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Aiuti di Stato, i riciclatori: “Estendere al settore le misure Ue di riduzione dei costi energetici”

In una nota FEAD punta il dito contro le nuove linee guida Ue sugli aiuti di Stato, chiedendo l’estensione alle attività di riciclo del meccanismo di alleggerimento dei costi energetici e l’inserimento del recupero di rifiuti non riciclabili tra le attività incentivabili

Modificare la nuova disciplina europea sugli aiuti di Stato per le attività sostenibili (CEEAG) per estendere anche alle imprese del riciclo le misure di alleggerimento dei costi energetici garantite al momento solo ai settori ‘energy intensive’ a rischio delocalizzazione. Il caro energia che agita il mercato e la politica in Europa non risparmia il mondo del recupero dei rifiuti, che punta il dito contro le linee guida approvate lo scorso dicembre dal collegio dei commissari Ue per agevolare i finanziamenti pubblici destinati a clima, ambiente ed energia. Inclusi quelli dedicati alle attività di recupero dei rifiuti. “Da un lato, la Commissione europea comprende e accetta, a determinate condizioni, il sostegno pubblico al riciclo – scrive in una nota Peter Kurth, presidente di FEAD, federazione europea delle imprese del waste management – mentre dall’altro la competitività di questa industria non è vista come una priorità, con un trattamento più favorevole riservato solo ai settori manifatturieri ”.

Il riferimento è soprattutto al nuovo meccanismo contro le ‘delocalizzazioni energetiche’ che prevede riduzioni dei prelievi sull’elettricità per gli utenti ad alta intensità di energia. Una possibilità che, denuncia FEAD, la nuova disciplina non estende alle attività di riciclo, sebbene la vecchia edizione delle linee guida inserisse il settore nell’elenco delle attività ‘energy intensive’. Pur non essendo a rischio delocalizzazione, spiega FEAD, l’industria del riciclo “fa molto affidamento sull’elettricità per la creazione di valore, soprattutto per flussi di rifiuti come plastica, metalli e Raee“. “Una tale mancanza di condizioni di parità tra le attività di produzione e quelle di riciclo mi preoccupa molto” dice Kurth, secondo cui oltre a ripianare le disparita in termini di costi dell’energia per “incentivare – o quanto meno non penalizzare – l’offerta di riciclati”, servono misure di traino della domanda “come contenuti riciclati obbligatori nei nuovi prodotti”.

Sempre in tema di energia, FEAD sostiene che l’apertura all’incentivazione della produzione di energia da biomassa contenuta nelle nuove linee guida CEEAG non basti e che vada estesa anche alle attività di recupero di rifiuti non riciclabili in categoria R1. “La termovalorizzazione – sostiene l’associazione – svolge un ruolo essenziale nella circolarità, in quanto fa salire la gerarchia dei rifiuti evitando lo smaltimento dei rifiuti (essenzialmente lo smaltimento in discarica) e porta a un significativo risparmio di emissioni di CO2 rispetto all’elettricità prodotta dalla combustione di combustibili fossili”.

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