Carta, nel 2019 riciclate 6,6 milioni di tonnellate

Secondo Comieco la pandemia non ferma la differenziata di carta e cartone, cresciuta del 22%. L’Italia oggi è capace di produrre circa 7 milioni di tonnellate di maceri, ma per le imprese del riciclo servono investimenti in nuove tecnologie e misure fiscali a supporto del mercato delle materie prime secondarie

Nei giorni travagliati dell’emergenza pandemica cambiano gli stili di vita e le abitudini di consumo, ma non l’attenzione alla sostenibilità per uno dei materiali simbolo del riciclo made in Italy, la carta. Che anzi nell’anno della pandemia, nonostante i lockdown, ha visto crescere del 22% la quantità di imballaggi presenti nella raccolta urbana, complice il boom dell’e-commerce e del delivery, ma anche segno che il covid non è riuscito a far dimenticare agli italiani l’importanza e il valore della differenziata: anzi, spiega il consorzio di filiera Comieco, che oggi inaugura la sua “Paper Week”, il 62,4% dei cittadini ha differenziato in maniera ancora più attenta carta e cartone proprio durante il periodo della pandemia.

Rifiuti, quelli diligentemente separati dalle famiglie italiane, che insieme a quelli generati dal mondo dell’industria e del commercio, alimentano un sistema tra i più strutturati ed efficienti in Europa, che provvede a trasformarli in nuova materia prima per la manifattura cartaria, capace oggi di vantare un tasso di sostituzione del 57%. Il che significa che oltre la metà dei materiali utilizzati per produrre nuova carta in Italia arriva dai canali del riciclo. Per i soli imballaggi, il tasso di recupero di materia è all’81%, già oltre l’obiettivo al 2025 fissato dalle direttive europee sull’economia circolare. Performance che hanno un peso determinante anche nella lotta al riscaldamento globale. Secondo fondazione Symbola, nel solo 2018 il riciclo industriale della carta in Italia ha infatti consentito di evitare emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di Co2. Un contributo fondamentale al percorso verso l’obiettivo Ue carbon neutral al 2050 fissato dal Green deal europeo.

Complessivamente secondo Unirima, associazione italiana dei produttori di carta da macero, nel 2019 sono 6,6 i milioni di tonnellate di rifiuti in carta e cartone riciclati in Italia dalle circa 600 imprese attive sul territorio nazionale, che li hanno trasformati in materia prima secondaria pronta per le cartiere. Di questi, 4,8 milioni sono stati assorbiti da manifatture nazionali, mentre 1 milione 800mila tonnellate hanno preso la via dell’export internazionale. L’Italia è infatti da oltre quindici anni esportatrice netta di maceri, cioè ne produce più di quanti non se ne riescano a utilizzare nelle cartiere. Una condizione che negli ultimi anni l’ha esposta alle turbolenze del mercato globale, soprattutto a seguito dello stop della Cina alle importazioni, operativo dal 2018 e tradottosi nei due anni successivi in un autentico crollo delle quotazioni. Uno shock al quale il settore dei maceri è riuscito a reagire riorganizzando le rotte dell’export e orientandosi verso nuovi mercati come Turchia e Indonesia, ma anche giovando del sensibile rialzo dei prezzi legato all’aumento della domanda di imballaggi in carta e cartone proprio nei giorni dell’emergenza pandemica.

E se da un lato le imprese del macero made in Italy hanno fin qui dimostrato straordinaria capacità di resilienza, dall’altro resta la necessità di metterle in sicurezza e di rilanciarne la corsa verso gli obiettivi europei di sostenibilità. Il 2021 potrebbe essere l’anno cruciale: a febbraio la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto “end of waste” sulla carta, primo in assoluto nel suo genere in Europa, ha dotato le imprese di un nuovo strumento per aumentare efficienza e qualità dei processi di riciclo. Ma l’appuntamento più importante resta quello fissato per fine aprile con la consegna all’Ue del Programma nazionale di ripresa e resilienza, in vista del quale gli operatori hanno chiesto al governo un pacchetto di misure per sanare gli storici elementi di debolezza del settore: supporto agli investimenti in innovazione tecnologica per migliorare la qualità dei processi di selezione e riciclo, agevolazioni fiscali per i beni realizzati utilizzando materia riciclata, ma anche un sistema di incentivi da riconoscere alle imprese per ogni tonnellata di materia prima secondaria prodotta, necessario a compensare le eventuali perdite di valore determinate dalle oscillazioni dei prezzi di un mercato che per i maceri italiani è sempre più “glocal” e interconnesso.

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