Amianto, l’appello dello Sportello Nazionale: “Lo Stato investa in prevenzione”

Nella lotta alla fibra killer “lo Stato sta giocando di rimessa invece di puntare sulla prevenzione” dice Fabrizio Protti, presidente dello Sportello Amianto Nazionale. Che stima in 40 milioni di tonnellate la quantità di manufatti contaminati da rimuovere su tutto il territorio nazionale

“In questo momento il problema amianto è di fatto fermo. Magari non al 1992, data della messa al bando, ma un poco più avanti”. A sottolinearlo ai microfoni di Ricicla.tv è Fabrizio Protti, presidente dello Sportello Amianto Nazionale, che nei giorni scorsi ha rivolto un appello pubblico al governo guidato dalla premier Giorgia Meloni per “scrivere finalmente un percorso pragmatico, efficace e risolutivo ad un problema che merita più rispetto e meno ‘dialettica politica’”, si legge nella lettera fatta recapitare a Palazzo Chigi. Le soluzioni, ricorda l’associazione, ci sono, e molte sono “già scritte nelle leggi dello Stato”. “La legge 257 del 1992 è una legge estremamente ben scritta – osserva Protti – che si divideva in due tronconi, uno per il ristoro e l’assistenza alle vittime, l’altro che doveva portare alla prevenzione“. Ovvero al censimento, alla mappatura e quindi alla bonifica dell’amianto presente sul territorio nazionale. “Questo però non è accaduto – spiega Protti – visto che se si consulta il sito del Ministero dell’Ambiente è lo stesso dicastero a chiarire che conosciamo le quantità di amianto solo per il 40% del territorio nazionale. I dati che abbiamo sono frammentari, oltre che antichi”.

La mancanza di informazioni precise sulla natura, localizzazione e quantità dell’amianto da rimuovere rappresenta di fatto il primo ostacolo alla definizione delle strategie di rimozione, che dovrebbero essere capillari e mirate e che invece non possono esserlo. “È evidente che se ragioniamo su dati approssimativi, gli interventi di bonifica saranno altrettanto approssimativi“. Secondo gli ultimi dati a disposizione del Ministero, sono 118mila i siti contaminati mappati dal 1992 a oggi, ma non è dato conoscere la misura precisa delle quantità da rimuovere né tanto meno la loro distribuzione esatta sul territorio nazionale. “Qualcuno in questi trent’anni si è occupato di mappare l’amianto, ma lo ha fatto senza elementi organici e senza standardizzazione – chiarisce Protti – e questo provoca confusione. Se non sappiamo dov’è il problema non sappiamo come intervenire”. Un gap di informazioni che negli ultimi cinque anni lo Sportello Nazionale Amianto ha provato a colmare contribuendo alla mappatura di 24mila km quadrati di territorio nazionale. Un’attività volontaria, condotta in collaborazione con i sindaci di più di mille Comuni e in partnership con le università, che per proporzione ha consentito di stimare in una quantità compresa tra i 40 e i 42 milioni di tonnellate l’amianto che resta da rimuovere da Nord a Sud della Penisola.

Ma a restituire la misura spaventosa dell’emergenza asbesto, più che i dati sull’amianto da rimuovere, sono i numeri delle patologie connesse all’esposizione alla fibra killer. “In Italia si contano ogni anno tra i 1400 e i 1700 malati di mesotelioma – ricorda Protti – da sommare agli ulteriori 3mila casi di patologie potenzialmente connesse all’amianto”. Numeri drammatici, “non solo per la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie – chiarisce – ma anche per le casse dello Stato, visto che l’assistenza costa alla sanità pubblica circa 3 miliardi di euro l’anno. Lo Stato, purtroppo, sta giocando di rimessa invece di puntare sulla prevenzione“. Un’emergenza dai risvolti sanitari, ambientali ed economici rispetto alla quale lo Sportello Amianto Nazionale agisce dal 2017 in prima linea, affiancando 1400 Comuni con un servizio di front office “per dare al cittadino la possibilità di muoversi in maniera giusta tra diritti e doveri” chiarisce Protti. Circa 250mila le ‘call to action’ gestite ogni anno allo Sportello da un bacino di utenza di 9 milioni di cittadini, con interventi che vanno dal supporto per detrazioni fiscali per le bonifiche all’accompagnamento “nella complicata previdenza che lo Stato mette a disposizione per le vittime di patologie asbesto-correlate”, spiega Protti. Un patrimonio di competenze e conoscenze che lo Sportello mette a disposizione del nuovo governo “in onore delle decine di migliaia di vittime – si legge nella lettera inviata nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio – per chiudere con le sofferenze e tutelare il futuro dei nostri figli“.

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