Materie prime seconde, la sfida europea tra domanda, regole e certificazione

di

Luigi Palumbo
28/07/2026

Il mercato unico delle materie prime seconde resta frenato da costi, complessità normativa e domanda ancora insufficiente. Mentre l’Ue prepara la svolta regolatoria con il Clean Industrial Deal e il Circular Economy Act, il riconoscimento europeo dello schema di certificazione ReMade punta a supportare le scelte di imprese e decisori politici. Simona Fontana: “Uno strumento fondamentale anche per futuri incentivi e agevolazioni”


Un sistema comune per certificare, in Europa e non solo, quanto materiale riciclato è realmente presente in un prodotto e da dove proviene. È il risultato della valutazione positiva ottenuta dallo schema italiano ReMade nell’ambito di European co-operation for Accreditation, un passaggio che ne apre l’applicazione nei paesi europei, nell’area EFTA e nel bacino del Mediterraneo.

Il riconoscimento consente agli enti nazionali aderenti a EA di accreditare organismi di certificazione secondo le regole ReMade. Lo schema verifica origine, tracciabilità e quantità di materiale riciclato o di sottoprodotti presenti in materiali, semilavorati e prodotti finiti, compresi quelli multimateriale. Il controllo riguarda i flussi produttivi, la documentazione dei fornitori e il bilancio di massa utilizzato dall’impresa. L’obiettivo è offrire al mercato una prova indipendente e verificabile delle caratteristiche dichiarate.

“ReMade è una certificazione che verifica il contenuto di riciclato di un prodotto o di un materiale, ma il tema centrale è che non verifica semplicemente la dichiarazione sul contenuto di riciclato”, spiega Simona Faccioli, direttore tecnico dello schema di certificazione. “È uno schema che verifica l’intera filiera, quindi la provenienza del materiale, la tracciabilità e la coerenza con le norme tecniche e internazionali“.

La certificazione diventa così un punto di incontro tra domanda e offerta nel mercato dei prodotti contenenti materia riciclata. Per le aziende è uno strumento di qualificazione e accesso al mercato. Per clienti e pubbliche amministrazioni rappresenta una prova indipendente delle caratteristiche dichiarate, riduce la necessità di ulteriori verifiche e contribuisce a scongiurare il rischio di greenwashing. Un meccanismo già utilizzato in Italia negli acquisti verdi e nell’applicazione dei Criteri ambientali minimi. “Quello che ci aspettiamo è un’espansione molto ampia della certificazione, con benefici per il sistema di riconoscibilità del riciclato nel contesto normativo europeo”, aggiunge Faccioli.

Il passaggio arriva mentre l’Unione europea, nell’ambito del Clean Industrial Deal e del futuro Circular Economy Act, punta a raddoppiare entro il 2030 la quota di materiali circolari utilizzati dal sistema produttivo, portandola dal 12 al 24 per cento. Per rafforzare la domanda, Bruxelles prepara nuovi criteri per gli acquisti pubblici, con una maggiore attenzione al ‘Made Green in Eu’, e obblighi di contenuto minimo riciclato in diversi prodotti, anche grazie alla progressiva attuazione del quadro di regole sull’ecodesign. Due fronti sui quali la certificazione sarà determinante.

“A livello europeo si sta lavorando per arrivare a definire nuovi criteri che possano essere univoci, proprio nella logica di creare un mercato comune delle materie prime seconde e dei prodotti realizzati con contenuto riciclato”, osserva Simona Fontana, presidente della Fondazione ReMade. “Questa sarà sicuramente una leva importante per il consolidamento di una domanda di materiale riciclato, che sappiamo essere la prima vera sfida per la circolarità dell’economia europea“.

In questo quadro, il riconoscimento europeo di ReMade può ampliare la funzione dello schema ben oltre il mercato nazionale. “Stiamo parlando di una certificazione che non riguarda un solo materiale, ma tutti i materiali e tutte le applicazioni”, prosegue Fontana. “Potrà essere utilizzata per valorizzare e attestare il contenuto di riciclato all’interno dei prodotti che saranno contemplati nel Green Public Procurement europeo. Questo diventa un tema davvero importante”.

