Spedizioni di rifiuti, i riciclatori: “Armonizzare end of waste tra Stati Ue”

L’allarme delle imprese del riciclo per la proposta di revisione del regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti: “Senza armonizzare i criteri end of waste tra i Paesi Ue a rischio il mercato delle materie prime seconde”

Le imprese italiane del riciclo tornano ad accendere i riflettori sulla revisione del regolamento sulle spedizioni internazionali di rifiuti e sulle potenziali ripercussioni per il settore del recupero di materia. La proposta di modifica, adottata lo scorso novembre dalla Commissione Ue e ora allo studio di Consiglio e Parlamento. punta a dare un giro di vite alle esportazioni di rifiuti verso i Paesi extra-Ue e, parallelamente, ad agevolare la circolazione di materiali riciclati tra Stati membri all’interno dei confini dell’Unione, ma secondo gli operatori proprio su quest’ultimo punto il testo messo a punto da Bruxelles rischierebbe invece di rendere il sistema degli scambi commerciali all’interno dell’Ue ancora più farraginoso di quanto non sia già. In una nota congiunta le associazioni Assofermet, Unirima e Assorimap esprimono infatti “preoccupazione” per la proposta che “incomprensibilmente, nei trasporti intra-Ue, non contempla le disposizioni in materia di End of Waste (EOW)” e che “in caso di disaccordo tra le autorità competenti dei Paesi Ue sulla qualifica di rifiuto o EOW, farebbe prevalere lo status di rifiuto“.

Per comprendere meglio la natura delle inquietudini che agitano il mondo del riciclo occorre fare un passo indietro. Tutto nasce dall’assenza di un quadro giuridico armonizzato tra i vari Stati membri che distingua ciò che è rifiuto da ciò che, a seguito di opportuno trattamento, sia diventato materia prima secondaria. Ovvero un prodotto a tutti gli effetti. Per stabilirlo ci sono una serie di regolamenti europei, ma il problema è che si contano letteralmente sulle dita di una mano: oggi ne abbiamo tre e valgono solo per vetro, rottami in metallo e rame. Fortunatamente ogni Paese può adottare regolamenti ‘end of waste’ nazionali, ma il loro perimetro giuridico non va al di là dei confini del singolo Stato. Quindi può succedere che ciò che in uno Stato non è più rifiuto, ma una materia prima pronta per essere impiegata nelle industrie e nelle manifatture, nello Stato confinante lo sia ancora. E così, nel caso di trasporti transfrontalieri scattano spesso lunghi e dispendiosi contenziosi tra le imprese e le autorità competenti degli Stati membri, che finiscono di fatto per disincentivare l’utilizzo di materia riciclata. Anche perché, come sottolineato dal segretario generale di EuRic Emmanuel Katrakis “le materie prime vergini non sono soggette a tali vincoli nel diritto dell’Ue”.

Una “frammentazione del mercato” della quale la Commissione europea è ben consapevole, tanto da aver annunciato misure per evitare che le spedizioni intra-Ue siano “esposte a diverse interpretazioni e procedure quando attraversano le frontiere”. Ma la proposta formulata nell’ambito della revisione del regolamento sulle spedizioni internazionali non convince i riciclatori. A mancare, infatti, è un meccanismo che riconosca, armonizzi ed elevi a livello comunitario la validità dei criteri End of Waste stabiliti dai singoli Stati membri. Senza “un principio di riconoscimento di EOW da parte della legislazione comunitaria” scrivono perciò le tre associazioni “tutte le materie prime provenienti da operazioni di recupero di rifiuti e classificate come EOW da decreti nazionali interni degli Stati membri, rimarrebbero classificate come rifiuti“. E tanti saluti all’economia circolare. “Sarà, pertanto, imprescindibile – si legge nella nota – un riconoscimento reciproco dei criteri EOW nazionali in tutti gli altri Stati membri. A tal fine le associazioni del riciclo si stanno adoperando, affinché ciò rappresenti un concreto passo nella direzione della circolarità economica tanto auspicata”.

Di recente anche l’agenzia europea per l’ambiente ha auspicato la rimozione di “oneri e restrizioni amministrative” che oggi aumentano “i tempi di attesa e i costi di spedizione, il che alla fine riduce i margini di profitto e/o rallenta il movimento delle risorse”. “Spedizioni di rifiuti agevolate ma comunque ben controllate all’interno dell’Ue possono portare alla realizzazione di economie di scala, riducendo il costo del trattamento dei rifiuti e quindi il prezzo delle materie prime seconde“, spiegava l’agenzia in un recente position paper. Una posizione che incontra solo in parte il favore delle imprese europee del riciclo, che se da un lato chiedono da sempre un alleggerimento della burocrazia per le spedizioni intra-Ue, dall’altro non sono pienamente convinte che agire sulla sola leva dei prezzi basti a sostenere lo sviluppo del mercato delle materie prime seconde. Anche perché prezzi troppo bassi finirebbero per rendere non più remunerative le attività di riciclo, che per alcune frazioni di rifiuto sono molto complesse e costose. Piuttosto che lavorare sull’offerta, dicono i riciclatori, occorre spingere la domanda. Anche perché oggi “solo il 12% delle materie prime utilizzate dall’industria dell’Ue proviene dal riciclo” come ricordato dal segretario generale di EuRic Katrakis. “Servono requisiti vincolanti di utilizzo di materiali riciclati nelle catene del valore industriali per fare in modo che i materiali che in base alla proposta di revisione della direttiva rimarranno in Europa non finiscano in discarica. Come ad esempio l’introduzione di obiettivi minimi di contenuto riciclato nei nuovi prodotti“, spiegava Katrakis.

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