Progetto CISAS

Ambiente e salute nei SIN: il contributo della ricerca nelle aree contaminate

Focus sul progetto Cisas e sul ruolo centrale della ricerca nella pianificazione di strategie di prevenzione e contrasto all’inquinamento secondo un approccio olistico che riconosce l’interconnessione tra la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi, promuovendo un lavoro sinergico tra i principali enti di ricerca

L’ambiente come patrimonio da preservare, la ricerca come opportunità da sfruttare per la salvaguardia del pianeta, dell’uomo e di ogni singola specie vivente. È questa la direzione in cui procede dal 2016 il progetto Cisas, coordinato dal CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, per analizzare i meccanismi di interferenza tra i fenomeni di inquinamento ambientale e il loro impatto sulle popolazioni che vivono nei cosiddetti siti di interesse nazionale, aree contaminate da sottoporre, proprio per l’alto tasso di inquinamento, a interventi di bonifica. “Il contributo della ricerca è fondamentale perché fornisce l’evidenza scientifica dei dati e dei metodi sperimentali, chiudendo così il cerchio tra siti contaminati, analisi dei siti, modelli predittivi, analisi epidemiologiche e studi sulla salute dei cittadini che vivono vicino a siti contaminati. Tutto questo consente l’elaborazione di politiche per il recupero del territorio” spiega Maria Chiara Carrozza, presidente del CNR.

Ambiente e salute sono un tema centrale non solo per i siti contaminati, ma soprattutto per la persona e il suo benessere, secondo un approccio ‘One Health’, una salute per tutti” aggiunge Daniela Corda, direttrice dip. scienze biomediche del CNR. Un approccio olistico, che riconosce l’interconnessione tra la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi, promuovendo un lavoro sinergico e una cabina di regia unica tra enti di ricerca e istituzioni per fornire al decisore politico gli strumenti necessari da mettere in campo per la tutela dei territori, soprattutto alla luce della centralità che il PNRR attribuisce alla rigenerazione dei siti inquinati. “Siamo in una fase molto dinamica di situazioni istituzionali in evoluzione, primo fra tutti il PNRR. Senz’altro una cabina di regia è un’idea percorribile per raggiungere gli obiettivi ambiziosi che abbiamo” afferma Marco Martuzzi, direttore dip. ambiente e salute ISS.

“Per la prima volta abbiamo lavorato insieme a scienziati ambientali e della medicina, portando avanti un lavoro sinergico nei tre siti analizzati nell’ambito del progetto Cisas. Una cabina di regia unica è possibile e auspicabile proprio perché parte da questo progetto che ci ha visti lavorare fianco a fianco, ognuno con le proprie competenze” spiega Fabio Trincardi, direttore dip. ambiente CNR.

“Credo che la sinergia tra i vari enti, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Superiore di Sanità e Ispra, debba essere presente fin dalle origini di un processo o di un problema, potendo dare così ai cittadini quelle garanzie sulla salute e sulla tutela dell’ambiente fondamentali e necessarie” aggiunge Alessandro Bratti, direttore generale di Ispra.

Ricerca, ambiente e salute diventano così il fil rouge del progetto Cisas. Tre i siti di interesse nazionale presi in esame tra i 42 presenti in tutta Italia: Augusta/Priolo e Milazzo in Sicilia, Crotone in Calabria. In queste aree per decenni idrocarburi, metalli pesanti e altri tipi di inquinanti sono stati riversati in mare finendo così per circolare nelle acque, contaminare i pesci e arrivare fino all’uomo. Adulti, giovani e meno giovani, persino la salute dei bambini prima ancora di nascere è messa a repentaglio dal cibo di cui la mamma si nutre, contaminato da quelle stesse sostanze tossiche che per anni l’uomo ha riversato in natura.

“Abbiamo dati non eclatanti, ma importanti soprattutto per la presenza di miscele di contaminanti nel sangue delle mamme e in quello cordonale di alcune coppie bimbo-mamma che abbiamo analizzato. È molto difficile stabilire rapporti causa-effetto perché ci sono tante forzanti e tipologie di contaminanti. È il loro insieme che rende complesso lo studio di rapporti di causalità, per cui preferiamo parlare più di un’interferenza tra un sistema e l’altro che non di una causalità” chiude Mario Sprovieri, coordinatore del progetto Cisas.

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