Riciclo forte, mercato debole: “Serve rendere competitive le materie prime seconde”

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Redazione Ricicla.tv
16/03/2026

L’Italia resta tra i leader europei del riciclo, ma il mercato delle materie prime seconde fatica a crescere. Secondo il direttore di Assoambiente Elisabetta Perrotta il nodo è rendere economicamente conveniente l’uso dei materiali riciclati rispetto alle materie vergini. Una sfida cruciale per la resilienza industriale europea e per il futuro della circolarità


“Serve un sistema che renda davvero conveniente l’utilizzo delle materie prime seconde rispetto alla materia vergine”. Altrimenti l’obiettivo europeo di raddoppiare il tasso di utilizzo di materia prima seconda – dall’attuale 11,8% al 24% entro il 2030 – è destinato a rimanere sulla carta. Secondo il direttore generale di Assoambiente Elisabetta Perrotta è soprattutto questo il nodo da sciogliere per “rendere il riciclo un vero volano di crescita per l’economia europea e uno strumento concreto per rafforzare la resilienza dei nostri sistemi produttivi”. Tanto più in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, instabilità nelle catene di approvvigionamento e volatilità dei prezzi delle materie prime e dell’energia. E a maggior ragione per un paese come l’Italia, che basa metà della propria produzione industriale e manifatturiera sulle risorse importate dall’estero.

“Oggi abbiamo una dipendenza dall’import di materie prime intorno al 47%, mentre la media europea è circa il 22%. Questo – spiega Perrotta a Ricicla.tv – significa che molta della nostra industria continua ad assorbire materie vergini invece di utilizzare quelle provenienti dal riciclo. Ed è proprio questa tendenza che dovremmo riuscire a invertire”. Il bicchiere, va detto, è mezzo pieno. Partendo dalla strutturale carenza di risorse naturali sul proprio territorio oggi l’Italia ha costruito una delle più solide industrie europee del riciclo, e vanta un tasso di sostituzione dei materiali riciclati alle risorse vergini superiore al 20%, quasi il doppio della media europea. “L’industria italiana del riciclo continua a distinguersi a livello europeo per una performance molto buona – osserva il direttore di Assoambiente – ma non bisogna negare che negli ultimi anni sono emerse anche alcune fragilità”.

Anche se “il riciclo è di fatto l’unica via che abbiamo per ridurre, almeno in parte, la nostra dipendenza dalle importazioni e aumentare la resilienza delle catene di approvvigionamento”, dice Perrotta, il mercato delle materie prime seconde non tiene il passo delle imprese del riciclo. I motivi sono diversi, ma quello principale resta il fatto che “spesso la materia prima riciclata si trova ad affrontare mercati che non sono competitivi – spiega – e in molti casi il costo della materia vergine è più basso. Se non c’è un assorbimento reale da parte dei settori produttivi, il sistema perde in parte il suo significato: possiamo essere bravissimi a riciclare i rifiuti, ma se quei materiali non trovano spazio nei cicli industriali l’economia circolare resta incompleta. Abbiamo il know-how e le capacità industriali – dice – ma dobbiamo riuscire a chiudere il cerchio facendo incontrare davvero domanda e offerta di materiali riciclati”.

Emblematico il caso della plastica. “Oggi ci troviamo a fare i conti con mercati in cui la plastica da petrolio costa meno di quella riciclata”, dice Perrotta. Nei prossimi anni alcune misure europee potrebbero contribuire a rafforzare la domanda di riciclato, come l’introduzione di obiettivi vincolanti di contenuto minimo nel settore imballaggi o automotive, ma non mancano le preoccupazioni. Soprattutto per l’aumento delle importazioni da paesi extra Ue. “Il rischio – avverte – è che i target di contenuto minimo riciclato vengano soddisfatti con materiali che non sono prodotti con gli stessi criteri ambientali e di tracciabilità che l’Europa impone alle nostre imprese. Ci sono flussi che entrano nel mercato in modo che potremmo definire ‘non fair‘”. E sui quali occorrerà vigilare.

Se da un lato serve rafforzare i controlli sulle importazioni di riciclati sospetti, dall’altro servono però interventi strutturali che rafforzino la competitività dei materiali prodotti dai riciclatori europei. “Questo passaggio può avvenire attraverso diversi strumenti: da un lato agevolazioni fiscali o meccanismi che permettano alle materie prime seconde di competere in maniera adeguata con le materie vergini, dall’altro una maggiore richiesta da parte dell’industria e della pubblica amministrazione”. Sul fronte degli acquisti pubblici l’Industrial Accelerator Act ha dato una prima, preziosa, indicazione al mercato. Ma siamo lontani da una vera e propria sterzata. Lo sguardo, anche per questo, resta rivolto al prossimo Circular Economy Act, annunciato dalla Commissione europea per la seconda metà del 2026.

L’auspicio è che, accanto alle citate misure di traino della domanda di riciclati e di rafforzamento della competitività delle materie secondarie, l’iniziativa dell’Ue possa contribuire a rimuovere i colli di bottiglia regolatori che frenano lo sviluppo industriale del riciclo. “Uno dei temi su cui ci aspettiamo passi avanti è quello degli end of waste – sottolinea Perrotta – perché oggi abbiamo una situazione paradossale: se definiamo un end of waste nazionale e portiamo quel materiale in un altro Paese europeo che non ha una normativa equivalente, quel materiale torna a essere rifiuto”. Un ostacolo che limita la circolazione delle materie prime seconde e lo sviluppo di un vero mercato europeo del riciclo. L’armonizzazione delle regole deve inscriversi in una più ampia riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese. “Abbiamo bisogno anche di snellire la burocrazia – conclude Perrotta – perché oggi il settore dei rifiuti è caricato di una complessità normativa e autorizzativa davvero troppo pesante”.

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