Veicoli a fine vita, demolitori e case auto contro l’obbligo di rimozione manuale di cruscotti e schede elettroniche

di Redazione Ricicla.tv 15/02/2024

No all’obbligo di smantellamento manuale di cruscotti, cablaggi e schede elettroniche: industria dell’automotive e imprese della demolizione insieme contro la misura inserita dalla Commissione Ue nella proposta di regolamento sui veicoli a fine vita


Lasciare al mercato e alla libera iniziativa delle imprese il compito di aumentare l’efficienza dei processi di riciclo dei veicoli, senza introdurre trattamenti obbligatori antieconomici e potenzialmente dannosi per l’ambiente. È un appello per la neutralità tecnologica, quello lanciato alle istituzioni europee dall’industria dell’automotive e dalle imprese della demolizione, in merito alla proposta di regolamento sui veicoli a fine vita presentata a luglio scorso dalla Commissione europea. Proposta che, se venisse confermata da Consiglio e Parlamento Ue (che ieri ne ha rinviato l’esame a dopo le elezioni), una volta in vigore sostituirà l’attuale direttiva introducendo, tra gli altri, anche nuovi vincoli per le imprese che trattano veicoli fuori uso smantellandoli per recuperare pezzi di ricambio e materiali da riciclo. Nello specifico, le associazioni puntano il dito contro l’obbligo di rimozione manuale di un lungo elenco di componenti come cruscotti, schermi e cablaggi. Componenti che secondo la Commissione europea devono essere rimossi per essere ricondizionati e riutilizzati e che oggi, invece, restano nel cosiddetto ‘pacco macchina’, la carcassa pressata che, al termine delle operazioni di demolizione, viene avviata all’ultima fase del ciclo, la frantumazione.

“La rimozione preventiva – scrivono in una nota congiunta EuRic (riciclatori), ACEA (principale lobby europea dell’automotive) e CLEPA (associazione dei fornitori di componentistica) – non è la soluzione più efficiente per migliorare il recupero e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità evidenziati nella proposta di regolamento”. Obiettivi che le sigle condividono, sottolineando tuttavia che “alcune parti non sono tecnicamente adatte al riutilizzo, alla rimessa a nuovo o al ricondizionamento”. È il caso dei cruscotti “costituiti da una grande varietà di sottocomponenti e materiali, senza una composizione armonizzata intersettoriale a causa della variabilità dei livelli di attrezzatura e delle dimensioni del modello“. In più, scrivono, “per alcune parti non c’è domanda sul mercato e quindi verrebbero alla fine distrutte”. Piuttosto che aumentare la circolarità della filiera, insomma, la misura rischia di generare contraccolpi economici e ambientali, visto che “i costi di demolizione, trasporto e stoccaggio porterebbero inevitabilmente a un aumento dell’impronta carbonica senza alcun tipo di beneficio ambientale“.

Tra i componenti per i quali la Commissione Ue chiede di introdurre l’obbligo di rimozione figurano anche cablaggi e schede elettroniche, per il loro contenuto di metalli (anche strategici), che tuttavia, scrivono le associazioni, oggi possono essere intercettati anche a valle della filiera, vale a dire dopo la frantumazione del ‘pacco macchina’, “dalle più avanzate tecnologie di frantumazione e post-frantumazione, anche grazie all’ottimizzazione dei processi garantita dall’intelligenza artificiale”. Piuttosto che imbrigliare le operazioni di smantellamento con nuove procedure manuali il regolamento, chiariscono, dovrebbe spingere l’installazione di queste tecnologie e, più in generale, promuovere l’adozione delle migliori soluzioni possibili. “Gli obblighi di rimozione – scrivono – devono essere sempre tecnicamente fattibili, economicamente sostenibili, proporzionali e in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Lo smantellamento manuale obbligatorio va introdotto solo se gli obiettivi desiderati non possono essere raggiunti altrimenti”.

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