In Italia si ricicla sempre più asfalto

di Redazione Ricicla.tv 30/10/2025

fresato d'asfalto

Il nostro Paese ha riciclato il 60% del fresato prodotto dalle manutenzioni stradali, recuperando bitume e inerti e risparmiando circa 440 milioni di euro. Siteb: “Servono investimenti in nuova tecnologia e capitolati in linea con i Cam”


Cresce il riciclo dell’asfalto in Italia. Secondo i dati diffusi da Siteb (Associazione Strade Italiane e Bitumi) in occasione di Asphaltica World 2025 nel 2023 le attività di manutenzione stradale nel nostro paese hanno generato 17 milioni di tonnellate di fresato, ovvero il misto di granulato inerte e bitume che viene asportato durante i lavori, il 60% dei quali è stato avviato a riciclo. Un risultato che colloca l’Italia al terzo posto in Europa per tasso di recupero del fresato d’asfalto (60%) nella produzione di conglomerato bituminoso, subito dietro Belgio (90%) e Germania (88%), alla pari con la Spagna (61%), ma ben sopra a Francia (45%) e Regno Unito (38%).

Dopo anni da Cenerentola d’Europa, oggi l’Italia ha recuperato terreno, o meglio asfalto, arrivando a reimpiegare a ciclo chiuso 10 milioni di tonnellate di fresato, che dopo essere state trattate negli impianti di riciclo specializzati sono state trasformate in nuovo bitume e inerti per la produzione di conglomerato bituminoso da utilizzare nelle pavimentazioni stradali. Una strada su tre nel nostro Paese, insomma, viene costruita o manutenuta grazie all’impiego di asfalto riciclato. Cosa che, secondo stime di Siteb, ha permesso all’Italia nel 2024 di risparmiare 10 milioni di tonnellate di inerti e oltre 420.000 tonnellate di bitume vergine, pari a un valore economico di circa 440 milioni di euro

Restano tuttavia 7 i milioni di tonnellate di fresato che non riescono a ritornare a ciclo chiuso nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso, finendo in applicazioni poco nobili come i riempimenti stradali o smaltite in discarica. Un gap da colmare sia sul piano tecnologico, con l’adeguamento degli impianti più vetusti, che su quello regolatorio, spiega Siteb. Nonostante le elevate quantità di fresato generate dalle manutenzioni stradali “oggi, salvo qualche eccezione, si riesce ad utilizzarne in media solo il 30% perché sono macchine abbastanza vetuste con almeno 20 anni di vita – spiega Stefano Ravaioli, direttore generale di Siteb – se nei prossimi anni riusciremo a rinnovare il parco impianti, questa quota potrebbe facilmente aumentare fino al 50%, di conseguenza potremo arrivare a risparmiare fino a 17,5 milioni di tonnellate di inerti e 700.000 tonnellate di bitume anno, per un valore complessivo di oltre 750 milioni di euro”.

Serve sbloccare investimenti nell’adeguamento degli impianti e il modo migliore per farlo, avverte Siteb, è rilanciare la domanda di riciclato nella produzione di conglomerato bituminoso. Su questo fronte, nonostante l’emanazione del decreto end of waste sul fresato e dei nuovi Cam per le infrastrutture stradali, restano ancora diversi i nodi da sciogliere. “L’utilizzo effettivo del fresato – dice Ravaioli – è ancora oggi frenato dalla burocrazia che ostacola l’acquisizione delle autorizzazioni necessarie e da limiti massimi al contenuto del fresato previsti nei vecchi capitolati speciali d’appalto. Il DM279/24 (noto come CAM Strade), da poco entrato in vigore, rappresenta un’opportunità concreta, ma vanno rafforzate le prescrizioni sull’uso minimo di fresato, anche negli strati più profondi delle pavimentazioni per rendere davvero efficiente la circolarità delle risorse”.

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