Rifiuti, stop della Turchia all’importazione di plastica

Operativa da martedì la misura che proibisce l’importazione in Turchia di scarti in plastica ‘derivanti da residui polimerici’. Nel 2020 l’Ue ne aveva esportate 447mila tonnellate

Dopo la Cina, anche la Turchia dà un giro di vite all’importazione di rifiuti in plastica. Con una notifica del Ministero del Commercio pubblicata martedì in Gazzetta Ufficiale, il governo di Ankara ha infatti vietato l’importazione nel Paese degli scarti con codice ‘3915.10.00.00.00’, che nel GTIP, ovvero l’elenco nazionale dei codici doganali, indica i ‘residui in plastica derivanti da polimeri di etilene’. Una famiglia vastissima, che va dall’HDPE, quello che si usa per i tappi o i flaconi per lo shampoo, fino al LDPE, il film polimerico utilizzato per produrre pellicole e shopper. Il bando diverrà pienamente operativo a 45 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, quindi il prossimo 2 luglio. Una nuova stretta, che fa seguito al divieto in vigore già da gennaio di quest’anno di importare plastiche miste o sottoposte a trattamento meccanico.

La decisione segue a strettissimo giro la pubblicazione di un’inchiesta di Greenpeace UK sulla gestione illecita dei rifiuti esportati dal Regno Unito, nella quale si sottolineava come, dopo lo stop della Cina del 2018, la Turchia sia progressivamente diventata la meta principale per gli scarti in plastica che l’Europa non riesce a riciclare: oltre 600mila le tonnellate importate nel solo 2020, 210mila delle quali provenienti dal Regno Unito e 447mila dai Paesi Ue. Rifiuti che, scrive Greenpeace, diverse indagini hanno dimostrato “finire spesso abbandonati ai bordi delle strade o addirittura dati alle fiamme in autentiche discariche illegali, soprattutto nella Provincia di Adana”.

Una decisione, quella del governo turco, destinata a provocare un nuovo scossone nel mercato globale dei rifiuti, con i Paesi occidentali, Unione europea in testa, sempre più alla ricerca di valvole di sfogo per gli scarti che non riescono ad avviare a recupero o smaltimento dentro i propri confini. Secondo Eurostat, il flusso di rifiuti esportato verso Paesi non Ue dal 2004 risulta cresciuto del 75%, toccando lo scorso anno la cifra record di 32,7 milioni di tonnellate. In cima alla lista delle destinazioni proprio la Turchia, con 13,7 milioni di tonnellate11,8 dei quali rappresentate da rottami in ferro e 900mila tonnellate da carta da macero. Poco meno di 500mila le tonnellate di plastica, destinate a ridursi drasticamente a seguito dello stop all’import operativo da martedì scorso. Come già accaduto in Cina, passata da un picco di 10,1 milioni di tonnellate di rifiuti importati nel 2009 dall’Ue ad appena 600mila nel 2020.

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