Industrial Accelerator Act, Bruxelles punta su acquisti verdi e ‘Made in EU’ per rilanciare la manifattura

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Redazione Ricicla.tv
04/03/2026

La Commissione europea propone l’Industrial Accelerator Act per rafforzare la manifattura dell’Unione attraverso appalti pubblici verdi, criteri ‘Made in EU’ e procedure autorizzative più rapide. Il regolamento punta a creare mercato per materiali e tecnologie industriali a basse emissioni, sostenendo filiere strategiche come acciaio, cemento, alluminio e automotive


Acciaio low-carbon per le auto, cemento a basse emissioni e ‘made in Europe’ per l’edilizia, corsie preferenziali per gli acquisti di clean tech europee nel settore pubblico o nell’ambito di meccanismi incentivanti. E poi sburocratizzazione e protezione del mercato interno delle tecnologie strategiche con condizioni vincolanti per gli investimenti delle grandi potenze globali come la Cina. La Commissione europea prova a rafforzare la base industriale del continente con la proposta di Industrial Accelerator Act (IAA), presentata mercoledì 4 marzo, un nuovo regolamento pensato per sostenere la manifattura europea creando mercato per prodotti industriali a basse emissioni e tecnologie pulite realizzate nell’Unione.

L’iniziativa, annunciata nel quadro del Clean Industrial Deal e collegata alle raccomandazioni del rapporto sulla competitività di Mario Draghi, mobilita appalti pubblici e strumenti di sostegno per stimolare la domanda di prodotti ‘Made in EU’ e low-carbon. L’obiettivo è fare delle clean tech e della decarbonizzazione una leva per rafforzare la competitività industriale del continente e ridurre le dipendenze strategiche nelle catene globali di approvvigionamento. Un piano che, nella visione di Bruxelles, dovrà trainare il rilancio della produttività europea, portando il valore della manifattura dal 14,3 al 20% del Pil entro il 2035, senza sacrificare gli obiettivi climatici dell’Unione.

Chiave di volta del regolamento è l’introduzione di criteri ambientali e di contenuto europeo negli acquisti, soprattutto appalti pubblici e regimi di sostegno, con particolare attenzione a filiere chiave tra cui acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie net-zero. Vengono introdotti requisiti a basse emissioni di carbonio per l’acciaio utilizzato nell’automotive e nell’edilizia, mentre criteri combinati ‘Made in EU’ e low-carbon si applicheranno al cemento per le costruzioni e all’alluminio impiegato nelle filiere automotive ed edilizia quando soggetti ad appalti pubblici o altri interventi pubblici. Per le tecnologie a zero emissioni nette, la legge introduce requisiti ‘Made in EU’ in appalti pubblici e regimi di incentivazione per le batterie, i sistemi di stoccaggio dell’energia a batteria (BESS), il solare fotovoltaico, le pompe di calore, l’eolico, gli elettrolizzatori e le tecnologie nucleari. Dovranno privilegiare il ‘Made in EU’ anche i veicoli elettrici (EV) e i loro componenti.

Non una chiusura totale ai prodotti d’importazione: i contenuti provenienti da partner con i quali l’Unione abbia concluso accordi di libero scambio o un’unione doganale saranno infatti considerati di origine unionale. Di converso, i paesi terzi fuori dagli accordi non saranno ammessi agli appalti pubblici per l’acquisto di acciaio, alluminio e cemento.

Oltre a orientare la domanda pubblica verso prodotti verdi e made in Europe, il regolamento introduce anche misure per accelerare gli investimenti industriali. In particolare, la proposta prevede la digitalizzazione completa delle procedure autorizzative per i progetti manifatturieri, l’introduzione di sportelli unici nazionali e tempi massimi per il rilascio dei permessi. Le autorizzazioni per alcuni progetti industriali, in particolare quelli legati alla decarbonizzazione delle industrie energivore, potranno essere concluse entro un massimo di 18 mesi. La proposta prevede inoltre la creazione di ‘Industrial Acceleration Areas’, poli industriali dedicati alla produzione manifatturiera pulita pensati per favorire cluster produttivi, investimenti infrastrutturali e forme di simbiosi industriale tra imprese.

Accanto alle misure sulla domanda e sulla semplificazione autorizzativa, la proposta introduce anche nuove condizioni per i grandi investimenti diretti esteri nei settori industriali strategici. Gli investimenti superiori a 100 milioni di euro provenienti da Paesi che detengono oltre il 40% della capacità produttiva globale in tecnologie come veicoli elettrici, batterie, solare o materie prime critiche potranno essere soggetti a requisiti specifici, tra cui trasferimento tecnologico, integrazione nelle filiere europee e creazione di occupazione locale. Le imprese dovranno inoltre garantire un livello minimo di occupazione europea pari al 50%.

Secondo la Commissione, le sole misure di stimolo alla domanda di prodotti a basse emissioni potranno generare oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto entro il 2030 nei settori acciaio, alluminio e cemento, contribuendo al tempo stesso a sostenere la trasformazione industriale di queste filiere. Per la filiera automotive, invece, il potenziale valore aggiunto potrebbe arrivare fino a 10,5 miliardi di euro grazie alla diffusione di componenti e tecnologie pulite. Sul piano climatico, le misure previste dal regolamento potrebbero portare a una riduzione complessiva di circa 30,6 milioni di tonnellate di CO2 nei settori energivori, nelle batterie e nei componenti per veicoli. Si tratta di comparti che nel loro insieme rappresentano circa il 22,5% delle emissioni totali di gas serra dell’Unione e che sono quindi centrali per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. L’Industrial Accelerator Act dovrà ora essere esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.

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