Tari e nuovi rifiuti urbani, Decaro: “Regole improvvisate, governo intervenga”

Il presidente di Anci Antonio Decaro chiede “un esplicito intervento del governo” per correggere le “nuove e improvvisate regole fiscali” sui rifiuti urbani introdotte dal decreto legislativo 116 del 2020 “aggravate” dalla recente circolare del Ministero della Transizione Ecologica

“Nuove ed improvvisate regole fiscali”. Così il presidente di Anci Antonio Decaro definisce la nuova classificazione dei rifiuti e la connessa disciplina tributaria introdotta dal decreto legislativo 116 del 2020, chiedendo “un esplicito intervento del governo” per correggere “la grave situazione che si sta profilando sul sistema tariffario e fiscale del servizio rifiuti”. Tutto nero su bianco in una nota dai toni accorati indirizzata ai ministri della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e dell’Economia Daniele Franco, nella quale i Comuni bocciano le novità introdotte dal decreto di recepimento della direttiva europea sui rifiuti considerandole “aggravate” dalla recente circolare di chiarimento diramata dal Ministero della Transizione Ecologica, che aveva tra l’altro aperto alla possibilità per le imprese e le attività artigianali e commerciali di ottenere già da quest’anno importanti riduzioni della tariffa in proporzione ai rifiuti avviati a recupero tramite operatori privati.

Tra i punti di maggiore criticità stigmatizzati da Anci l’esclusione assoluta dal prelievo Tari per le attività industriali “che la circolare MiTE vorrebbe estendere anche alle attività artigiane senza alcun fondamento giuridico”, ma anche il mancato rinvio al 2022 dell’efficacia delle comunicazioni di fuoriuscita dal servizio pubblico “a prezzo di squilibri finanziari irrecuperabili nella gestione del servizio”, così come “la degradazione degli obblighi relativi ai rifiuti gestiti fuori dal servizio pubblico al mero ‘recupero’ di materiali anziché al ‘riciclo'” che, secondo Decaro, oltre ad ostacolare il raggiungimento degli obiettivi europei genererebbe “un concreto rischio di maggiori irregolarità” e una “disparità di trattamento delle imprese pubbliche”.

Novità introdotte in maniera “improvvida”, scrive Decaro, in un anno segnato dalla pandemia ma anche dall’entrata in vigore del metodo tariffario unificato Arera, con nuovi criteri per il calcolo dei costi efficienti del servizio che “non riescono a cogliere appieno l’impatto della pandemia sulla gestione” e che secondo Anci “producono in molti casi una tendenza all’aumento degli oneri, che si traduce inevitabilmente in aumenti tariffari“. Qualche giorno fa era stata Confcommercio a sottolineare come nel 2020 la Tari fosse aumentata nonostante il crollo della produzione dei rifiuti legato all’emergenza pandemica, puntando il dito contro i Comuni proprio per la mancata applicazione del nuovo metodo tariffario. Uno studio duramente criticato da Anci, che lo aveva definito “infondato”.

“È urgente delineare il perimetro delle innovazioni introdotte dal decreto 116 rifuggendo da ampliamenti per pretesa ‘analogia’ – prosegue la nota di Decaro – definire oltre ogni dubbio la decorrenza al 2022 delle richieste di fuoriuscita dal servizio pubblico che le attività economiche presenteranno entro il prossimo 31 maggio ai sensi del recente decreto 41, fronteggiare l’inevitabile aumento di tariffe che si determinerà per il minor prelievo su tali aziende a fronte di costi caratterizzati da forte rigidità nel medio periodo”. Anche, sottolinea Decaro, attraverso lo stanziamento di “risorse appositamente dedicate, assicurando nell’immediato le robuste agevolazioni necessarie a fronte delle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria”.

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