‘Impianti minimi’: il Parlamento chiede di confermare la validità delle tariffe 2022 e 2023

di Redazione Ricicla.tv 03/04/2024

Mantenere la “validità ed efficacia” delle tariffe d’accesso agli ‘impianti minimi’ di trattamento rifiuti definite prima del 1 gennaio 2024. E cancellare una buona fetta di contenziosi. Lo prevedono quattro emendamenti al decreto PNRR presentati in commissione bilancio alla Camera in risposta agli appelli degli enti locali


Mantenere “la validità ed efficacia” delle tariffe d’accesso agli ‘impianti minimi’ di trattamento rifiuti definite prima del 1 gennaio 2024, se in linea con i criteri del Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti. Cancellando così buona parte dei contenziosi in corso tra gli enti locali e i gestori degli impianti assoggettati al sistema di tariffe calmierate di ARERA. Lo prevedono quattro proposte di emendamento alla legge di conversione del decreto PNRR presentate in commissione bilancio della Camera. Proposte identiche, oltre che bipartisan – firmate PD, FdI, AVS e misto – con le quali un’ampia pattuglia parlamentare prova a correre in soccorso dei Comuni, che nelle scorse settimane avevano lanciato l’allarme per il rischio di “aggravi economici” legati alle numerose richieste di compensazione da parte delle imprese, dopo lo stop al meccanismo di tariffe regolate per gli impianti non integrati – organico, discariche e inceneritori – indispensabili per la chiusura del ciclo rifiuti, attivato da ARERA nel 2021 e bocciato lo scorso anno dal Consiglio di Stato perché ritenuto illegittimo.

Recependo le determinazioni dei giudici amministrativi, ARERA ha recentemente riattivato il sistema in una nuova veste subordinata al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (entrato in vigore un anno dopo il lancio del meccanismo da parte del regolatore), ma con decorrenza dal 1 gennaio di quest’anno e per tutto il 2025. Motivo per cui i gestori degli impianti che tra 2021 e 2023 erano stati qualificati come minimi, quindi privati del proprio potere di mercato e assoggettati a tariffe calmierate, avevano bussato alla porta dei Comuni per battere cassa. Per scongiurare il salasso i Comuni hanno quindi cercato una sponda in Parlamento. “È assolutamente necessario evitare di avere effetti finanziari pesanti per i Comuni relativi alle succitate annualità, causate dal contenzioso che ne è derivato rispetto alla specifica deliberazione di ARERA”, scriveva per questo ANCI nella propria relazione con le proposte emendative al decreto PNRR, chiedendo di conservare l’efficacia delle tariffe per gli ‘impianti minimi’ individuati a far data dall’entrata in vigore del Programma Nazionale. Quindi dal 2022. Indicazioni parzialmente tradotte nelle quattro proposte emendative.

Sempre su sollecitazione dei Comuni, gli emendamenti prevedono la definizione di un termine massimo di 60 giorni, a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto PNRR, entro il quale le Regioni che non lo abbiano ancora fatto dovranno individuare gli ‘impianti minimi’ o dichiarare di non avere bisogno di avvalersi del sistema di tariffe regolate. Scaduto il termine, il governo dovrà nominare un commissario ad acta. Anche le nuove deliberazioni, chiariscono gli emendamenti, dovranno essere considerate efficaci a partire dalla data di entrata in vigore del Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, e quindi potranno essere fatte valere da Comuni nei rapporti con i gestori degli impianti non integrati non solo in relazione agli anni 2024 e 2025, ma anche in via retroattiva per 2022 e 2023. Ribaltando di fatto lo scenario attuale. “Se dal 1 gennaio 2024 con la nuova delibera di ARERA – scriveva infatti ANCI – vi è la salvaguardia del sistema tariffario finora adottato, occorre salvaguardare da un lato le precedenti delibere regionali di definizione degli impianti minimi, dall’altro salvaguardare le annualità precedenti, in via transitoria”. Il voto in commissione bilancio sugli emendamenti è previsto per la prossima settimana, in vista del passaggio in aula in calendario il 12 aprile.

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