Acqua e rifiuti, in Italia è record di sanzioni Ue

di Redazione Ricicla.tv 09/07/2025

L’Italia ha pagato 800 milioni di euro in sanzioni per il mancato rispetto delle normative Ue su rifiuti e acque reflue, contribuendo da sola a due terzi delle penalità totali versate dagli Stati membri negli ultimi 15 anni. Lo rivela la Commissione europea nel quarto Environmental Implementation Review, che stima per il nostro Paese un gap annuo di investimenti ambientali pari a oltre 8 miliardi di euro


Il mancato rispetto delle normative europee in materia di gestione dei rifiuti e delle acque reflue è costato all’Italia 800 milioni di euro in sanzioni. Pari ai due terzi dei circa 1,2 miliardi di euro versati dagli Stati membri negli ultimi 15 anni a titolo di penalità pecuniaria per non essersi adeguati alle direttive e ai regolamenti dell’Ue. È il conto, impietoso, presentato dalla Commissione europea nel quarto Environmental Implementation Review, il rapporto sull’attuazione delle politiche verdi nell’Ue in settori chiave come economia circolare, clima, ciclo delle acque, tutela della biodiversità o lotta all’inquinamento.

Una fotografia in chiaroscuro, che da un lato, scrive la Commissione, rileva a livello dell’Ue “un miglioramento significativo nell’attuazione di alcuni settori del diritto e delle politiche ambientali” ma dall’altro sottolinea l’inadeguato ritmo a cui questo sta avvenendo, incluso il gap tra gli investimenti messi in campo dagli Stati membri e quelli necessari, stimato in 122 miliardi di euro l’anno. Un ritardo che costa più di quello che servirebbe a recuperarlo: considerando “morti premature – un decesso su dieci nell’UE può essere collegato all’inquinamento –, il costo delle malattie, inclusi i costi sanitari e la perdita di produttività, i costi di bonifica e la riduzione dei servizi ecosistemici” scrive la Commissione, il costo della mancata piena attuazione della legislazione e delle politiche ambientali dell’Ue “ammonta ad almeno 180 miliardi di euro all’anno“.

Un gap di investimenti che in Italia, si legge nel country report allegato alla Review generale, si attesta a 8,29 miliardi l’anno, in calo rispetto alle misurazioni precedenti ma ancora rilevante, con i fabbisogni maggiori concentrati nei settori dell’economia circolare (3,2 miliardi) e dell’acqua (2,2 miliardi), rileva la Commissione, i due fronti sui quali il nostro paese sconta ben quattro procedure d’infrazione arrivate a sentenza di condanna definitiva da parte della Corte di giustizia dell’Ue con annesse multe. In materia di acque reflue, in particolare, “nonostante alcuni progressi, l’Italia non ha ancora pienamente attuato la direttiva europea”, si legge nel dossier, tant’è che nel 2020 solo il 56% dei sistemi di gestione era risultato conforme al quadro di norme comunitarie su collettamento e depurazione degli scarichi urbani. Un ritardo cristallizzato nelle due condanne definitive della Corte Ue, costate fin qui 210 milioni di euro in sanzioni.

Ancora più salato il computo delle penalità in materia di rifiuti. Per l’infrazione sulla mancata bonifica delle discariche, calcola la Commissione, l’Italia ha già pagato 270 milioni di euro, mentre per i ritardi della gestione in Campania la cifra sale a ben 325,8 milioni, ma in entrambi i casi “le sanzioni sono state significativamente ridotte nel tempo per riconoscere i progressi compiuti”, si legge. Complessivamente, scrive Bruxelles, con il suo 20,8% l’Italia resta tra i migliori paesi Ue per tasso di circolarità ma, chiarisce il report, “nonostante i passi in aventi verso un’economia circolare a livello nazionale, il progresso resta frammentato a causa delle significative differenze tra le regioni del Nord e del Sud”. Soprattutto in materia di rifiuti urbani, dove nonostante “significativi miglioramenti”, con il tasso di conferimento in discarica sceso al 18,1% nel 2022 e quello di riciclo salito al 53,3%, “gestire i rifiuti in modo efficiente a livello nazionale rimane una sfida importante”. Serve migliorare la raccolta e il trattamento dei rifiuti organici, scrive l’Ue, ma anche aumentare la tassazione sullo smaltimento in discarica e la capacità di raccolta e riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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