Ribera: “Creare mercato per i materiali riciclati riduce i costi per l’industria”

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Elvira Iadanza
17/03/2026

L’intervento della vicepresidente dell’esecutivo Ue alla Commissione ambiente del Parlamento europeo: “La scelta non è tra transizione verde e prosperità economica. Bisogna rafforzare la resilienza europea senza abbandonare il Green Deal”. E sull’economia circolare: “Creare mercato per i materiali riciclati può stabilizzare i costi per l’industria” e tutelare l’Ue dalla volatilità del contesto internazionale


“Rafforzare la resilienza europea su acqua ed energia è una priorità strategica” per l’Ue. Questo però non può e non deve significare “abbandonare la traiettoria del Green Deal”. Incluso il sistema ETS, che può essere migliorato ma resterà operativo a orientare “le decisioni industriali verso l’innovazione e la decarbonizzazione”. È questo il messaggio lanciato da Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una transizione pulita, giusta e competitiva, intervenuta ieri davanti alla commissione Envi del Parlamento europeo. “Nel modello di prosperità, di resilienza e di libertà per l’Europa, che è in ballo ora più che mai, dobbiamo continuare a realizzare questo accordo”, ha aggiunto la vicepresidente dell’esecutivo Ue, ribadendo che anche alla luce dei mutati scenari internazionali “la vera scelta non è tra transizione verde e prosperità economica” ma nel “capire come essere più efficaci nel cogliere le opportunità e garantire che il processo sia equo”.

In questo quadro, ha chiarito la Commissaria, l’economia circolare diventa uno strumento chiave. “Riutilizzo, riparazione e riciclo possono ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime, creare occupazione e rafforzare la competitività industriale”, ha spiegato la vicepresidente della Commissione europea. Al momento, secondo i dati della Commissione, ogni cittadino dell’Unione utilizza in media 14 tonnellate di materiali all’anno, generando circa 5 tonnellate di rifiuti, ma solo il 12% proviene da riciclo. Un’inefficienza che, oltre a essere costosa, espone l’Europa a nuove vulnerabilità sui mercati internazionali. Raddoppiando l’utilizzo di materia prima seconda entro il 2040, come previsto dal Clean Industrial Deal,possiamo sostenere l’industria, garantire la disponibilità di materie prime strategiche, creare mercati per materiale riciclato e stabilizzare i costi”, ha spiegato Ribera. Fare di più con meno significa fare qualcosa di saggio, ha sintetizzato la vicepresidente.

La transizione pulita, ha ribadito Ribera, è anche una questione di sicurezza energetica. Le fonti rinnovabili, come solare ed eolico, riducono l’esposizione europea alle tensioni internazionali, come quelle che interessano lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di petrolio e gas naturale liquefatto. “I prezzi energetici aumentano quando ci sono perturbazioni sul mercato e i costi li pagano i cittadini. Nelle ultime settimane i costi dell’elettricità sono aumentati quasi del 40% in alcuni Stati membri”, ha evidenziato Ribera aggiungendo che per le rinnovabili “il discorso è lo stesso dell’economia circolare”: un modello basato sulla rigenerazione delle risorse, piuttosto che sull’estrazione e consumo di fossili “riduce la nostra dipendenza da materie prime importate e contribuisce a ridurre la vulnerabilità e i costi”.

Guardando al futuro, Ribera ha annunciato l’ormai prossima presentazione della strategia europea integrata sul rischio, che nelle intenzioni della Commissione dovrà copra tutte le fasi: dalla prevenzione alla gestione delle emergenze fino alla ricostruzione, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Unione di affrontare crisi sempre più complesse senza abbassare gli standard ambientali.

Nel dibattito in commissione Envi è emerso anche il tema del sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, l’ETS. Negli ultimi mesi l’Italia e diversi altri paesi Ue ne hanno chiesto la sospensione, ritenendo che l’aumento dei prezzi delle quote, aggravato dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati energetici, pesi eccessivamente su imprese e famiglie. Pur riconoscendo le criticità sollevate dagli Stati membri, la Commissione Ue ha già chiarito di non voler sospendere l’ETS, considerato un pilastro della strategia climatica dell’Unione, pur aprendo alla valutazione di possibili correttivi per mitigarne l’impatto economico. Una posizione ribadita anche dalla Commissaria Ribera. “L’ETS funziona”, ha detto, “perché fornisce un segnale di prezzo stabile e orienta le decisioni industriali verso l’innovazione e la decarbonizzazione”. La sfida, ha concluso dunque la vicepresidente dell’esecutivo Ue, sarà “garantire che il prossimo bilancio dell’Unione europea sostenga questa trasformazione, assicurando al tempo stesso equità e competitività”.

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