La certificazione è destinata ad assumere un ruolo crescente anche sul fronte della domanda privata di materia prima seconda. Obblighi di contenuto riciclato sono già in vigore per gli imballaggi in plastica, mentre solo pochi giorni fa l’Ue ha dato il via libera alla nuova disciplina sull’automotive circolare, introducendo anche per i veicoli obiettivi di contenuto minimo di plastica riciclata e aprendo a metalli e materie prime critiche. Per le plastiche riciclate l’obbligo di utilizzo è vincolato, in parte, all’impiego di materiale secondario proveniente dalla stessa filiera della demolizione auto. Un passaggio chiave, quest’ultimo, per comprendere la natura strategica di ReMade.

“La Commissione europea – osserva Fontana – sta introducendo obblighi di contenuto riciclato che contemplino anche l’origine del materiale. In questo senso, avere già all’interno dello schema di certificazione passaggi necessari alla raccolta delle informazioni sull’origine del materiale, sul luogo in cui viene processato e sulla sua provenienza diventa una leva positiva, un vantaggio sostanziale”. Per le imprese già certificate, questo patrimonio informativo può tradursi in una maggiore capacità di adattamento alle nuove regole. “Le nostre imprese certificate – aggiunge Fontana – sono già abituate a lavorare in questa direzione e potranno avere un accesso più facile a questo tipo di novità che si prospettano all’orizzonte”.

Il riconoscimento europeo dello schema non risolve tuttavia, da solo, le difficoltà che frenano il mercato delle materie seconde. Secondo un’indagine condotta per ReMade dalla Scuola Superiore Sant’Anna su 137 imprese, il 42 per cento colloca la complessità normativa e burocratica tra gli ostacoli più rilevanti all’impiego di materia riciclata nei prodotti. Seguono i maggiori costi di acquisto rispetto alle materie vergini, indicati dal 38 per cento delle imprese, e le incertezze sulla qualità delle forniture, segnalate dal 37 per cento.

Complessivamente, l’economia europea è ancora lontana dall’integrare strutturalmente i materiali riciclati nei cicli produttivi, principalmente a causa del differenziale di prezzo con le materie vergini. “La certificazione, da sola, non può risolvere il problema della competitività delle materie prime seconde. Non abbiamo questa ambizione”, chiarisce Fontana.

Gli stessi autori della ricerca ammettono che uno schema come ReMade può ridurre le asimmetrie informative e la burocrazia, semplificando i controlli e rendendo più affidabili le dichiarazioni, ma al tempo stesso chiariscono che per consolidare il mercato europeo delle materie seconde serviranno anche e soprattutto incentivi, criteri premianti negli appalti e misure capaci di compensare lo svantaggio di prezzo rispetto alle materie vergini.

In questo senso, prosegue tuttavia Fontana, “lo schema di certificazione può però essere uno strumento da mettere a disposizione anche dei decisori per identificare quando e come supportare, incentivare, sviluppare e promuovere determinati materiali e determinati beni che hanno quelle caratteristiche. Non serve soltanto alle imprese, ma anche a chi oggi deve scrivere il Circular Economy Act“.

Se uno dei nodi chiave del prossimo futuro sarà quello di individuare i meccanismi più efficaci per sostenere l’utilizzo delle materie prime seconde “attraverso i contenuti minimi, ma anche con eventuali sgravi fiscali o con altri riconoscimenti e valutazioni di tipo economico”, spiega Fontana, è evidente che “non lo si potrà fare sulla base di autodichiarazioni“, aggiunge. “Sarà necessario che i contenuti di riciclato vengano valutati in maniera coerente e certificata“. Se davvero l’Ue, come ha dichiarato, costruirà il nuovo paradigma della competitività industriale attorno alla circolarità delle filiere produttive e alla maggiore integrazione tra domanda e offerta di materia prima seconda, gli schemi di certificazione come ReMade diventeranno chiavi d’accesso privilegiate al nuovo mercato unico.

Leggi anche

End of Waste plastica raccolta in mare, al via la consultazione

di

Elvira Iadanza

Cartoni per bevande, in Italia il riciclo è totale. Ma la sfida si sposta su raccolta e selezione

di

Redazione Ricicla.tv

La crisi del riciclo della plastica arriva in Parlamento. L’opposizione presenta due interrogazioni parlamentari

di

Elvira Iadanza

Bioplastiche, il governo tira dritto: filiera soddisfatta, ma resta lo scontro con Bruxelles

di

Redazione Ricicla.tv