Imballaggi, tra differenziata e deposito cauzionale: il 2026 anno spartiacque

di Luigi Palumbo 26/01/2026

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi impone obiettivi stringenti di raccolta dei contenitori per bevande, riaprendo in Italia il dibattito sull’introduzione di un sistema di deposito cauzionale (DRS).
Grazie a una clausola di deroga, il Paese potrà evitarlo solo se entro il 2026 raggiungerà l’80% di intercettazione, soglia oggi lontana soprattutto per le bottiglie in plastica. E nel frattempo il tema si prepara a entrare anche nell’agenda politica nazionale


Non solo bustine di ketchup, etichette armonizzate e imballaggi riutilizzabili. L’applicazione del nuovo regolamento europeo sul packaging, che dal prossimo 12 agosto diventerà operativo in tutti gli Stati membri dell’Ue, costringerà l’Italia a misurarsi anche con la possibile trasformazione dei sistemi di raccolta dei rifiuti da imballaggio e, in particolare, con la spinta impressa dalle istituzioni europee all’istituzione di meccanismi di deposito cauzionale (o DRS) per bottiglie di plastica e lattine. Secondo il regolamento, infatti, entro il 2029 i paesi Ue dovranno raccogliere almeno il 90% dei rifiuti da imballaggio per bevande – bottiglie di plastica fino a 3 litri o lattine – istituendo sistemi di deposito cauzionale o potenziando quelli già esistenti.

Al momento sono 18 gli Stati con DRS attivo, ma non l’Italia, che ha basato il proprio sistema di gestione dei rifiuti da imballaggio sulla raccolta differenziata nell’ambito della responsabilità estesa del produttore. Questo però non significa che il nostro paese sarà automaticamente obbligato a passare al deposito cauzionale. In virtù di una clausola del regolamento imballaggi introdotta nel corso dei negoziati tra istituzioni Ue (anche sotto la spinta dell’Italia), gli Stati membri che nel 2026 avranno raggiunto l’80% di raccolta differenziata dei contenitori per bevande potranno infatti chiedere di essere esentati dall’obbligo.

È con questa soglia, insomma, che il nostro paese dovrà misurarsi, già dall’anno in corso, per capire se occorrerà attivare o meno il DRS, sistema che prevede il pagamento di una cauzione sull’imballaggio, che viene restituita al consumatore quando il contenitore vuoto è riportato in un punto di raccolta dedicato, tipicamente una Reverse Vending Machine (o RVM), il cosiddetto ecocompattatore o macchinetta ‘mangiaplastica’. La differenza fondamentale rispetto alla raccolta differenziata tradizionale è che il DRS introduce un incentivo economico diretto e una filiera separata, mentre la raccolta differenziata si basa sul conferimento volontario senza rimborso e su flussi gestiti nell’ambito del servizio pubblico.

L’attivazione del DRS, insomma, obbligherebbe l’Italia ad affiancare alla raccolta differenziata tradizionale un nuovo sistema, e un nuovo regime giuridico, per i soli contenitori per bevande. Una prospettiva che, dicono i numeri, potrebbe non essere più così lontana. Se per le lattine in alluminio il consorzio Cial rileva da diversi anni un tasso di intercettazione stabilmente al di sopra della soglia di esenzione del 90%, per le bottiglie in plastica, invece, lo scenario è decisamente diverso. Stando all’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani, infatti, nel 2024 l’Italia sarebbe riuscita a intercettare il 68% circa dei contenitori per bevande in plastica, mentre secondo le proiezioni di Conai nel 2025 il tasso non avrebbe subito variazioni significative, mantenendosi in un range compreso tra 68 e 70%. Distante non solo dal target del 90% al 2029 e dell’80% al 2026, ma anche dall’obiettivo introdotto con la direttiva Single Use Plastic (o SUP) di intercettare proprio entro il 2025 almeno il 77% dei contenitori in plastica per bevande.

Negli ultimi anni, alla luce degli obiettivi SUP e in vista di quelli del regolamento imballaggi, non sono mancate le iniziative per aumentare il tasso di intercettazione delle bottiglie in plastica, soprattutto quelle in Pet, sia sul piano della sensibilizzazione dei consumatori che su quello delle modalità di raccolta vere e proprie. Iniziative che, in quest’ultimo caso, hanno puntato anche e soprattutto sulla raccolta selettiva, attraverso appositi ecocompattatori e campagne di incentivazione in collaborazione con la grande distribuzione organizzata. Nel 2025 il consorzio Coripet aveva installato già più di 1.800 compattatori, mentre il consorzio Corepla punta ad arrivare a 1.250 postazioni entro il 30 giugno 2026. Nella stessa direzione è andato il piano da oltre 30 milioni di euro lanciato nel 2021 dal Ministero dell’Ambiente per supportare l’acquisto di ecocompattatori per bottiglie in Pet da parte dei Comuni.

Nonostante l’incremento sensibile della raccolta selettiva, cresciuta tra 2022 e 2023 del 39,7%, le quote maggiori di contenitori per bevande in plastica continuano tuttavia ad arrivare dalla raccolta differenziata tradizionale, ma in misura non sufficiente a raggiungere gli obiettivi Ue. “Tenuto conto degli obiettivi stabiliti dalla normativa europea e, in particolare, dell’obiettivo del 90% al 2029 è necessario mettere in atto misure finalizzate a incrementare e ottimizzare il tasso di intercettazione delle bottiglie – scrive Ispra nel suo rapporto – al fine di poter usufruire della deroga prevista per l’obbligo di introduzione di un deposito cauzionale”.

Nel frattempo, dal campo dei numeri, la partita del DRS si prepara a scendere anche su quello della politica. Lo scorso 19 gennaio, infatti, è stato assegnato alla commissione Ambiente della Camera un disegno di legge a firma PD specificamente dedicato all’istituzione di un sistema di deposito cauzionale per i contenitori monouso per bevande, mentre sempre alla Camera risultano presentate ma non assegnate altre due proposte: una targata Fratelli d’Italia per modificare l’articolo 219-bis del Testo unico ambientale che disciplina i meccanismi di deposito cauzionale finalizzati al riutilizzo degli imballaggi e l’altra, a firma Movimento 5 Stelle, dedicata ai sistemi di restituzione degli imballaggi monouso. Una convergenza bipartisan che testimonia l’interesse crescente e trasversale nei confronti dei meccanismi di deposito cauzionale e che potrebbe preparare il terreno all’avvento dei nuovi sistemi, se i numeri della raccolta differenziata non dovessero rivelarsi sufficienti a far scattare le deroghe del regolamento imballaggi.

1 Commento su "Imballaggi, tra differenziata e deposito cauzionale: il 2026 anno spartiacque"

  1. Franca Cecchinato ha detto:

    Buongiorno, come si rapporta il vostro articolo con questo, uscito a fine 2025 sul Post su chiusura degli impianti a causa di una grave crisi di competitività e della mancanza di misure governative per salvare il settore?
    “La crisi degli impianti per il riciclo della plastica sta avendo conseguenze” https://www.ilpost.it/2025/11/20/crisi-impianti-riciclo-plastica-conseguenze-sicilia-sardegna/
    Grazie, buon lavoro

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