Luigi Palumbo
09/02/2024

RENTRI come la fatturazione elettronica: “Cambierà in meglio la vita degli operatori”

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2024 alle 17:02

Dai metodi di firma ai servizi di conservazione obbligatoria: ecco come il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti RENTRI rivoluzionerà, in chiave digitale, la vita delle imprese. Come già accaduto con la fatturazione elettronica


Da un lato il Testo Unico Ambientale. Dall’altro il Codice dell’Amministrazione Digitale. Sono questi i due binari lungo i quali viaggerà il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti RENTRI. Il cui debutto, prima ancora che una rivoluzione di concetto, sarà una rivoluzione di linguaggio. Perché se da un lato il sistema conserverà, pur in una versione digitale e con qualche novità, i classici dispositivi della tracciabilità, ovvero registri di carico e scarico e formulari di trasporto, dall’altro chiederà ai soggetti obbligati di interfacciarsi a loro, e al RENTRI vero e proprio, utilizzando una lingua nuova, quella dell’amministrazione digitale. Calando nell’operatività quotidiana delle imprese strumenti come la firma elettronica o i sistemi obbligatori di conservazione, codificati e disciplinati dal CAD e dalle linee guida dell’AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale.

“La transizione che ci aspetta, da cartaceo a digitale, sarà impegnativa per tutte le aziende – ha spiegato Tiziana Cefis, consulente ambientale per lo studio TeA Consulting, nel corso di un webinar andato in onda su Ricicla.tv – perché richiederà nuovi modelli organizzativi e nuove procedure”. E anche se la piena operatività digitale del sistema, sia registri che formulari, arriverà solo a partire dal 13 febbraio del 2026, già entro il 13 febbraio del 2025 (quindi tra meno di un anno) il primo scaglione di imprese obbligate – produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi con più di cinquanta dipendenti e gestori – dovrà iscriversi al RENTRI e adottare il registro digitale. E per quella data acquisire quindi piena dimestichezza non solo con i nuovi modelli e con le istruzioni di compilazione rilasciate dal Ministero dell’Ambiente – “anche perché – chiarisce Cefis – i decreti direttoriali fin qui emanati non sono sicuramente quelli definitivi” – ma soprattutto con le regole tecniche dell’amministrazione digitale che serviranno a produrli e inviarli al nuovo sistema.

Per i registri, ad esempio, i termini per le annotazioni restano quelli previsti dalla normativa (2 o 10 giorni a seconda dell’operatore) ma “sarà necessario apporre una firma digitale al fine di rendere immodificabile l’operazione – ha spiegato Giovanni Paone, amministratore della software house Nica – e i documenti andranno successivamente inviati, oltre che al RENTRI, a un sistema di conservazione a norma. Perché né l’utilizzo di un software gestionale né tanto meno il RENTRI – ha chiarito – assolvono in sé all’obbligo di conservazione previsto dal Testo Unico Ambientale e dal decreto ministeriale RENTRI”.

Nuovi adempimenti di fronte ai quali, però, non c’è da farsi prendere dal panico. “L’introduzione di concetti digitali cambia l’operatività delle imprese – ha osservato Paolo Camia, responsabile dei sistemi di conservazione digitale del gruppo Zucchetti – ma credo che le aziende abbiano ormai gli anticorpi necessari, e la prova è rappresentata da quanto accaduto con la fatturazione elettronica. Quando è partita nessuno la voleva, perché si pensava sarebbe stata un disastro per le aziende. Poi però ha introdotto un nuovo modo di lavorare rispetto al quale, stando ai dati raccolti dall’osservatorio del Politecnico di Milano, oggi pochi sono disposti a tornare indietro“. Fatturazione elettronica che, con il RENTRI, condivide in effetti alcuni obiettivi fondamentali: semplificare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione, ma anche far emergere sacche di evasione e illegalità. Tant’è che sia l’avvio del RENTRI che il contrasto all’evasione fiscale (anche potenziando la fatturazione digitale) sono punti chiave delle riforme abilitanti del PNRR. “È una trasformazione che può preoccupare – ha aggiunto Camia – ma che a mio avviso è destinata a cambiare in meglio la vita degli operatori”.

Resta la necessità, per le imprese, di capitalizzare il tempo che manca all’appuntamento con le prime iscrizioni al RENTRI cominciando a calare i concetti dell’amministrazione digitale nella propria operatività quotidiana. Anche, ad esempio, formando o acquisendo personale. Poi, naturalmente, ci sarà da familiarizzare con le modalità operative del sistema, definite dal Ministero dell’Ambiente con decreti direttoriali. Per quello si attende l’avvio dei test sull’area demo del portale ufficiale del RENTRI, che dovrebbero essere coordinati dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali e che, annunciati in un primo momento per gennaio di quest’anno, non sono ancora partiti. “Ritardi su una tabella di marcia dalle tappe già fissate potrebbero creare qualche problema – dice Tiziana Cefis, secondo cui però – al momento non c’è motivo di allarmare le imprese”. Il tempo c’è, insomma, ma andrà gestito bene. Per dare modo alle imprese di acquisire dimestichezza con le nuove procedure e, parallelamente, per tararle al meglio apportando integrazioni o correzioni. “È vero che manca quasi un anno alle prime iscrizioni – ha sottolineato Paone – ma c’è da formare personale, metterlo nelle condizioni di lavorare e di lavorare bene. Non c’è da preoccuparsi, ma nemmeno da sprecare tempo“.

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