Biometano, a Piacenza il pieno si fa in fattoria

Un’azienda agricola del piacentino punta sull’economia circolare a km zero, trasformando reflui e sottoprodotti agricoli in biometano che viene utilizzato per alimentare mezzi e macchine aziendali, ma anche rivenduto al pubblico grazie a un distributore self-service inaugurato lo scorso febbraio

“Il metano che produciamo è puro al 99% ed è esattamente come quello che tutti noi conosciamo. La differenza la fa solo il posto da cui arriva“. Già perché il metano del quale sta parlando Nicoletta Cella, socia titolare dell’Azienda Agricola Bosco Gerolo Val Trebbia, a Rivergaro, nel piacentino, non è fossile e non viene dalla Russia o dall’Azerbaijan, ma è biologico e viene dalla sua fattoria, dove il cerchio dell’economia circolare si chiude trasformando gli scarti in biometano ‘a km zero’ non soltanto per alimentare mezzi e macchine aziendali, ma anche per rivenderlo tramite un distributore self-service che funziona esattamente come tutti gli altri. “Si aggancia la manichetta al veicolo – spiega – si torna alla colonnina del servizio di pagamento e si schiaccia il pulsante di erogazione. Alla fine, se si vuole, si può passare a ritirare la ricevuta”.

Come in un qualsiasi distributore di carburante, solo che qui le macchine attendono in fila il loro turno (e la colonna è lunghissima) nel cuore di una splendida azienda agricola, con il muggito delle vacche a fare da colonna sonora. “Il nostro è un biometano prodotto dai reflui zootecnici dell’azienda più una quota di sottoprodotti agricoli – dice Cella – Bosco Gerolo crede nell’economia circolare e nelle energie da fonti rinnovabili. Oltre all’impianto di biometano – aggiunge – abbiamo anche un altro digestore anaerobico che produce energia elettrica per l’autoconsumo. Chiudiamo il cerchio valorizzando tutto ciò che è considerato scarto”. La produzione massima giornaliera a Bosco Gerolo oggi tocca i 2060 metri cubi di biometano. Pari a circa 100 automobili.

Il percorso dell’azienda agricola a conduzione familiare, con circa 40 persone impiegate, è partito nel 2018 con l’iter per le autorizzazioni necessarie, mentre il distributore è stato inaugurato alla vendita lo scorso 12 febbraio, riscuotendo fin da subito un enorme successo. Merito soprattutto di un prezzo naturalmente competitivo, non dovendo in produzione fare i conti con le spese per le materie prime, che di questi tempi non è decisamente un dettaglio da poco.

“Non è un impianto studiato per far fronte alla crisi energetica, che nessuno poteva prevedere – confessa Nicoletta Cella – ma è stato realizzato per due motivi: da un lato per utilizzare in autoconsumo una quota di biocarburante, alimentando i camioncini che distribuiscono i nostri prodotti caseari e i mezzi agricoli, come il telescopico che utilizziamo per pulire le stalle, e dall’altro per vendere al pubblico la quota rimanente. Ci aspettavamo che il distributore funzionasse, ma non potevamo prevedere un afflusso di auto così elevato”. Tanto che per non rischiare di restare a secco, la pompa deve restare chiusa per alcune ore durante la settimana e dare modo agli stoccaggi di tornare a riempirsi di biometano.

Oltre alla stalla, cuore di tutte le attività coi suoi circa 600 animali, l’azienda si occupa anche della trasformazione diretta nel suo caseificio, della vendita in uno spaccio interno, di rifornire Gdo territoriale e grossisti col proprio prodotto caseario e di portare avanti un agriturismo, un agri-asilo e la fattoria didattica, decidendo comunque anche di investire, e non poco, in un distributore esemplare in termini di economia circolare. “Non vogliamo essere solo un esempio piuttosto uno stimolo nei confronti delle altre aziende agricole che potrebbero replicare il nostro modello” dice Cella.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *