’ordinanza contingibile e urgente emanata lo scorso 1 aprile dalla Regione Lazio che imponeva all’amministrazione capitolina di trasmettere entro 30 giorni “un piano impiantistico ai fini dell’autosufficienza in termini di trattamento, trasferenza e smaltimento, in cui ci si impegni a realizzare una rete integrata e adeguata di impianti” pena l’adozione di poteri sostitutivi, ovvero il commissariamento. È tutto nero su bianco nel dispositivo, depositato ieri, col quale i giudici amministrativi da un lato sanciscono l’inadeguatezza dello strumento utilizzato dalla Regione, l’ordinanza, che scrivono “non può essere utilizzato per disporre un’attività di tipo pianificatorio” e dall’altro chiariscono però come la redazione di un piano impiantistico per il sub-ATO di Roma Capitale sia “doverosa e allo stato mancante, anche alla luce del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio approvato il 5.8.2020″.

Insomma, per i giudici del Tar Roma non ha rispettato l’obbligo di legge di individuare gli impianti di recupero e smaltimento da realizzare per garantire l’autosufficienza nella gestione, ma non può essere un’ordinanza contingibile e urgente a obbligarla a farlo. Non rileva agli occhi dei giudici infatti l’approvazione del piano industriale della municipalizzata Ama, presentato lo scorso 5 maggio e mai menzionato nella sentenza, né tanto meno l’individuazione da parte della Città Metropolitana delle aree idonee ad ospitare nuovi impianti, censite in una mappa consegnata alla Regione Lazio nel gennaio del 2019. Dopo la revoca della deliberazione che individuava nella futura discarica di Monte Carnevale, travolta da un’inchiesta della procura di Roma, il sito di smaltimento per chiudere il ciclo, la Capitale deve ancora dotarsi di un piano dettagliato con l’indicazione puntuale degli impianti da realizzare, a partire da quelli per lo smaltimento o il recupero delle frazioni non riciclabili, Frazioni peraltro non contemplate dal nuovo piano industriale di Ama per il periodo 2020-2024, che prevede la costruzione di due impianti di compostaggio, due di selezione per il multimateriale e la carta e di un nuovo impianto di trattamento meccanico biologico.

Insomma, per il momento sfuma l’ipotesi di commissariamento ma potrebbe essere solo questione di tempo. Sono gli stessi giudici infatti a chiarire che “l’art. 13 della l.r. n. 27 del 1998, recante la disciplina della gestione dei rifiuti, attribuisce alla Regione un potere sostitutivo in caso di omessa adozione, da parte delle Province (sostituita nella fattispecie dalla Città metropolitana di Roma Capitale) e dei Comuni, di atti obbligatori” come quelli relativi alla “progettazione, realizzazione o modifica degli impianti fissi per la gestione dei rifiuti urbani” elencati proprio nella legge regionale richiamata nella sentenza del Tar. A questo punto per la Regione Lazio si tratta solo di definire lo strumento più adeguato per procedere al commissariamento, che con ogni probabilità arriverà per il tramite di una delibera di giunta, sulla quale sarebbero già al lavoro gli uffici dell’ente guidato da Nicola Zingaretti.

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